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	<title>BE! Magazine &#187; Seriamente</title>
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	<description>Essere, Bside, Beneficenza</description>
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		<title>9/11/2001: Dieci anni dal giorno in cui il Mondo finì</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 23:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lukebel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tempo vola, lo sappiamo tutti. Sembra un detto banale ma è proprio così. Nella nostra vita il tempo passa e spesso ci dimentichiamo persone, volti, luoghi e date. Ma ci sono avvenimenti che restano vivi nella nostra memoria. Avvenimenti di cui ricordiamo tutti i dettagli. Per portare un esempio piacevole e abbastanza recente, vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tempo vola, lo sappiamo tutti. Sembra un detto banale ma è proprio così.<br />
Nella nostra vita il tempo passa e spesso ci dimentichiamo persone, volti, luoghi e date.<br />
Ma ci sono avvenimenti che restano vivi nella nostra memoria. Avvenimenti di cui ricordiamo tutti i dettagli.</p>
<p>Per portare un esempio piacevole e abbastanza recente, vi dico questo. Sono convinto che tutti voi ricordate esattamente dove vi trovavate il 09 luglio del 2006. Questa data non vi dice nulla? Vi do un piccolo aiuto. Italia Campione del Mondo per la quarta volta. Ora sono convinto che ricordate esattamente dove e con chi eravate quando Fabio Grosso segnò il rigore decisivo.<br />
Avete ricordato questo momento perché è &#8220;scritto&#8221; nella vostra memoria&#8230; lo so, alcuni non ricordavano la data esatta ma hanno ricordato l&#8217;avvenimento al volo.<br />
<a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/9-11.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/9-11-240x280.jpg" alt="" title="L'immagine simbolo" width="240" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-8973" /></a>Ma una data che nessuno potrà mai cancellare dalla propria memoria è l&#8217;<strong>11 settembre 2001</strong>.<br />
Sono sicuro che ognuno di voi ricorda esattamente cosa stava facendo intorno alle 15.<br />
Io ad esempio ero in autostrada, stavo tornando col mio furgone dopo aver effettuato una consegna da un cliente e stavo ascoltando la radio. <em>RTL 102.5</em> per la precisione quando, subito dopo il giornale radio, tra una canzone e l&#8217;altra il dj (Federico l&#8217;Olandese volante) interruppe la musica per dare la notizia di un grave incidente. Un&#8217;aereo di linea si era appena schiantato contro una delle due torri gemelle del <strong>World Trade Center</strong> di New York. Incidente di cui ancora non si sapeva nulla e del quale ci avrebbero aggiornato i &#8220;colleghi&#8221; della redazione. Dopo un’altra canzone il giornalista che stava guardando le immagini alla televisione cercava di raccontare quelle scene di panico. Poi quelle parole che non scorderò mai e che ancora mi fanno venire i brividi: &#8220;<em>Aspetta cos&#8217;è quello? No no no!!!</em>&#8221; un lunghissimo attimo di silenzio e poi: &#8220;<em>Non ci posso credere ma un altro aereo ha appena colpito la secondo torre</em>&#8220;.<br />
Smarrimento e incredulità da parte loro e da parte mia che ero in auto come in trance.<br />
Le prime ipotesi non tardano ad arrivare proprio dalla voce del dj. &#8220;<em>Un incidente per quanto incredibile sia può capitare, ma quante possibilità ci sono che ne capiti uno identico a così pochi minuti di distanza? Qui sta succedendo qualcosa di strano</em>&#8220;.</p>
<p>Ricordo ancora che rientrai in ditta e cercavo di capire, ero letteralmente a caccia di notizie. All’epoca non avevamo la televisione nell’ufficio e anche i siti internet non erano aggiornati come ora in tempo reale e con possibilità di vedere le immagini in streaming (e quelli che lo permettevano erano molto lenti).<br />
Sembra un secolo e invece sono solo 10 anni.<br />
Eravamo tutti immobili a fissare la radio, quando arrivò la notizia del terzo aereo contro il Pentagono e di un quarto di cui misteriosamente si erano perse le tracce.<br />
Alle 17 non resistevo più, decisi di andare a casa per poter vedere quello che era successo.<br />
Quello che vidi lo sapete e lo avete visto tutti.<br />
La gente che arrivava a buttarsi dalle finestre pur di trovare la “salvezza”, polvere e urla ovunque, e poi in un attimo quella torre che si sbriciola in diretta tv.<br />
Proprio questo è l’aspetto più inquietante e specchio dei nostri tempi.<br />
Mai prima d’ora una tragedia del genere era stata trasmessa in televisione, un po’ come se avessimo visto il<strong> Titanic</strong> affondare in diretta.<br />
Il paragone non è banale se ci pensate.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/why-photo-911-920-10.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/why-photo-911-920-10-280x210.jpg" alt="" title="New York, 11 Settembre 2001" width="280" height="210" class="alignright size-medium wp-image-8975" /></a>Il Titanic era considerato &#8220;inaffondabile&#8221; così come le <strong>Twin Towers</strong> erano giudicate indistruttibili. E non a torto.<br />
Un attentato lo avevano già subito quando venne fatta esplodere un’autobomba nel parcheggio sotterraneo. Risultato: tanto spavento, qualche danno ai primi piani e nulla più. Chi stava ai piani più alti quasi non si accorse dell’accaduto. Le torri erano addirittura a prova di aereo, infatti non sono cadute per lo schianto dei velivoli, anzi, se ci pensate, hanno retto benissimo all’urto.<br />
Quello che nessuno aveva calcolato (possibile?) era il calore che il combustibile avrebbe provocato, calore così grande da sciogliere e bruciare acciaio, cemento e tutto quanto era sulla sua strada.<br />
Le immagini che meglio rendono l’idea, per quel poco che possiamo immaginare, di come fosse all’interno, sono proprio quelle della gente che si gettava dalle finestre, sapendo che andava incontro a morte certa, eppure era meglio quello che l&#8217;alternativa di restare dentro.<br />
Tutto questo dà ancora i brividi.</p>
<p>Oggi ricorre il <strong>10° anniversario</strong> di questa tragedia, 10 anni in cui l’America, l’Europa, il Mondo sono cambiati.<br />
Per la prima volta nella loro storia gli Stati Uniti furono colpiti all’interno, sul proprio suolo, su uno di quei simboli che rendevano bene l’idea della grandezza degli <strong>USA</strong>.<br />
Se ci pensate, anche nei film catastrofici di Hollywood mai le torri erano state toccate.<br />
<a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/why-photo-911-920-11.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/why-photo-911-920-11-210x280.jpg" alt="" title="Le Torri Gemelle prima del crollo" width="210" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-8977" /></a>In “<em>Fuga da New York</em>” di John Carpenter, ambientato in un presente (futuro?) alternativo, il protagonista usava proprio il tetto di una delle due torri per atterrare con il suo piccolo aereo ed entrare nel “carcere” di New York.<br />
In &#8220;<em>A.I.</em>&#8221; di Steven Spielberg, quando il bambino robot si risveglia dal suo sonno millenario sono le due torri sommerse dall’acqua a fargli capire dove si trova.<br />
Il cinema che si è sempre “divertito” a distruggere la “Casa Bianca”, la scritta “Hollywood” e molti altri simboli non ha mai toccato le <strong>Twin Towers</strong>.<br />
Stessa cosa per quanto riguarda i film che in questi anni hanno provato ad affrontare l’argomento.<br />
Nessuno ha mai mostrato l’attacco.<br />
Anche il controverso “<em>World Trade Center</em>” di Oliver Stone, si svolge all’interno delle torri ma non mostra né l’attacco e né la caduta delle stesse.<br />
“<em>United 93</em>” di Paul Greengrass che racconta del quarto aereo che venne fatto schiantare dai passeggeri quando capirono quale era il bersaglio non mostra lo schianto.<br />
Insomma <strong>Hollywood</strong> per una volta vuole “esorcizzare” l’incubo ma mantiene un certo pudore nel farlo.<br />
O molto più semplicemente gli americani non sono ancora pronti per questo e forse osare di più al momento non è concesso.<br />
Solo Spike Lee nel suo “<em>La 25° ora</em>” ha fatto una grande riflessione su tutto quello che è cambiato da allora.<br />
Guardatevi il dialogo tra Barry Pepper e Philip Seymour Hoffman alla finestra che si affaccia su “<strong>Ground Zero</strong>”: un gran pezzo di cinema.</p>
<p>Tante cose sono cambiate in questi 10 anni, l’economia in primis ha subito dei forti colpi, le guerre (giuste/sbagliate?) si sono moltiplicate alla ricerca di un colpevole che forse non esiste e tutto il Mondo paga le conseguenze di quell’attacco.<br />
Un attacco le cui vere ragioni se ci pensate bene, non sono mai state chiarite del tutto.<br />
Perché Al Qaeda ha colpito?<br />
Perché <strong>Osama Bin Laden</strong>, fino a poco tempo prima “amico” degli USA, li ha rinnegati?<br />
Ma soprattutto, come ha fatto a rendersi possibile tutto questo?<br />
Sono semplici domande, ma le risposte ancora non ci sono.<br />
Chiaramente non le ho nemmeno io, altrimenti non sarei qui.<br />
Ma tutte queste incongruenze hanno fatto sì che nascessero molte versioni alternative a quelle ufficiali, alcune delle quali molto interessanti e facilmente rintracciabili in rete.<br />
Già, la rete.</p>
<p>In questi 10 anni è cresciuta e qualcuno cerca in tutti i modi di bloccarla, imbavagliarla, zittirla.<br />
Ma non è così facile per fortuna, così si possono vedere tante viste alternative di quel giorno.<br />
Proprio in questi giorni sono usciti scatti e video inediti, chissà come mai.<br />
Uno mostra chiaramente come l’edificio numero 7 del World Trade Center sia crollato senza apparente motivo. Non era stato colpito dagli aerei e non era stato colpito dal crollo delle due torri, in più non era nemmeno danneggiato. Allora perché è crollato in modo così rapido?<br />
Perché proprio quel giorno un’esercitazione militare denominata “Vigilant Guardian” oscurò per tre ore gli schermi della difesa aerea statunitense?<br />
Perché una così lenta reazione da parte della marina quando si accorsero di quattro aerei completamente fuori rotta?<br />
<a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/why-photo-911-920-0.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/why-photo-911-920-0-280x183.jpg" alt="" title="11 Settembre 2001, il Pentagono" width="280" height="183" class="alignright size-medium wp-image-8979" /></a>Perché il Pentagono venne colpito proprio nel punto in cui poco tempo prima erano state intensificate le misure di difesa?<br />
Tante domande e ancora nessuna risposta definitiva perché, sappiatelo, nessuno a parte chi organizzò tutto sa esattamente come sono andate veramente le cose.<br />
A tutti gli altri restano solo congetture e tante, tante domande.<br />
Tante tesi, ipotesi, teorie del complotto e nessuna certezza.<br />
Anche perché ogni anno escono nuovi documenti che smentiscono quelli precedenti.<br />
Di due sole cose siamo certi.</p>
<p>Che nei testi sacri, siano <strong>Bibbia</strong> o <strong>Corano</strong>, non si parla di guerre in nome di<strong> Dio</strong>. Si parla di integrazione, di rispetto per il diverso, per chi la pensa in modo diverso da noi.<br />
Eppure anche in passato sono state commesse guerre in nome di questi testi sacri.<br />
Si dice che la storia insegni, ma noi siamo davvero pronti ad imparare?<br />
La seconda cosa, che è la più triste, sono tutte le persone che hanno perso la vita in quel giorno.<br />
