Sting live, Firenze 28/7/16

Ci sono passioni che scopriamo da bambini e ci rimangono dentro per tutta la vita in maniera misteriosa, in perfetta simmetria ai ben più noti traumi infantili. La più forte tra queste inesplicabili passioni è sicuramente la musica, capace di tenerci legati per tutta la vita ad alcuni degli artisti ascoltati “dai grandi”, durante la nostra infanzia. Per il sottoscritto, del pantheon dei grandissimi fa senza dubbio parte Sting, che ho avuto modo di vedere dal vivo per la prima volta lo scorso 28 Luglio, a Firenze.

L’appuntamento è al parco delle Cascine, ippodromo del Visarno, per la seconda tappa del suo Back to Bass Tour 2016, fresco di debutto a Roma. Man mano che il pubblico affluisce, penso che siamo bellissimi nella nostra eterogeneità: c’è gente della mia età, ma anche ragazzini, signore e signori di mezz’età e anche oltre; ci sono italiani e stranieri; vedo magliette di tutti i tipi, Rolling Stones, Vasco, Foo Fighters… e molte dei Police che sembrano proprio “d’epoca”.

L’opening act del concerto rimane in famiglia… Ci pensa Joe Sumner, il figlio trentanovenne di Gordon. Si fa accompagnare dalla corista Jo Lawry e dal percussionista Rhani Krija (rivedremo entrambi sul palco con papà) e scalda la folla proponendo ben sette canzoni.

Dopo una breve attesa, entra in scena Sting, sessantaquattro anni portati in maniera splendida… Mi sembra di vedere diverse donne ammirarlo e poi guardare il compagno seduto accanto con lo stesso entusiasmo con cui fisserebbero un orzaiolo allo specchio.
Si comincia subito con un grande classico dell’era Police, Every Breath You Take, ed è già magia: Sting dimostra che oltre al fisico, anche la voce è rimasta quella di tanti anni fa.
Salto in avanti di dieci anni per If I Ever Lose My Faith In You: un inno d’amore incondizionato, che tra le righe contiene anche una profezia sui politici dell’era Trump (quelli che “sembrano presentatori di game show…”).

In un buon italiano, Sting ci annuncia, testualmente “una vecchia canzone… Pazzo di te”. È uno dei miei (tanti) brani preferiti e mi sorprende un po’ che decida di farlo interamente in inglese… Sì, probabilmente la metrica della versione in italiano non è all’altezza dell’originale, ma parlarci nella nostra lingua avrebbe creato una connessione col pubblico. Poco male, lui ha tante frecce al proprio arco e avrà modo di rifarsi e di “stregarci” durante la serata.
Si torna ai Police, con Driven To Tears… ed oltre che per il nostro idolo, sono applausi a scena aperta anche per lo storico chitarrista Dominic Miller ed il talentuoso violinista Peter Tickell.
Per Sting ecco l’occasione di presentare la sua band al completo, che comprende anche due pezzi da 90 come il tastierista David Sancious ed il batterista Vinnie Colaiuta (ribattezzato da Sting “il magnifico Vincenzo”, per le date italiane).

Arriva una piccola sorpresa… Sting ci ricorda che ha appena concluso un tour in coppia con il grande Peter Gabriel e omaggia l’amico con una cover di Shock the Monkey.
Dopo Invisible Sun (ancora Police), c’è apparentemente un altro omaggio a Gabriel, con Dancing with the Moonlit Knight dei Genesis… Apparentemente, però, perché il pezzo sfuma presto in un altro cavallo di battaglia del trio con Copeland e Summers: Message in a Bottle, in una versione decisamente coinvolgente che trascina il pubblico fiorentino.

Questo è uno dei momenti magici del concerto, sfruttato piazzando altri due capolavori in successione. Prima la dolcissima Fields of Gold, in cui la chitarra classica di Miller prende la scena. Poi l’atmosfera onirica di The Hounds of Winter, con splendido controcanto della Lawry.
Per qualche minuto è come se venissimo tutti trasportati da un’altra parte, un luogo senza tempo, senza coordinate e senza preoccupazioni: l’unica cosa che conta è lasciarsi trasportare dal susseguirsi delle note, abbandonandoci con totale fiducia al nostro sciamano inglese.

La caratteristica del repertorio di Sting è però quella di trovarsi a proprio agio su generi e ritmi diversi, dai più romantici ai più energetici. Ecco dunque che ci libera dalla nostra trance con altri due pezzi più vecchi di me. Prima So Lonely, che fa saltare il pubblico presente, e poi When the World Is Running Down, You Make the Best of What’s Still Around. Devo dire che quest’ultima non è esattamente tra le mie preferite, ma dal vivo è tutt’altra cosa ed è un piacere apprezzare dei bravi musicisti che si esibiscono in assoli.

Dopo Something the Boy Said inizia la parte finale del concerto, per me la più emozionante. C’è Heavy Cloud No Rain, uno dei pezzi di cui mi sono ri-innamorato preparandomi per questo concerto e per me è occasione per correggermi. Se all’inizio pensavo che la sua voce fosse immutata, adesso capisco che non è così… Perché su ritmi come questo è addirittura migliorata.
Ecco Shape of My Heart e quando la chitarra di Miller attacca l’intro, con tempismo perfetto nella calda serata fiorentina si alza un refolo di vento fresco… o forse sono solo io che ho la pelle d’oca, quella vera, e non ho il coraggio di ammetterlo.

Arriva l’esecuzione di Englishman in New York, uno dei momenti indimenticabili della serata. Indimenticabile per me, perché mi riporta alla mente quel CD di “…Nothing Like the Sun” che spesso è stata la mia sveglia la domenica mattina, ai tempi di elementari e medie. E indimenticabile credo anche per tutti i presenti, visto che Sting si diverte a “chiamare” il nostro coro, esortandoci in italiano sia durante il ritornello che soprattutto in quel bellissimo “Be yourself, no matter what they say”.
Un altro momento per dimenarci ce lo regala poi con Every Little Thing She Does Is Magic, trascinante come 35 anni fa.
Gran finale con Roxanne, in una versione particolare che include un intermezzo di Ain’t No Sunshine di Bill Withers, in uno splendido mix.

Sting saluta ed esce, mentre il pubblico si accalca sotto il palco, reclamando un bis.
Veniamo accontentati, prima con il brano più recente in scaletta: un’arabeggiante Desert Rose che esalta anche la voce della Lawry. Poi, come a voler coprire l’intero arco della sua produzione artistica, con la prima traccia del primo album dei Police, ovvero Next to You.
Serve un’altra acclamazione del pubblico per far venire nuovamente fuori Sting, che chitarra e voce esegue Fragile, una gemma che proprio non poteva mancare in scaletta e che nella mia memoria resterà sempre legata alle drammatiche immagini dell’11 Settembre 2001.

Continuiamo a chiedere un bis, ma stavolta è davvero finita ed andiamo a casa consapevoli di avere assistito ad un grande spettacolo.
Il mio più grande rammarico è l’aver assistito ad un numero tutto sommato limitato di brani (20), se paragonato alla produzione di altissima qualità che abbiamo sentito in oltre trent’anni. Oggettivamente, la delusione è stata non aver sentito nulla tratto da The Dream of the Blue Turtles, a cui sono legato dal ricordo di un vinile ascoltato centinaia