Non solo chi era dentro alle torri, agli aerei, nei dintorni o i soccorritori che sono periti quel martedì di 10 anni fa, ma anche tutti quelli che sono morti per le conseguenze di quel giorno.<br />
I soccorritori che sono entrati respirando polveri e altre sostanze e che sono andati incontro a gravi malattie o morte nei mesi o anni successivi.<br />
Solo quattro anni dopo vennero resi noti i danni alla salute provocati da quelle polveri. Perché così tardi?<br />
Domande, altre domande.<br />
<a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/why-photo-911-920-13.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/09/why-photo-911-920-13-280x157.jpg" alt="" title="Ground Zero" width="280" height="157" class="alignleft size-medium wp-image-8981" /></a>Il numero complessivo delle vittime è incalcolabile ancora oggi, perché è un elenco in continua crescita.<br />
Le vittime degli attentati furono<strong> 2974</strong>, esclusi i diciannove dirottatori. Le vittime tra i soccorritori furono 411.<br />
Ad oggi è stato possibile identificare i resti di sole <strong>1600</strong> delle vittime del <strong>World Trade Center</strong>.<br />
Il World Trade Center rinascerà più grande di prima, ma nulla sarà mai come prima.</p>
<p>Sul nostro magazine non abbiamo mai parlato di politica e non inizieremo a farlo con questo articolo.<br />
Abbiamo voluto ricordare questo triste anniversario, ponendo domande, cercando di far riflettere e naturalmente senza dare risposte (perché non ce ne sono, almeno non di definitive) a quello che rimane ancora oggi uno dei grandi “misteri” del 21° secolo.<br />
Ce ne sarebbero tante altre di cose da dire, da mostrare e di cui parlare.<br />
Ma al momento preferiamo fermarci, magari ne riparleremo in seguito anche grazie ai vostri commenti e alle vostre opinioni.<br />
Oggi abbiamo voluto fare una sintesi di quello che è successo, un ricordo di un giorno che ha cambiato il <strong>Mondo</strong>. E forse proprio in quel giorno il Mondo, come noi lo conoscevamo, è finito per sempre.</p>
<p>Per avere un parere alternativo potete andare <a href="http://xoomer.virgilio.it/911_subito/immagini_eloquenti.htm?pmk=not_cross#IMMAGINIELOQ" target="_blank">qui</a> e leggere quante siano le cose che non tornano.</p>
<p><em>I dati sono stati presi dalla pagina di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attentati_dell%2711_settembre_2001" target="_blank">wikipedia</a><br />
Tutte le foto sono prese dalla rete</em></p>
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		<title>Donati 60 Euro ad Emergency</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 21:53:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da troppo tempo non facevamo la nostra buona azione&#8230; ecco perché, tornati &#8220;attivi&#8221;, abbiamo deciso di destinare una cifra più alta del solito. E in quest&#8217;ottica, scegliere il beneficiario è stato semplice: Emergency, l&#8217;ONG alla quale avevamo già destinato i nostri primi soldini nel 2009. L&#8217;organizzazione fondata da Gino Strada è tornata in Libia dimostrando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da troppo tempo non facevamo la nostra buona azione&#8230; ecco perché, tornati &#8220;attivi&#8221;, abbiamo deciso di destinare una cifra più alta del solito. E in quest&#8217;ottica, scegliere il beneficiario è stato semplice: <a href="http://www.emergency.it/" target="_blank"><strong>Emergency</strong></a>, l&#8217;<em>ONG</em> alla quale avevamo già destinato i nostri primi soldini nel 2009.</p>
<p>L&#8217;organizzazione fondata da Gino Strada è tornata in Libia dimostrando il consueto coraggio e proprio a questa causa abbiamo voluto destinare la piccola somma. <strong>60 Euro</strong>, dunque, ma stavolta mi sono concesso un minuscolo &#8220;lusso&#8221;: ho acquistato una t-shirt dal loro shop online (spero mi perdonerete!) e quindi le prove dell&#8217;acquisto sono due, la ricevuta della maglietta e la restante cifra necessaria a raggiungere quota 60.</p>
<div align="center"><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/06/tshirt.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/06/tshirt-280x230.jpg" alt="" title="Acquisto maglietta Emergency" width="280" height="230" class="size-medium wp-image-8542" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/06/ricevuta.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/06/ricevuta-280x231.jpg" alt="" title="ricevuta donazione Emergency" width="280" height="231" class="size-medium wp-image-8541" /></a></div>
<p>La maglietta è molto bella e mi è arrivata in meno di 48 ore. Se anche voi avete voglia di un ricordo tangibile del vostro atto d&#8217;amore, trovate il negozio online direttamente <a href="http://shop.emergency.it/" target="_blank">cliccando qui</a>. Il nostro canale di donazione è stato invece ancora <em>Paypal</em>; il tasto paypal per la donazione <a href="http://www.emergency.it/form/paypal/index.html" target="_blank">sta qui</a>.</p>
<p>Un&#8217;ulteriore prova e motivo d&#8217;orgoglio per noi è il ringraziamento che Emergency ci ha fatto avere a seguito della donazione e che qui riportiamo in formato immagine:</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/06/lettera_ringraziamento.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2011/06/lettera_ringraziamento-198x280.jpg" alt="" title="Lettera di ringraziamento" width="198" height="280" class="aligncenter size-medium wp-image-8539" /></a></p>
<p>Chiudo ringraziando voi lettori che avete permesso tutto questo e soprattutto gli sponsor, <a href="http://www.videoin.eu/" target="_blank">videoin.eu</a> ed il munifico <em>Virgilio Banner</em>. Purtroppo quest&#8217;ultimo ci ha abbandonati senza preavviso (da 10 giorni sollecitiamo di conoscere almeno la ragione) e come vedete siamo al momento totalmente privi di sponsor. Non so se riusciremo ancora a fare donazioni di questa portata, ma state tranquilli: nei mesi di silenzio qualche spicciolo l&#8217;abbiamo messo da parte, poi si vedrà&#8230; Alla prossima!</p>
<p>P.S. Quasi dimenticavo di sottolineare la cifra totale devoluta da <em>BE! Magazine</em> sinora: <strong>270 euro</strong>!</p>
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		<title>Donati 30 Euro a Telethon</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 16:47:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La nostra nuova donazione cade proprio durante quella che è la &#8220;maratona benefica&#8221; per eccellenza e non potevamo dunque esimerci dal dare il nostro piccolo contributo per questa giusta causa. Oggi, domani e dopodomani sulle reti Rai va in onda Telethon, giunto ormai alla sua ventunesima edizione e condotto quest&#8217;anno da Fabrizio Frizzi, Arianna Ciampoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra nuova donazione cade proprio durante quella che è la &#8220;maratona benefica&#8221; per eccellenza e non potevamo dunque esimerci dal dare il nostro piccolo contributo per questa giusta causa.</p>
<p>Oggi, domani e dopodomani sulle reti Rai va in onda <a href="http://www.telethon.it/" target="_blank"><strong>Telethon</strong></a>, giunto ormai alla sua ventunesima edizione e condotto quest&#8217;anno da Fabrizio Frizzi, Arianna Ciampoli e Paolo Belli. Si alterneranno sul palco diversi ospiti e domani, sabato 28 Dicembre, è prevista una puntata speciale de <em>I Soliti Ignoti</em> dedicata a <em>Telethon</em>.</p>
<p>Donare via internet come abbiamo appena fatto è semplicissimo e si può fare tutto l&#8217;anno, non solo in questi giorni; basta cliccare sul banner sottostante ed indicare l&#8217;importo e l&#8217;indirizzo email associato al vostro account <em>Paypal</em></p>
<p><a href="http://www.telethon.it/donation?provenienza=www.bemagazine.tv" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-8125" title="Dona Ora" src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/12/telethon.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a></p>
<p>Se non avete <em>Paypal</em>, ci sono moltissimi altri modi, alcuni attivi solo per pochi giorni, che vi riporto direttamente dal sito di <em>Telethon</em>:</p>
<blockquote><p><strong>Con il telefono o il telefonino<br />
</strong>Dal <strong>1 al 21 dicembre</strong>, con il <strong>numero 45505</strong> è possibile inviare un <strong>sms</strong> del valore di <strong>2 euro</strong> dai cellulari Tim, Vodafone, Wind, 3, Tiscali e PosteMobile o chiamare da <strong>rete fissa</strong> per donare <strong>5 o 10 euro</strong> con l&#8217;addebito in bolletta per i clienti Telecom Italia, Fastweb e Tiscali, 5 euro per i clienti Infostrada e 2 euro per i clienti TeleTu.</p>
<p><strong>In tutte le filiali Bnl</strong></p>
<ul>
<li>agli sportelli bancomat;</li>
<li>con il servizio Telebanca, chiamando il Numero Verde 800.900.900 oppure il numero 06 87408740 da cellulari o dall’estero;</li>
<li>su bnl.it, il canale e-banking della Banca per i privati e le famiglie;</li>
<li>con la Carta My Cash e con la Carta Infinite che permette di donare lo 0,5% delle spese<br />
mensili.</li>
<li>Infine, durante la maratona tv, molte filiali resteranno aperte fino alle 22 di venerdì 17 dicembre e fino alle ore 24 di sabato 18.</li>
</ul>
<p><strong>Con carta di credito<br />
</strong>I possessori di carte di credito CartaSì, Visa, Mastercard e American Express possono fare la loro donazione chiamando Telethon al numero 06 44015721 oppure, fino al 31 dicembre, chiamando il numero verde CartaSì per Telethon 800.11.33.77 (0039.0234980666 dai cellulari e dall’estero). Inoltre i possessori di CartaSì possono donare a Telethon tutto l’anno dal sito cartasi.it.</p>
<p><strong>All’iper e supermercato<br />
Fino al 31 dicembre</strong> alle casse dei supermercati Sma, Punto Sma, IperSimply e Simply e degli ipermercati Auchan si potrà aggiungere un euro alla spesa o donare 5 euro per ricevere la Telethon card.<br />
Inoltre nei punti vendita Sma, Punto Sma, Simply, IperSimply per ogni prodotto acquistato a marchio sma 1 centesimo andrà alla ricerca; negli stessi supermercati sarà possibile avere il portacandela creato per sostenere Telethon.<br />
Infine, negli ipermercati Auchan con un contributo di 5 euro alle casse i clienti riceveranno in omaggio la sfera di Natale solidale.</p>
<p><strong>Da Upim<br />
Dal 5 novembre al 6 dicembre</strong> nei punti vendita Upim, Upim Pop, Upim Mercatone Uno e Blu Kids i clienti potranno donare versando 2 euro al termine degli acquisti; <strong>dal 7 dicembre fino al 26 dicembre</strong> gli stessi clienti potranno donare 5 euro e ricevere la Telethon card.<br />
Nei punti vendita in franchising dal 5 novembre al 26 dicembre sarà possibile avere la Telethon card a fronte di una donazione di 5 euro.</p>
<p><strong>Nelle librerie Giunti al Punto, Melbookstore e Ubik<br />
Dal 12 novembre al 9 gennaio</strong> nelle librerie Giunti al Punto sarà possibile donare 1 euro in cassa; 5 euro e ricevere la mug di Telethon; acquistare la Giftcard da 15 euro, di cui 2 euro saranno devoluti da Giunti a Telethon o la Giftcard da 35 euro, di cui 5 euro saranno devoluti da Giunti a Telethon.<br />
Sempre nello stesso periodo, nei punti vendita Melbookstore e Ubik si potrà donare 1 euro in cassa o 5 euro e ricevere la mug Telethon.</p>
<p><strong>Nelle ricevitorie Sisal e Snai<br />
Dal 6 dicembre fino al 29 gennaio</strong> nelle 33.000 ricevitorie Sisal sarà possibile donare 2 o 5 euro con la speciale schedina del SuperEnalotto.<br />
<strong>Dal 29 novembre al 30 gennaio</strong> nei 6.000 Punti Snai gli scommettitori potranno donare un contributo minimo di 2 euro tramite i terminali di gioco abilitati da Sogei con lo speciale palinsesto Telethon.</p>
<p><strong>Nelle delegazioni dell’Automobile Club di Roma<br />
</strong>I soci e i clienti delle delegazioni aderenti al progetto “Ac Roma per Telethon” potranno donare 1 euro in occasione dell’acquisto o del rinnovo della tessera Aci, oppure un importo libero in occasione di qualsiasi operazione svolta all’interno delle delegazioni.</p>
<p><strong>Negli aeroporti di Milano e Roma<br />
Nei giorni 17, 18 e 19 dicembre</strong> negli aeroporti di Linate, Malpensa e Fiumicino i dipendenti volontari di Sea e Adr distribuiranno ai passeggeri i prodotti solidali Telethon.</p>
<p><strong>Negli uffici Siae, di Agenzia del Territorio e di AAMS<br />
Fino al 31 dicembre</strong> sarà possibile donare in uno degli oltre 650 sportelli in tutta Italia e nei 103 uffici provinciali di Agenzia del Territorio in cui i dipendenti distribuiranno insieme alla mug con i disegni di Charles Schultz anche il portacandela con decorazioni natalizie, a fronte di una donazione minima di 5 euro.<br />
La mug sarà distribuita nello stesso periodo anche negli uffici regionali di AAMS.</p></blockquote>
<p>Con questa donazione, il totale della nostra beneficenza sale a <strong>210 euro</strong>, ma non perdiamo l&#8217;abitudine di mostrare una prova dell&#8217;avvenuto versamento: eccola!</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/12/ricevuta.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/12/ricevuta-280x214.jpg" alt="" title="" width="280" height="214" class="aligncenter size-medium wp-image-8127" /></a></p>
<p>Naturalmente devo ringraziare gli sponsor che hanno reso possibile questa donazione, stavolta <a href="http://www.modelsplus.it/" target="_blank">Models Plus</a> e <a href="http://www.justsicilia.it/14-coppole-artigianali" target="_blank">Just Sicilia</a>. Noi ci auguriamo che il nostro gesto e il clima natalizio vi abbiano convinti ad aiutare la ricerca, il piccolo gesto di molte persone può fare veramente tanto. Alla prossima!</p>
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		<title>Donati 25 Euro all&#8217;AISLA</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 17:02:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[BE! Magazine continua a destinare i propri magri incassi a chi ne ha più bisogno e stavolta è il turno di un&#8217;altra associazione che si occupa di ricerca medica ed assistenza ai malati. L&#8217;AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, dal 1983 combatte questa malattia e informa gli Italiani; molto è stato fatto grazie a loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/10/AISLA-2010.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/10/AISLA-2010-263x280.jpg" alt="" title="AISLA 2010" width="263" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-7378" /></a> BE! Magazine continua a destinare i propri magri incassi a chi ne ha più bisogno e stavolta è il turno di un&#8217;altra associazione che si occupa di ricerca medica ed assistenza ai malati.</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.aisla.it/"target="_blank"><strong>AISLA</strong>, <em>Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica</em></a>, dal 1983 combatte questa malattia e informa gli Italiani; molto è stato fatto grazie a loro e molto c&#8217;è ancora da fare, con l&#8217;aiuto di tutti i sostenitori.<br />
A questo punto di solito c&#8217;è il messaggio dell&#8217;associazione, che mi hanno promesso alcune settimane fa e non ancora inviato&#8230; però li giustifico, perché queste sono state per loro settimane frenetiche, e cerco di riassumere io le informazioni più importanti.</p>
<p>Oggi, 3 Ottobre, è la <em>Giornata Nazionale SLA</em> ed è anche l&#8217;ultimo giorno in cui è possibile donare 2 Euro nel più semplice dei modi, telefonicamente. Il numero è <strong>45508</strong> e per donare 2 € basta inviare un SMS o chiamare da rete fissa.</p>
<p>Se leggete questo messaggio troppo tardi, non preoccupatevi: donare in altri modi è altrettanto semplice. <a href="http://www.aisla.it/news.php?id=00022&#038;tipo=37&#038;nodate=true" target="_blank">A questa pagina</a> trovate tutte le coordinate, bancarie e postali; oppure fate come noi: donate con <em>Paypal</em>.</p>
<p>Ormai il totale delle nostre donazioni è salito a 180 Euro e scettici dovrebbero non essercene più, ma nel dubbio, questa è la nostra ricevuta:</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/10/dettagli.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/10/dettagli-280x154.jpg" alt="" title="dettagli" width="280" height="154" class="aligncenter size-medium wp-image-7379" /></a></p>
<p>Con questo chiudo, mi limito a ringraziare i nostri sponsor <a href="http://www.visitromagna.net/IT/zona_nord/hotel_mirabilandia/1_9.html" target="_blank">VisitRomagna.net</a>, <a href="http://www.passioneviaggi.it" target="_blank">PassioneViaggi.it</a> e <a href="http://www.ilburraco.com/" target="_blank">IlBurraco.com</a>, i lettori che questo mese ci hanno fatto segnare il record di visite e tutti coloro che credono al nostro progetto.</p>
<p>Alla prossima donazione!</p>
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		<title>Donati 30 Euro all&#8217;AIRC</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 13:12:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro]]></category>
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		<description><![CDATA[Nonostante la calura estiva, la nostra voglia di far del bene non si ferma (al massimo rallentiamo un po&#8217; per la difficoltà di trovare sponsor&#8230;). Questo mese la cifra a nostra disposizione è stata di trenta euro, che abbiamo deciso di destinare ad una delle più celebri associazioni italiane. L&#8217;Associazione Italiana per la Ricerca sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/06/airc_logo.gif" alt="" title="" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-6537" /> Nonostante la calura estiva, la nostra voglia di far del bene non si ferma (al massimo rallentiamo un po&#8217; per la difficoltà di trovare sponsor&#8230;). Questo mese la cifra a nostra disposizione è stata di trenta euro, che abbiamo deciso di destinare ad una delle più celebri associazioni italiane.</p>
<p><a href="http://www.airc.it/default.asp" target="_blank">L&#8217;Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro</a> non ha certo bisogno di presentazioni, esiste ormai da 45 anni e raccoglie dei fondi indispensabili per finanziare la ricerca su quello che è indubbiamente il male del secolo, ma che pian piano, anche grazie al loro impegno, sembra essere sempre meno incurabile. Purtroppo la comunicazione con l&#8217;associazione è stata un po&#8217; problematica (inutili sono state un&#8217;email e due telefonate), ma crediamo che comunque accolgano con piacere la nostra donazione.</p>
<p>Se volete seguire il nostro esempio, aiutare l&#8217;<em>AIRC</em> è semplice, rapido e sicuro: il loro sito comprende <a href="https://www.airc.it/aiutare-la-ricerca/donazione-online.asp" target="_blank">questa pagina per le donazioni</a>, che è possibile effettuare tramite carta di credito o <em>Paypal</em>.</p>
<p>A conferma del buon esito, riceverete una ricevuta dall&#8217;<em>AIRC</em> come questa (che per noi vale anche come prova per gli scettici):</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/06/donairc.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/06/donairc-280x230.jpg" alt="" title="" width="280" height="230" class="aligncenter size-medium wp-image-6539" /></a></p>
<p>In conclusione non mi resta che ringraziare i nostri sponsor <a href="http://www.servermanaged.it/" target="_blank">Server Managed</a>, <a href="http://mondorosa.com/blog" target="_blank">Mondorosa</a> e <a href="http://www.giornalesport.org/" target="_blank">Giornale Sport</a>, voi visitatori che continuate a leggerci e tutti i vip, agenti e addetti stampa che ci permettono di pubblicare le nostre esclusive. Siamo fieri di aver già donato un totale di 155 euro!</p>
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		<title>Donati 25 Euro a Trenta Ore per la Vita</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 16:41:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nuovo mese e nuova donazione, che porta il totale a 125 euro da fine Ottobre ad oggi&#8230; siamo bravi o no? Come destinatario, abbiamo scelto un&#8217;associazione storica, che da oltre 15 anni raccoglie fondi a favore di altre associazioni: Trenta Ore per la Vita. Proprio la scorsa settimana, è stato possibile effettuare delle donazioni telefonicamente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/trentaore.jpg" alt="" title="" width="200" height="200" class="alignleft size-full wp-image-6078" /> Nuovo mese e nuova donazione, che porta il totale a 125 euro da fine Ottobre ad oggi&#8230; siamo bravi o no?</p>
<p>Come destinatario, abbiamo scelto un&#8217;associazione storica, che da oltre 15 anni raccoglie fondi a favore di altre associazioni: <a href="http://www.trentaore.org/index.php" target="_blank"><strong>Trenta Ore per la Vita</strong></a>. Proprio la scorsa settimana, è stato possibile effettuare delle donazioni telefonicamente, via sms. Anche se questa opzione non è più attiva, la raccolta continua ed è tuttora possibile contribuire tramite donazione online, come abbiamo appena fatto noi; la campagna si chiuderà il 15 Settembre.</p>
<p>Per la campagna 2010, Trenta Ore per la Vita sostiene la <a href="http://www.abio.org/" target="_blank"><strong>Fondazione ABIO Italia Onlus</strong></a> (<em>Associazione per il Bambino In Ospedale</em>).</p>
<p>Sul sito si legge:<br />
<em>L’Associazione Trenta Ore per la Vita, con i progetti della campagna di raccolta fondi 2010 a favore di ABIO, si impegna a rendere meno traumatico l’impatto dei bambini e degli adolescenti con l’ospedale e, al fianco degli oltre 5 mila volontari ABIO, ad accompagnarli con un sorriso, insieme ai loro genitori, nel percorso di cura.</p>
<p>“Sappiamo che può essere un’esperienza molto difficile per un bambino o un adolescente entrare in ospedale e, oltre al distacco dalla sua casa e dalla sua famiglia, conoscere, forse per la prima volta, il dolore, la paura, l’angoscia. La malattia diventa un evento scioccante che modifica il ritmo e la qualità della sua vita e può lasciare il segno per sempre.” Queste le parole di Rita Salci, Presidente dell’Associazione Trenta Ore per la Vita Onlus.</p>
<p>“Un ospedale a misura di bambino è da sempre uno dei nostri obiettivi”, dichiara Regina Sironi, segretario generale di Fondazione ABIO Italia Onlus, “Grazie al sostegno dell’Associazione Trenta Ore per la Vita Onlus e grazie a tutti coloro che crederanno nei nostri progetti, i bambini e gli adolescenti di tutta Italia potranno ricevere il sorriso di un volontario ABIO ed essere ricoverati in ambienti pensati appositamente per loro”.</p>
<p>ABIO, Associazione per il Bambino in Ospedale ONLUS, è stata fondata a Milano nel 1978 per promuovere l’umanizzazione dell’ospedale. Da 30 anni i volontari ABIO si occupano di sostenere e accogliere, in collaborazione con medici e operatori sanitari, bambini e famiglie che entrano in contatto con la struttura ospedaliera. Fondazione ABIO Italia ONLUS coordina e promuove, sul territorio nazionale, l’attività delle Associazioni ABIO locali che con i loro 5.000 volontari offrono un valido e costante supporto ai bambini e alle loro famiglie.</em></p>
<p>E ancora:<br />
<em>Il tuo contributo renderà possibile la riqualificazione dei reparti pediatrici di tre presidi ospedalieri al Nord (Milano, Ospedale San Carlo Borromeo), al Centro-Sud (Napoli, Azienda Ospedaliera &#8220;A. Cardarelli&#8221;) e nel Sud Italia (Palermo, Policlinico &#8220;P. Giaccone&#8221;).</p>
<p>L’obiettivo è quello di far sì che i piccoli ricoverati possano vivere rispettati nei loro diritti, in reparti pediatrici ed in ambienti a “misura di bambino”, accompagnati dai loro cari e dal sostegno dei volontari ABIO.</em></p>
<p>Noi abbiamo fatto la nostra parte, invitiamo anche voi a fare lo stesso e a donare, dalla <a href="http://www.trentaore.org/index.php?pageID=190&#038;idLng=1062&#038;open=richiestaPagamento&#038;idOrdine=734" target="_blank">pagina sul sito di <em>30 Ore per la Vita</em></a> o direttamente da <a href="http://www.abio.org/sostieni_privati.asp" target="_blank">quella sul sito dell&#8217;<em>ABIO</em></a> (mea culpa, anche noi avremmo dovuto farla da lì, ma non avevo notato la possibilità di utilizzare <em>paypal</em>).</p>
<p>Ormai dovreste fidarvi di noi, ma non rinuncio a mostrarvi la prova dell&#8217;avvenuta donazione:</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/dettagli.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/dettagli-280x232.jpg" alt="" title="dettagli" width="280" height="232" class="aligncenter size-medium wp-image-6079" /></a></p>
<p>Concludo ringraziando i nostri sponsor <a href="http://www.diavolite.com/" target="_blank">Diavolite</a> e <a href="http://www.chirurgiaesteticasalus.com/" target="_blank">Chirurgia Estetica Salus</a> per il sostegno e augurandomi di rinnovare questa piacevole tradizione. Non saranno le nostre decine di euro a cambiare il mondo, ma noi crediamo nella loro utilità e sopportiamo gli sberleffi, come il commento di oggi alla donazione precedente&#8230;</p>
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		<title>BE! Magazine, Susy Fuccillo e Alberto Magliozzi per Haiti</title>
		<link>http://www.bemagazine.tv/2010/04/02/donazione-paypal-haiti/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 15:50:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alberto Magliozzi è uno dei fotografi italiani più internazionali; il suo nuovo lavoro è &#8216;Italian Beauty For Haiti&#8217;, un viaggio fotografico nella bellezza e nell&#8217;impegno sociale. Magliozzi in Italia ha lanciato &#8216;dive&#8217; come Manuela Arcuri e nel mondo ha fotografato &#8216;superstar&#8217; come Nicole Kidman e Demi Moore, lasciando un segno indelebile della sua arte in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Susy-Fuccillo_Alberto-Magliozzi-1.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Susy-Fuccillo_Alberto-Magliozzi-1-280x218.jpg" alt="" title="Susy Fuccillo by Alberto Magliozzi" width="280" height="218" class="alignleft size-medium wp-image-5931" /></a> Alberto Magliozzi è uno dei fotografi italiani più internazionali; il suo nuovo lavoro è <strong>&#8216;Italian Beauty For Haiti&#8217;</strong>, un viaggio fotografico nella bellezza e nell&#8217;impegno sociale.</p>
<p>Magliozzi in Italia ha lanciato &#8216;dive&#8217; come <strong>Manuela Arcuri</strong> e nel mondo ha fotografato &#8216;superstar&#8217; come <strong>Nicole Kidman</strong> e <strong>Demi Moore</strong>, lasciando un segno indelebile della sua arte in calendari <em>cult</em> come <em>Madonne</em>. Recentemente il grande artista ha pubblicato un libro fotografico di grande impegno sociale intitolato <em>&#8216;Ritratti Di Vita&#8217;</em>, ove temi impegnativi quali droga, violenza e pace appaiono mitigati e sublimati dall&#8217;onirico e voluttuoso desiderio del <em>Sogno</em>, in un&#8217;opera omnia meravigliosa rappresentata da star come <strong>Eva Henger</strong>, <strong>Miriana Trevisan</strong>, <strong>Stefania Orlando</strong>, <strong>Sabrina Ghio</strong> e la stessa musa Manuela Arcuri.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Susy-Fuccillo_Alberto-Magliozzi-2.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Susy-Fuccillo_Alberto-Magliozzi-2-189x280.jpg" alt="" title="Susy Fuccillo by Alberto Magliozzi" width="189" height="280" class="aligncenter size-medium wp-image-5932" /></a></p>
<p>Un fotografo <em>&#8216;evergreen&#8217;</em>, mai antico, ma anzi sempre <em>&#8216;alla moda&#8217;</em>, che ha scelto <em>&#8220;la più bella di Amici&#8221;</em>, la ballerina-attrice <strong>Susy Fuccillo</strong>, ed <em>&#8220;il modello più bello d&#8217;Italia&#8221;</em>, <strong>Miky Falcicchio</strong>, per il suo nuovo lavoro fotografico internazionale, denominato appunto <em>Italian Beauty for Haiti</em>. <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Miky-Falcicchio_Alberto-Magliozzi.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Miky-Falcicchio_Alberto-Magliozzi-150x150.jpg" alt="" title="Miky Falcicchio by Alberto Magliozzi" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-5933" /></a><br />
<em>&#8220;Una sera mi trovo a cena con il mio amico farmacista e manager Rosario Porzio&#8221;</em>, commenta Magliozzi, <em>&#8220;e gli parlo della mia ricerca di due bellissimi ragazzi da trasfomare in star del mio progetto internazionale dedicato alla bellezza e ad Haiti, che ha tanto bisogno del nostro supporto&#8221;</em>.<br />
<em>&#8220;Rosario mi mostra due bellissimi giovani a cui dà una mano nella carriera, Susy Fuccillo e Miky Falcicchio, già protagonisti insieme di un calendario di grande successo mediatico, </em>Angeli 2009<em>, e decido di chiamarli presso l&#8217;oasi di </em>Kufra<em> a Sabaudia (dove si è poi svolto il servizio fotografico) per il provino. Mi convincono entrambi e immediatamente preparo il mio lavoro&#8221;</em>.<br />
<em>&#8220;Devo dire che Susy Fuccillo e Miky Falcichio sono davvero due professionisti seri e ovviamente due  bellissimi ragazzi&#8221;</em>.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Susy-Fuccillo_Alberto-Magliozzi-3.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Susy-Fuccillo_Alberto-Magliozzi-3-200x280.jpg" alt="" title="Susy Fuccillo by Alberto Magliozzi 3" width="200" height="280" class="aligncenter size-medium wp-image-5936" /></a></p>
<p>Il lavoro di Alberto Magliozzi sarà scaricabile online sul sito del fotografo <a href="http://www.albertomagliozzi.com" target="_blank">www.albertomagliozzi.com</a> dopo un&#8217;offerta di 2 euro per protagonista. Si tratterà di 20 immagini di alta qualità; il progetto è attualmente in via di ultimazione&#8230; quelle che vedete sono anteprime gentilmente concesse dalla <em>E-Management e Produzioni</em>.</p>
<p>Susy Fuccillo e Miky Falcicchio saranno premiati a Sanremo dalla onlus <em>&#8216;Danzare per la vita &#8211; UNICEF&#8217;</em> di Deyla e Toni Del Core il 29 Maggio prossimo, per l&#8217;impegno dimostrato per Haiti nel lavoro di Alberto Magliozzi.<br />
Susy Fuccillo è entusiasta: <em>&#8220;Grazie al mio amico manager Rosario Porzio e ad Alberto Magliozzi ho saputo tirare fuori la mia naturale femminilità&#8230; così ora non diranno che sono soltanto &#8216;</em>la più bella di Amici<em>&#8216;, ma che forse posso allargare i miei orizzonti!&#8221;</em>, dice scherzando.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Susy-Fuccillo_Alberto-Magliozzi-4.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/Susy-Fuccillo_Alberto-Magliozzi-4-191x280.jpg" alt="" title="Susy Fuccillo by Alberto Magliozzi 4" width="191" height="280" class="aligncenter size-medium wp-image-5937" /></a></p>
<p>Proprio stimolati dalla comunicazione di questa nuova iniziativa di solidarietà, noi di <em>BE! Magazine</em> abbiamo deciso di destinare alla causa della ricostruzione ad Haiti i guadagni dell&#8217;ultimo mese&#8230; Ed ecco quindi che <strong>30 euro</strong> sono stati da noi donati alla <strong>Croce Rossa Italiana</strong>, con causale &#8220;<strong>Emergenza Haiti</strong>&#8220;. Ai malfidati, come da tradizione, mostriamo le prove: in questo caso la ricevuta dell&#8217;avvenuta donazione e la lettera di ringraziamento inviata in automatico.</p>
<div align="center"><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/attestato.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/attestato-280x188.jpg" alt="" title="" width="280" height="188" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/lettera.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/04/lettera-280x133.jpg" alt="" title="" width="280" height="133" /></a></div>
<p>Donare online alla <em>Croce Rossa</em> è molto semplice e si può fare anche tramite <em>paypal</em>; v&#8217;invitiamo a seguire il nostro esempio, visitando il sito della CRI e <a href="http://cri.it/flex/FixedPages/IT/Donazioni.php/L/IT" target="_blank">questa pagina</a> dedicata alle donazioni.</p>
<p>Ringraziamo infine i nostri sponsor di questo mese, <a href="http://www.pianetacellulare.it/" target="_blank">Pianeta Cellulare</a> e <a href="http://www.chirurgiaesteticasalus.com" target="_blank">Chirurgia Estetica Salus</a>, per aver reso possibile il nostro contributo, e ci auguriamo di poter ripetere la donazione tra 30 giorni!</p>
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		<title>Donati 30 Euro (ed 1 disegno) a Soleterre</title>
		<link>http://www.bemagazine.tv/2010/02/24/donazione-soleterre-bambinox1giorno/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 13:46:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[bambino per un giorno]]></category>
		<category><![CDATA[beneficenza]]></category>
		<category><![CDATA[donazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Torniamo a fare del bene, torniamo ad aiutare delle associazioni e dei bambini che ne hanno bisogno&#8230; per questa donazione, abbiamo scelto l&#8217;ONLUS Soleterre, che ha da poco lanciato l&#8217;iniziativa Bambino per un giorno. Abbiamo chiesto loro di spiegare brevemente di cosa si tratta ed ecco cosa ci hanno risposto&#8230; CREA o ADOTTA un DISEGNO: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/bambinox1giorno.jpg" alt="" title="" width="220" height="210" class="alignleft size-full wp-image-5084" /> Torniamo a fare del bene, torniamo ad aiutare delle associazioni e dei bambini che ne hanno bisogno&#8230; per questa donazione, abbiamo scelto l&#8217;ONLUS <a href="http://www.soleterre.org/" target="_blank">Soleterre</a>, che ha da poco lanciato l&#8217;iniziativa <strong>Bambino per un giorno</strong>. Abbiamo chiesto loro di spiegare brevemente di cosa si tratta ed ecco cosa ci hanno risposto&#8230;</p>
<p><strong>CREA o ADOTTA un DISEGNO:<br />
Sostieni la campagna di Soleterre <em>“Bambino per un giorno”</em> </strong></p>
<p>In occasione dell’Ottava Giornata Mondiale Contro il Cancro Infantile, l’Associazione umanitaria Soleterre, in collaborazione con il social network MySpace, ha inaugurato l’iniziativa “Bambino per un giorno”.</p>
<p>L’invito è di <strong>ritornare bambini per un giorno</strong> realizzando un disegno da regalare ai piccoli pazienti dei progetti di Soleterre oppure adottando uno dei disegni realizzati da oltre duecento bambini di tutto il mondo.</p>
<p>I fondi raccolti con l’iniziativa andranno a sostegno del <strong>Programma Internazionale di Cooperazione nel campo dell’Oncologia Pediatrica</strong> di Soleterre.</p>
<p>A fianco di Soleterre si sono fatti promotori dell’iniziativa molti personaggi dello spettacolo e dello sport tra cui: <strong>Katia Ricciarelli</strong>, <strong>Giorgio Chiellini</strong> e <strong>Fabio Grosso</strong> a nome della Nazionale Italiana di calcio, <strong>Cristiano Militello</strong> (Striscia La Notizia), <strong>Andrea Pellizzari</strong> (<em>Le Iene</em>), <strong>La Pina</strong> (<em>Radio Deejay</em>), <strong>Baz</strong> (<em>Colorado Cafè</em>), <strong>Roberta Noè</strong> (<em>Sky Sport</em>), <strong>Francesco Salvi</strong>, <strong>Marco Della Noce</strong> (<em>Zelig</em>).</p>
<p>Per partecipare puoi:</p>
<p>   1. <strong>Adottare il disegno di un bambino</strong> e sostenere il programma di oncologia pediatrica di Soleterre che aiuta migliaia di bambini malati di cancro in 7 paesi. Grazie a te avranno cure, medicine e giochi per essere più sereni (donazione di 15 Euro)<br />
   2. Disegnare insieme e inviate la vostra opera <strong>a Soleterre</strong>, porteremo i disegni ai bambini malati dei nostri progetti per regalargli un sorriso. Tra tutti i disegni inviati ne verranno scelti 6 che diventeranno i prossimi biglietti natalizi di Soleterre! (donazione libera)</p>
<p>Per partecipare disegna  i tuoi “Ricordi di bambino”, effettua la donazione libera e invia il disegno, con allegato il codice generato dalla donazione a:<br />
- <a href="mailto:info@soleterre.org">info@soleterre.org</a> oppure a<br />
- Soleterre Strategie di Pace Onlus – Via Montale 19/21, 20090 Opera (Mi)<br />
- oppure consegnalo a mano a uno dei nostri volontari! </p>
<p>Trovi tutte le informazioni sul sito <a href="http://www.myspace.com/soleterreonlus" target="_blank">http://www.myspace.com/soleterreonlus</a> .</p>
<p>Noi avevamo deciso di partecipare con un semplice contributo economico, ma il nostro interesse è stato accolto con un entusiasmo mai riscontrato finora e con l&#8217;invito a proporre anche un disegno per i bambini&#8230; essendo il sottoscritto totalmente negato, ha deciso di rivolgersi ad un vecchio amico di <em>BE! Magazine</em>, <strong>Marco Guaglione &#8220;Frostland&#8221;</strong>, che per noi (ma soprattutto per i bambini di <em>Soleterre</em>) ha realizzato un bellissimo disegno. Ve lo mostriamo&#8230; magari vi spingerà a partecipare!</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/disegno-soleterre_marco-guaglione.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/disegno-soleterre_marco-guaglione-280x202.jpg" alt="" title="Disegno per Soleterre di Marco Guaglione" width="280" height="202" class="aligncenter size-medium wp-image-5085" /></a></p>
<p>Per chi volesse donare direttamente via internet, la pagina di riferimento è <a href="http://www.soleterre.strategiedipace.org/index.php?option=com_jdonation&#038;view=donation&#038;Itemid=54" target="_blank">questa</a>.</p>
<p>Io concludo ringraziando Marco, i nostri lettori che indirettamente sostengono le donazioni e tutti gli sponsor grazie ai quali il nostro piccolo sforzo economico è stato possibile, ovvero <a href="http://mafis.it/?source=bemagazine" target="_blank">Mafis</a>, <a href="http://www.nicassociati.it/" target="_blank">Nicosia &#038; Nicosia</a>, <a href="http://www.distinguersi.com/eshop" target="_blank">Distinguersi</a> e <a href="http://tuttowordpress.com/" target="_blank">TuttoWordpress</a>.</p>
<p>Ai più scettici e agli agenti delle vip che mi fanno penare, mostro, come al solito, la ricevuta della donazione</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/soleterre-ricevuta.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/soleterre-ricevuta-280x159.jpg" alt="" title="" width="280" height="159" class="aligncenter size-medium wp-image-5087" /></a></p>
<p>Noi la nostra parte l&#8217;abbiamo fatta&#8230; speriamo di aver spronato anche voi!</p>
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		<title>L&#8217;altro Kenya</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 16:37:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sandro Chiozzi entra a far parte della nostra famigliola con questa splendida storia. Appassionato di fotografia e di viaggi, Sandro ci racconta, con parole e immagini, ciò che ha ammirato in Kenya, tenendosi a distanza dai classici luoghi per turisti&#8230; Mamma A. L’Africa ha mille voci, mille occhi. Farci un viaggio è perlomeno rischioso, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #808080;"><strong>Sandro Chiozzi</strong> entra a far parte della nostra famigliola con questa splendida storia. Appassionato di fotografia e di viaggi, Sandro ci racconta, con parole e immagini, ciò che ha ammirato in <strong>Kenya</strong>, tenendosi a distanza dai classici luoghi per turisti&#8230;</span></p>
<h2>Mamma A.</h2>
<p>L’Africa ha mille voci, mille occhi. Farci un viaggio è perlomeno rischioso, non tanto per le cose che possono accadere, dato che nelle nostre evolute città non succede nulla di diverso, ma per la enorme quantità di pensieri che questo viaggio ti muove, e per le conseguenze che questi comportano. Il Kenya nonostante sia una meta diventata turistica regala comunque, appena si lascia la costa, l’odore e i colori e l’umanità che ti aspetti dall’Africa subsahariana.</p>
<p>Già l’arrivo all’aeroporto di <strong>Mombasa</strong> mette le cose in chiaro: la pista è asfaltata ed è una sola, il tragitto dall’aereo al terminal te lo fai a piedi, non ci sono i separé che dividono la zona degli arrivati da quella dove i ragazzi scaricano le valigie senza divisa, ma con le stesse magliette che portano da una vita. Non so come, ma già dal momento in cui salgo sul pullman che ci distribuirà nei vari villaggi non vedo l’ora di dividermi dai miei connazionali, che non fanno altro che parlare di piscine, di cocktail e di tv satellitare, tutte cose che non mi pare che in Italia manchino. Il tragitto Mombasa-Malindi dura un paio d’ore, in cui la guida del tour operator spiega come funziona la vita in Kenya, purtroppo parlando male dei <em>beach boys</em>, che sono i ragazzi che in spiaggia vendono di tutto, dagli oggetti d’artigianato alle escursioni. In realtà lavorano per delle agenzie, che fanno concorrenza ai tour operator, ma se la spieghi così ai turisti da piscina qualcuno ci crede e non ti porta via il lavoro nessuno.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-2.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-2-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" class="alignright size-medium wp-image-4995" /></a> Mombasa ci passa davanti in un continuo movimento di persone, mezzi di trasporto di ogni tipo (dai <em>Matatu</em>, piccoli autobus a 9 posti che contengono almeno una dozzina di persone, i <strong>Tuc-Tuc</strong>, cioè delle apecar cabinate con un divanetto sul cassone, le moto-taxi e i <em>Boda-Boda</em>, cioè le biciclette con sellino aggiuntivo), ragazzi che spingono carretti pieni di niente attraversando la strada con un istinto autoconservativo quantomeno discutibile e migliaia di persone ai lati della strada, in un’orgia di colori e di suoni che rendono questa umanità brulicante all’inverosimile, facendomi sembrare il traffico di Milano o di Roma come un quieto passare di grigie vetture. Alcuni, seduti ai lati della strada, o fuori da una casupola che sarebbe un bar, ci guardano quando ci fermiamo a far benzina, noi al fresco dell’aria condizionata coi nostri vestiti da piccoli esploratori e loro, nell’aria polverosa e umida, con i loro jeans logori e strappati e le magliette rosso polvere.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-1.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-1-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" class="alignleft size-medium wp-image-4994" /></a> Viaggio con mia moglie, che fortunatamente la pensa esattamente come me. Il tempo di arrivare al villaggio (accuratamente selezionato perché è l’unico che non fa animazione) e di mettere giù le valigie e ci facciamo venire a prendere dalla nostra guida, una donna siciliana trasferitasi in Kenya da circa un decennio e che ha sposato un Masai. Ci porta a casa sua, ci racconta molte cose, come il fatto che <strong>Malindi</strong> è una zona che per chi fa un viaggio turistico è perfetta, ma per chi fa il viaggiatore non c’è molto. Bisognerà spostarsi, magari cominceremo con qualcosa di tranquillo. La sera usciamo a mangiare qualcosa, c’è qualche pizzeria, ma facciamo presente che noi non abbiamo problemi ad andare a mangiare in qualche posto africano se non ne hanno loro, così ci portano da <em>Bahari</em>. Bahari è una porta, con dentro 4 tavoli da sei persone, sedie tutte diverse, tavoli coperti con le tovaglie di plastica a fiorellini. Stupendo. C’è una griglia a carbone fuori, dove un ragazzo cucina una specie di spiedini strani, sono lunghi almeno venti centimetri e fa un fumo pazzesco, ma l’odore è a dir poco invitante. Sono dei quarti di pollo, passati in qualche salsa locale e cotti alla griglia. Ordiniamo, oltre al pollo, del riso e delle verdure. Mangiamo tutto con le mani -sì, anche il riso- e in questo c’è una ritualità strana: al primo boccone sorridi, già al terzo devi reimparare a mangiare. C’è anche la Coca Cola in vetro, quella nelle bottigliette da noi ormai introvabili. Il pollo è stupefacente, sa di pollo, come quello di mia nonna quando ero piccolo, non sa di polistirolo come quei cosi che compri in rosticceria. Tutto è pulito, ma non “igienisticamente paranoide” come ormai da noi, che guerreggiamo con tutti i batteri del Mondo e ci lamentiamo se i nostri figli sono senza sistema immunitario.</p>
<p>Oggi tra l’altro è il primo giorno di <em>Ramadhan</em>, quindi fino al tramonto nessun musulmano mangia, il che significa che dalle sei e mezza fino alle otto i ristoranti sono pieni zeppi.</p>
<h2>Majungu</h2>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-3.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-3-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" class="alignright size-medium wp-image-4996" /></a> Il mattino successivo prendiamo una barca a motore e andiamo a <strong>Majungu</strong>, detta anche <em>“Sardegna2”</em>. Si tratta di un atollo, che a causa della marea che qui ha un dislivello di alcuni metri, resta scoperto per circa mezza giornata. Tutti i giorni partono barche cariche di turisti che vanno a  visitarlo, arrivati mangiano pesce ai ferri pescato durante il tragitto e poi ripartono. L’acqua è di una trasparenza che fatichi a credere che possa essere salata, e stelle marine grandi quanto un pallone da calcio stanno a poche centinaia di metri dalla riva. I venditori ti aspettano lì, in questo isolotto part-time microscopico, e quando arrivano i turisti ti saltano addosso, ma sempre educatamente. Gina mi mostra dei tessuti e una coppia di piccole statuette, e parliamo un po’. Lei ha due sorelle e due figli, ha quasi 45 anni ed è una donna dal viso dolce ma robusta, e mi dice che nessuno le chiede mai di lei e che a volte i turisti la prendono in giro. Quasi nessuno lo sa, ma in Kenya vendere oggetti senza licenza porta dritti alla galera, senza sconti, ma per vivere si rischia anche quello. Mentre si riparte quasi nessuno ci fa caso, ma i venditori, ragazzi giovani e donne, si accalcano su una canoa lunga pochi metri, che viaggia a pelo d’acqua. Quelli che non ci stanno devono tornare a bracciate, il che significa farsi un paio di chilometri a nuoto. Li vedo stringersi sulla canoa fino al limite della capienza e poi partire. La domanda <em>“perché io sì e Gina no”</em> mi tormenta fino a sera.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-8.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-8-191x280.jpg" alt="" title="kenya-8" width="191" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-5001" /></a> Durante il pomeriggio entro nella zona islamica di Malindi. Questa è una zona dove i turisti non vanno quasi mai, più che altro per la percezione che abbiamo noi dell’Islam, distorto dai telegiornali. Niente a che vedere con la parte occidentale della cittadina, che sembra una Rimini polverosa. Le strade sono talmente piccole che un’auto non passerebbe, sterrate, la polvere ti entra nei sandali ad ogni passo. Le case sono chiuse con delle tende colorate e appena i muri che hai di fianco finiscono vedi una moschea, un muro bianco, alcune donne coperte dalle vesti nere che ti guardano facendo finta di non guardarti. A Malindi, e in generale in Kenya, convivono tranquillamente varie religioni e non è un problema per nessuno in chi crede questo o quello, c’è anzi una forma di rispetto verso le usanze altrui tale che nelle scuole i bambini festeggiano il Natale anche se sono musulmani, e il Ramadhan anche se sono cattolici. In fin dei conti hanno risolto il problema decisamente meglio di noi.</p>
<p>Fuori da un negozio di sandali un Masai aspetta che il suo paio sia pronto. Ci salutiamo con un cenno del capo mentre passo. Poco più avanti un negozio di alimentari presenta delle montagnole di spezie sul bancone, da prendere al cucchiaio. Hanno colori che non ho mai visto in qualcosa di alimentare. Chiedo al proprietario se le posso fotografare, perché nella zona musulmana è sempre meglio chiedere prima, e mi sorride. Qualche metro dopo c’è un bar, dove un gruppo di Masai sta seduto prima di andare a fare lo spettacolo serale in qualche villaggio. Parlano nella loro lingua incomprensibile anche ai Kenyoti, il <em>Maa</em>, mentre bevono the caldo che per loro non è mai caldo abbastanza.</p>
<div align="center"><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-4.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-4-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-5.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-5-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-6.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-6-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-7.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-7-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-9.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-9-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-10.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-10-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" /></a></div>
<h2>Che Shale</h2>
<p>Decidiamo di fare le cose “quiete” subito, in modo da adattarci progressivamente all’idea del Safari, che faremo viaggiando per più di mille chilometri verso l’interno e ritorno, visitando due parchi, per un totale di quattro giorni, e così per il giorno dopo optiamo per <strong>Che Shale</strong>.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-11.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-11-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" class="alignright size-medium wp-image-5004" /></a> Si parte al mattino, sedendoci nel cassone di una jeep d’annata. La destinazione è Che Shale, una spiaggia chiazzata di pirite, lunghissima, larghissima e deserta, che arriva alla foce del fiume Sabaki. Andare ai 60 all’ora su una spiaggia dalla sabbia compatta, umida e a chiazze nere, mentre il vento caldo dell’equatore ti fa volare i capelli da tutte le parti è una sensazione di libertà che un europeo non può conoscere. Mi verrebbe voglia di urlare. Ora capisco perché i cani mettono fuori la testa dal finestrino quando sono in macchina. Ci sono dei ragazzi che camminano sulla spiagga da soli. Sono dei pescatori, quando la marea si ritira vanno nelle centinaia di pozzanghere a prendere pesciolini, molluschi, e in generale tutto quello che il mare deposita e che si può rivendere. C’è una bicicletta, una “mountain bike” appoggiata a un ramo sulla spiaggia che mi fa sorridere. Arriviamo alla foce del Sabaki, dove ci fermiamo. La sabbia è piena di una polvere ferrosa riflettente, che è pirite. C’è un gruppo di ippopotami che vive in quella zona di acqua salmastra, per quanto possa sembrare strano.  I ragazzi che ci accompagnano ci danno conferma di una notizia sentita dire il giorno prima, e cioè che un ippopotamo ha staccato la testa a un ragazzo del posto, probabilmente andato a prendere l’acqua. Sarà che noi abbiniamo l’iippopotamo ai pannolini, ma non ci rendiamo conto che è uno degli animali più pericolosi di tutto il continente. Ne vediamo uno che sta facendo il bagno in mare a una cinquantina di metri dalla riva. Un po’ mi viene da sorridere, un po’ meno quando uno dei ragazzi mi dice che se dà segno di voler tornare a riva è il caso di darsela a gambe e alla svelta. La jeep è circa duecento metri indietro, sulla spiaggia. Sembra lontanissima. Poi passiamo attraverso <strong>Mabrui</strong>, che è una cittadina islamica,e  alcune donne sedute a vendere qualcosa ai bordi della strada quando mi vedono con la macchina al collo provvedono a coprirsi il viso. Non vogliono essere fotografate,e  anche se non ne capisco bene il motivo mi adeguo. Ragazzini corrono dietro alla jeep. Mi torna in mente quando, da bambino, guardavo estasiato i grossi mezzi agricoli che passavano per la strada del mio paese.</p>
<p>Passiamo la giornata in spiaggia, non è esattamente il motivo per cui sono venuto qui, ma per un giorno posso anche adattarmi. Dopo un po’ che sono al sole corro a ripararmi, sento che mi sto scottando. Il sole equatoriale non ha molto a che vedere con il nostro…</p>
<div align="center"><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-12.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-12-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-13.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-13-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a></div>
<h2>La Malindi che non c’è</h2>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-14.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-14-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" class="alignleft size-medium wp-image-5007" /></a> Malindi non è solo la cittadina turistica che si vede nelle cartoline, o quella islamica dominata dalla moschea. È anche un villaggio fatto di case di lamiera e di fango, di pozzanghere profonde trenta centimetri in mezzo alla strada, fatto di una signora anziana che sgrana col marito delle pannocchie secche e troppo chiare, fatto di donne che camminano con le taniche gialle dell’olio vegetale in testa, ora piene d’acqua, distribuita a pagamento. È fatto di decine di bambini che ti corrono dietro, che diventano cinque, dieci, cinquanta, e che ti seguono silenziosamente, per vedere cosa diavolo vorrà mai un bianco qui, dove i bianchi non ci vengono. Poco dopo ti perdi a giocare con loro, a rincorrerli e a farti rincorrere, tra le bancarelle che vendono banane e pomodori. Ci fermiamo in un piccolo negozio, compriamo delle caramelle, ma devono essere abbastanza per tutti, perché non bisogna fare differenze tra i bambini. Le compriamo tutte e non se ne parla più. I bimbi si mettono in fila e ognuno ne prende una, c’è chi la mangia subito, chi la conserva, chi la esibisce come fosse un trofeo. Penso ai bambini del mio paese, si dimostrerebbero non interessati, e quelli che lo fossero si spintonerebbero e si insulterebbero per arrivare prima, fare due giri e spergiurare che non erano loro quelli di prima. Ovviamente non potrebbe mancare il pianto isterico perché a 5 anni hanno il cellulare scarico. I bimbi sono felicissimi, giocano a rincorrersi, ci scortano e sono estremamente incuriositi da noi, dalla mia macchina fotografica e si accalcano per vedere nello schermo le loro facce ferme di un secondo prima. Il rientro al villaggio è quasi uno schiaffo. Per fare un ricco ci vuole un povero, ma due sono meglio.</p>
<div align="center"><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-15.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-15-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-16.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-16-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-17.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-17-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-18.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-18-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-19.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-19-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-20.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-20-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a></div>
<h2>Gede</h2>
<p>La città delle scimmie. Una antica città portuale islamica, colonizzata dalle scimmie dopo essere stata abbandonata, è diventata un’attrazione turistica per i tanti che viaggiano in Kenya. Prima di entrare compriamo delle banane, l’errore più grave è mangiarne una. Sono verdi, piccole, ma sono di zucchero. Al ritorno in Italia ho dato un morso a una banana, l’ho masticata, l’ho ingoiata e ho buttato via il resto. Ora so cos’è una banana vera. La cittadina è davvero molto interessante, sia dal punto di vista archeologico che da quello naturalistico, l’unica cosa è cercare di ricordarsi di non tenere le banane troppo in vista, o le scimmiette se le verranno a prendere.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-21.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-21-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" class="aligncenter size-medium wp-image-5014" /></a></p>
<h2>Safari</h2>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-22.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-22-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" class="alignright size-medium wp-image-5015" /></a> Si va verso l&#8217;interno, per arrivare nella zona di <strong>Amboseli</strong> ci aspettano circa 10/12 ore di macchina, anche se le previsioni sui tempi sono piuttosto imprecise, perché variano molto a seconda delle condizioni delle strade. Fino a Mombasa non c&#8217;è problema, l&#8217;asfalto scivola veloce e anche subito dopo, quando abbandoniamo la strada vera e propria per una pista sterrata manteniamo un&#8217;ottima andatura, intorno ai 60 km/h. La savana intorno è esattamente come te l&#8217;aspetti, anche se non ci avevi sperato che fosse davvero così: arancio-marrone, pietrosa, cespugliosa e con le acacie che sembrano stare lì apposta per essere guardate. Lasciamo la pista principale in direzione del villaggio Masai di <strong>Njukini</strong>, zona nativa del marito della nostra guida. Le pietre diventano polvere, lo stradello si restringe e il fatto che ci stiano lavorando per compattarlo costringe ad alcune deviazioni fuori pista. Il Nissan sbanda, si inclina, sobbalza, e quando le ruote finiscono nelle buche ricoperte dalla sabbia solleviamo nuvoloni di polvere grigio-rossa. Polvere maledetta, ha la consistenza del borotalco e si infila ovunque, anche coi finestrini chiusi, ci colora i vestiti e le facce. Sono sette ore che siamo in furgone, il sentiero si infila tra gli alberi, in bocca il gusto arido dell&#8217;Africa. Arriviamo finalmente al villaggio, dove come sempre veniamo accolti con gentilezza. I bambini piangono, i più piccoli non hanno mai visto un bianco e ne sono un po&#8217; spaventati. Le donne vestono di colori fortissimi, quasi abbaglianti, sono bellissime e fiere. Il villaggio è circondato da un muro fatto di sterpi, che tiene lontani gli animali dal bestiame, vero patrimonio dei Masai.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-24.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-24-191x280.jpg" alt="" title="kenya-24" width="191" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-5017" /></a> Nel fotografarli a volte mi sento a disagio, ho sempre l&#8217;impressione rubar loro qualcosa, di invadere il loro mondo, o peggio ancora di non mostrargli rispetto, quindi limito gli scatti al minimo indispensabile, nonostante loro non diano segno che la cosa li infastidisce. Ripartiamo, e intorno alle 4 del pomeriggio arriviamo finalmente a <strong>Loitoktok</strong>, un centro abitato alle pendici del <strong>Kilimangiaro</strong>. Dopo aver preso le stanze nella locanda della cittadina, andiamo a farci un giro. Non inganni il fatto di essere in un centro abitato, ogni volta che i nostri piedi toccano il suolo affondano in 5 centimetri di farina marrone, che è anche il colore che ci ricopre. Mangiamo carne, verdure e <em>Chapati</em>, praticamente il cibo nazionale. Il ritorno alla locanda è immerso in una notte nera come non l’ho mai vista prima.</p>
<p>Il mattino dopo il cielo è terso, pulito. Davanti a noi che sembra di poterlo toccare allungando una mano c’è il Kilimangiaro, un massiccio alto quasi seimila metri piantato nel mezzo della pianura infinita. È raro vederlo completamente, dalle radici fino alla cima bianca. Partiamo e dopo un’oretta siamo ad Amboseli, un parco non immenso, ma nel quale sembra di essere proiettati direttamente dentro al <em>National Geographic</em>. Il paesaggio cambia ogni pochi chilometri, passando dalla classica savana al deserto di pietre, poi alla palude recintata dalle palme, il tutto repentinamente. In lontananza si muovono tantissimi piccoli tornado, mulinelli d&#8217;aria che sollevano la polvere e che si alzano in cielo per diverse decine di metri. Ad Amboseli c&#8217;è una grandissima quantità di animali, che in questo periodo sono molto attivi, visto che devono andare a cercare l’acqua che è pochissima, poiché la stagione delle piogge quest’anno è stata breve e povera d’acqua. Ai lati della strada zebre e gazzelle morte sulle quali banchettano gli avvoltoi, poco più distante una mandria di gnu pascola la poca erba rimasta. Dietro di loro l’immenso Kilimangiaro. Alcune zebre si riposano, appoggiando la testa sul dorso di una compagna e viceversa, per controllare tutte le direzioni possibili. Lontano, avanti a noi un’elefante femmina con cucciolo (grande quanto il furgone) camminano lentissimi eppure non lo sono così tanto. Un aereo militare passa sopra di loro e la madre sventola le orecchie, sbatte la proboscide e pesta le zampe, sollevando una nuvola di polvere. Vanno verso una pozza d&#8217;acqua, che la guida mi indica ad est. Non la vedo, ma è circondata da una vegetazione verdissima, a testimonianza dell&#8217;enorme potenzialità che avrebbe questa terra se ci fosse acqua. Vicino a noi una giraffa ci attraversa la strada velocemente e si dirige verso un&#8217;appetitosa acacia, con la sua andatura dinoccolata.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-28.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-28-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" class="alignright size-medium wp-image-5021" /></a> Più tardi avvistiamo una leonessa sotto un albero, parecchio distante, sembra dormire sotto un&#8217;acacia. Si alza, e in un attimo mille figure balzano via dall&#8217;erba alta non distante: sono gazzelle, ed è stato sufficiente che lei si alzasse per far scattare l&#8217;allarme.</p>
<p>Pochi chilometri prima di arrivare al villaggio dei Masai che vivevano lì prima che Amboseli diventasse un parco, un gigantesco elefante maschio sbuca dalla nostra destra, intenzionato ad attraversare la pista. Cerchiamo di farcelo passare alle spalle, visto che in caso si metta male non è consigliabile scappare in retromarcia, e questo mostruoso esemplare passa a meno di dieci metri da noi. È alto una volta e mezza il Nissan, con la sola proboscide potrebbe ribaltare il furgone impiegando la stessa energia che ci metterei io a spostare un vaso di gerani. La sensazione di meraviglia e di impotenza che ci prende è incredibile. Si ferma, ci guarda, se ne va. Al villaggio veniamo accolti con molta gentilezza e veniamo invitati ad entrare in una capanna. Dentro è buio pesto per un europeo, mentre loro sembrano destreggiarsi benissimo.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-29.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-29-280x190.jpg" alt="" title="" width="280" height="190" class="alignleft size-medium wp-image-5022" /></a> Andiamo a mangiare al ristorante dove vanno di solito gli autisti, mangiamo benissimo e il ristorante è circondato da decine di babbuini, che strappano dalla terra le radici. Nel pomeriggio passiamo di fianco a una zona di canneti, l&#8217;autista rallenta, ci fa segno di stare fermi. Non vediamo niente, finchè un grosso leone maschio e anziano sbuca dai cespugli alla nostra sinistra, intenzionato ad entrare in quelli alla destra della pista. È un maschio, piuttosto anziano, la criniera è quasi un ricordo, sul muso i segni di qualche battaglia. Le zampe anteriori sono enormi, la muscolatura si muove sotto la pelle a testimonianza di una maturità non ancora diventata vecchiaia. Passa un paio di metri davanti a noi, dopodichè si ferma, si guarda alle spalle, guarda noi con aria quasi scocciata, di sufficienza. Poi si volta e scompare nella macchia, lasciandoci li a fissare il canneto, col fiato in gola che non sale e non scende.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-31.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-31-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" class="alignright size-medium wp-image-5024" /></a> Siamo particolarmente fortunati, anche se ad Amboseli la quantità di animali è davvero molto elevata, riusciamo a vedere qualcosa di piuttosto raro: un ippopotamo quasi completamente fuori dall’acqua. Ormai è il tramonto e Amboseli cambia faccia, il vento è fortissimo e spazza la pianura, spostando tonnellate di polvere. Torniamo alle tende che è notte e passiamo in mezzo a un gruppo di elefanti, tra cui una madre con un cucciolo che quasi ci carica. Alle tende accendiamo il fuoco e restiamo seduti, in mezzo alla Savana, nel vento che porta i suoni di lotte lontane. Ci stendiamo, e per tutta la notte resto ad ascoltare il vento, un lontano barrito, un mugghiare distante. Intorno alle 4 del mattino mi sveglio, un rumore stridulo arriva da appena fuori la tenda. Alcune iene sono venute a fare un giro probabilmente attratte dalla speranza di qualche avanzo.</p>
<p>Alle 6 è completamente buio, esco dalla tenda e aspetto, verso est un tenue bagliore schiarisce il cielo facendolo passare dal nero al blu scuro, al porpora, all’arancio. Poi il disco solare sale a una velocità incredibile, e in meno di tre minuti tutto è luce, erba che danza nel vento, cielo altissimo e azzurro.</p>
<p>Riprendiamo il furgone e ci dirigiamo verso la costa, verso lo <strong>Tsavo</strong>, uno dei parchi più famosi d’Africa.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-34.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-34-191x280.jpg" alt="" title="kenya-34" width="191" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-5027" /></a> La strada Nairobi-Mombasa che prendiamo poco dopo somiglia moltissimo a una nostra statale, è asfaltata, piatta, veloce e silenziosa: in una parola noiosa. Posti di blocco intervallano il percorso. Arriviamo a <strong>Voi</strong>, che è una cittadina in cui c’è uno degli ingressi. Troviamo un piccolo albergo per la notte e intorno alle quattro del pomeriggio entriamo a Tsavo Est. La terra è rossa come quella di un campo da tennis, il panorama è completamente diverso da quello di Amboseli. I cespugli fitti consentono una visibilità quasi mai superiore ai trenta o quaranta metri dalla strada, ma la sensazione che ci sia una vita nascosta li dietro è palpabile. Avvistiamo elefanti, tantissimi elefanti, <em>Dik-Dik</em>, <em>Kudu</em> minori, <em>Waterbuck</em>, oltre alle immancabili gazzelle di <em>Grant</em> e <em>Thompson</em>, fino a un tramonto in cui i raggi del sole sembrano le dita di Dio(34).</p>
<p>L&#8217;alba dello Tsavo è l&#8217;alba dei documentari della <em>National Geographic</em>. Uno spettacolo rosso intenso, col sole che sembra talmente vicino e grande che hai quasi l&#8217;impressione che possa squagliare le lamiere che sormontano le capanne.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-35.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-35-191x280.jpg" alt="" title="kenya-35" width="191" height="280" class="alignright size-medium wp-image-5028" /></a> Entriamo al parco che non sono ancora le sette, fa fresco nonostante il periodo e la zona, è piacevole girare con la cappotta del Nissan aperta e il vento che ci prende a sberle. Attraverseremo completamente il parco da parte a parte, e usciremo da dove generlamente si entra. L’autista esce spesso dalla pista principale e prende delle stradine laterali che si tuffano dentro la boscaglia. Risaliamo il letto di un fiume completamente asciutto: nei rarissimi punti in cui l’acqua ancora scorre il verde è brillante e colpisce lo sguardo. Purtroppo le precipitazioni sono state scarsissime nell’ultima stagione delle piogge, e il fiume è diventato una pista per gli elefanti. Risalendolo arriviamo a una zona dove ci sono delle cascate. Quando arriviamo siamo soli, alla nostra sinistra un gruppo di una decina di ippopotami sta nell’acqua e presidia il fiume, poco più a valle alcuni coccodrilli stazionano, ma non si avvicinano agli ippopotami, che sono in grado di ucciderli. Le cascate sono veloci, c’è un’intera pianura di scura roccia levigata. Ci spostiamo ridiscendendo il fiume, avvistiamo molti animali e molti movimenti tra i cespugli, a un certo punto ci troviamo una splendida leonessa dall&#8217;altra parte del letto del fiume. Ci fermiamo, lei ci osserva, ci siamo solo noi sulla strada sterrata. Tra noi e lei c&#8217;è il letto asciutto di un canale, la distanza tra noi è circa di 30 metri, è una bellissima leonessa, probabilmente mamma da poco a giudicare dalle mammelle. Lei cammina seguendo la riva, noi facciamo la stessa cosa dalla parte opposta. Quando lei si ferma, noi ci fermiamo, quando riparte noi le stiamo dietro col motore al minimo, a volte lei si ferma e ci spia da dietro dei cespugli. Ho l&#8217;impressione che vorrebbe attraversare il letto del fiume, ma che avendo i cuccioli sia più prudente del solito. Dopo poco si gira e va verso l&#8217;interno, dove i nostri occhi non la possono seguire. Ormai è quasi l&#8217;ora di uscire dal parco, ma abbiamo forse la più bella sorpresa della giornata: dietro un terrapieno si nascondeva un famiglia di 5 ghepardi, che, probabilmente spaventati dal passaggio veloce del Nissan, scappano dalla parte opposta rispetto alla strada. Non li avremmo mai visti se fossero rimasti fermi, ma con la coda dell&#8217;occhio li vediamo e ci arrestiamo subito. Sono due adulti e tre giovani. Hanno rallentato e si sono fermati a circa 80 metri dal furgone, 3 se ne stanno sotto un albero, uno vaga intorno a controllare la zona e l&#8217;ultimo è nascosto sotto un cespuglio a una quarantina di metri dagli altri. Tutti ci osservano fissamente, noi restiamo immobili per non spaventarli. Dopo qualche minuto due dei giovani che stavano seduti sotto l&#8217;albero si rincorrono sollevando un polverone. È impressionante la velocità con cui passano dalla stasi sonnolenta al gioco che li vede girare intorno all&#8217;albero cercando di acchiapparsi reciprocamente la coda.</p>
<p>Usciamo dal parco e torniamo verso Malindi, dopo quattro giorni. Un consiglio: fate tanto Safari, perché il viaggio lontano dal turismo e verso l&#8217;interno africano è qualcosa che non si dimentica.</p>
<div align="center"><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-23.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-23-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-25.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-25-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-26.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-26-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-27.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-27-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-30.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-30-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-32.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-32-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-33.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-33-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-36.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-36-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-37.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-37-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-38.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-38-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-39.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-39-280x190.jpg" alt="" title="" width="280" height="190" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-40.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-40-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-41.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-41-191x280.jpg" alt="" width="191" height="280" /></a> <a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-42.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-42-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" /></a></div>
<h2>Mida Creek</h2>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-43.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-43-280x191.jpg" alt="" title="" width="280" height="191" class="alignleft size-medium wp-image-5036" /></a> <strong>Mida Creek</strong> è abbastanza vicino a Malindi, fortunatamente non è una zona molto frequentata dai turisti nonostante sia piuttosto vicino a <strong>Watamu</strong>, e questo lo rende ancora più invitante. Questo luogo è invece molto conosciuto dagli ornitologi, che vengono a studiare le abitudini degli uccelli migratori, che fanno tappa fissa qui. Ci sono dei ragazzi che si prendono cura del posto. Per arrivare alla spiaggia si passa su un ponte sospeso, fatto di assi, di corde e qualche cavo d&#8217;acciaio. Alla fine si arriva alla spiaggia, che è straordinariamente lunga se c&#8217;è la bassa marea, e un solo braccio di mare di circa un chilometro divide la spiaggia da un&#8217;isola. Saliamo su delle canoe ricavate da tronchi cavi e in una mezz&#8217;ora siamo sull&#8217;isola. Le mangrovie sono stupefacenti, fittissime, verdissime. La luce non filtra sotto i mille rami intrecciati. A volte un uccello parte dalla boscaglia e ci sorvola. Le canoe entrano nelle strade d&#8217;acqua profonda pochi centimetri e intorno a noi migliaia di granchi violinisti multicolore disegnano archi con la grande chela, per difendere il territorio e richiamare le femmine.</p>
<p>Ci portano all&#8217;interno dell&#8217;isola, c&#8217;è un villaggio dove i locali ci invitano a sedere con loro e a mangiare il cocco che sono appena saliti a staccare. È incredibile vedere questi ragazzi che salgono per venti metri sulle palme per raccogliere il cocco. Intorno al villaggio ci sono dei microscopici campi di granturco, le piante salgono una qua e una là e sono secche, asfittiche, le pannocchie minuscole e di un giallo slavato. Tutti nel villaggio mangiano il cocco, persone, cani, gatti, polli. Chiunque. Quando torniamo verso le canoe, la nostra guida, un masai, si fora la pelle con una spina e lascia cadere una goccia di sangue a terra. Lo guardo incuriosito, e quando gli chiedo il motivo di quel gesto mi spiega che la tribù che siamo appena andati a trovare porta sfortuna, e che bisogna lasciare una goccia di sangue in terra perchè non accada niente. Sono un po&#8217; stranito, ma è molto serio quando mi spiega di questa cosa. Mentre torniamo ci dirigiamo deliberatamente con la canoa verso un gruppo di fenicotteri, che decollano tutti insieme e riempiono il cielo sopra di noi.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-44.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-44-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" class="aligncenter size-medium wp-image-5037" /></a></p>
<h2>Marafa</h2>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-45.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-45-280x110.jpg" alt="" title="" width="280" height="110" class="alignright size-medium wp-image-5038" /></a> La <strong>Cucina del Diavolo</strong> è esattamente come te l&#8217;aspetti. Un canyon arido, sprofondato decine di metri sotto il livello del terreno che lo circonda, rossastro, pietroso.</p>
<p>Ci si impiega circa un&#8217;ora da Malindi, di cui una ventina di minuti su asfalto. Appena arrivati un ragazzo gentilissimo si offre di farci da guida, e accettiamo volentieri. Scendiamo per un sentiero che ci farà fare il giro di tutto il canyon. Sorprendono i colori decisi eppure tenui di questa terra, sorprende vedere dove sono cresciuti certi arbusti, a testimonianza della forza delle forme di vita che si fanno bastare poco più di niente per sopravvivere.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-46.jpg" target="_blank"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-46-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-5039" /></a> Purtroppo l&#8217;escursione è stata funestata dall&#8217;inquietante presenza di alcuni Italiani che, nonostante vengano in Kenya da anni, non hanno ancora imparato a rispettare i locali (come se l&#8217;Italia fosse un modello di virtù e di ordine), ma si sa, di cretini è pieno il mondo e la Provvidenza non perde occasione di ricordarcelo.</p>
<p>In alcuni punti sono state fatte delle croci e delle scritte di carattere cristiano allineando dei sassi, addirittura in un punto in cui è appesa una croce alla roccia vengono abitualmente celebrate delle messe nel periodo natalizio, a testimonianza di quanto sia radicato anche qui il credo cattolico e di quanto sia variabile il concetto di “uso improprio”.</p>
<p>Il percorso termina con una salita ripida e stretta, dopo la quale ci si trova in alto, ad ammirare gli strati e i colori violenti del canyon.</p>
<p>Una donna passa e appoggia un carico di legna che stava trasportando sulla testa. Ho grosse difficoltà a sollevarlo, non capisco come faccia a portarlo per chissà quanto.</p>
<p>Il sole sta per scendere e ci sediamo su una panchina di legno ad osservare i colori delle rocce che mutano nei riflessi, si fanno arancioni, poi rossi, infine grigiastri.</p>
<p>Il tramonto all&#8217;equatore è decisamente molto più veloce di quanto siamo abituati a vedere alle nostre latitudini e si resta così, quasi sorpresi che improvvisamente stia arrivando la notte.</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-47.jpg"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2010/02/kenya-47-191x280.jpg" alt="" title="" width="191" height="280" class="aligncenter size-medium wp-image-5040" /></a></p>
<h2>Ritorno</h2>
<p>Parte integrante di ogni viaggio è il ritorno, con il carico di ricordi, esperienze, nostalgie che esso comporta. Quando si scende dall&#8217;aereo si ritrova il caos abitudinario delle code al casello, il rumore squillante di qualche bambino viziato che all&#8217;aeroporto piange perché vuole qualcosa, gli oggetti che conosciamo, quello strano senso di fretta continua che abbiamo costantemente e che dovrebbe permetterci di risparmiare tempo. Parlando con un masai in un villaggio, mi disse:</p>
<p><em>“Voi avete gli orologi. Noi abbiamo il tempo”</em>.</p>
<p><em>Sandro Chiozzi</em></p>
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		<title>Donati 20 Euro ad Amref</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 19:19:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[african medical and research foundation]]></category>
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		<description><![CDATA[Non si può certo dire che gli sponsor abbondino, ma, seppur a fatica, siamo riusciti anche questo mese a raccogliere la cifra necessaria per una nuova donazione. Destinataria stavolta è AMREF Italia, un&#8217;altra associazione talmente conosciuta da non aver bisogno di presentazioni. In particolare, il contributo raccolto andrà al loro Progetto Infanzia. Cito dal sito: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può certo dire che gli sponsor abbondino, ma, seppur a fatica, siamo riusciti anche questo mese a raccogliere la cifra necessaria per una nuova donazione. </p>
<p>Destinataria stavolta è <a href="http://www.amref.it/index.cfm" target="_blank"><strong>AMREF Italia</strong></a>, un&#8217;altra associazione talmente conosciuta da non aver bisogno di presentazioni.<br />
In particolare, il contributo raccolto andrà al loro <strong>Progetto Infanzia</strong>.<br />
Cito dal sito:<br />
<em>Ogni mille bambini che nascono in Africa, 104 non raggiungono il primo anno d’età. Dodici mila bambini africani muoiono ogni giorno a causa di malattie facilmente prevenibili, mentre il 90% dei bambini orfani dell’AIDS, circa 15 milioni, sono africani.<br />
Nelle grandi città africane come Nairobi, inoltre, centinaia di migliaia di bambini, orfani o fuggiti dalle famiglie, vivono per strada tra fame, violenza, droga ed emarginazione.<br />
Il mondo ignora che l’infanzia non è solo una fase intermedia tra la nascita e l’età adulta: il diritto alla salute, alla protezione, al gioco, all’istruzione, all’affetto familiare, sono elementi costitutivi dell’identità di una persona.<br />
La maggioranza degli africani ha meno di diciotto anni, ma solo in pochi hanno la fortuna di andare a scuola. A ciò va aggiunta la povertà familiare che costringe molti bambini ad entrare nel mondo del lavoro minorile.<br />
Contrastare i nemici dell’infanzia africana è l’obiettivo che AMREF si prefigge attraverso il sostengo alle attività didattiche, le iniziative di educazione sanitaria nelle scuole e la riabilitazione dei bambini di strada, che la popolazione urbana dell’Africa vede solo come piccoli criminali.<br />
Sono loro il futuro dell’Africa e meritano tutto il nostro sostegno&#8230;anche il tuo!</em></p>
<p>A noi il futuro dei bambini sta a cuore; se sta a cuore anche a voi, donare via internet (tramite <em>Paypal</em>, <em>Postepay</em>, carta di credito, bonifico bancario o conto corrente postale) è semplicissimo, basta <a href="http://www.amref.it/locator.cfm?SectionID=803&#038;proj=1" target="_blank">cliccare qui</a> e selezionare il progetto da sostenere, la cifra e il metodo di pagamento.</p>
<p>Per i più scettici, anche questo mese forniamo la prova dell&#8217;avvenuta donazione:</p>
<p><a href="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2009/12/transazione.JPG"><img src="http://www.bemagazine.tv/wp-content/uploads/2009/12/transazione-280x189.jpg" alt="donazione paypal" title="donazione paypal" width="280" height="189" class="aligncenter size-medium wp-image-4579" /></a></p>
<p>Non mi resta che ringraziare gli sponsor di Dicembre, <a href="http://www.crearti.eu/" target="_blank">crearti.eu</a> e <a href="http://www.uominidonne.net/" target="_blank">uominidonne.net</a>, ed augurarmi di poter rinnovare l&#8217;appuntamento con l&#8217;altruismo su <a href="http://www.bemagazine.tv">BE! Magazine</a> al prossimo mese!</p>
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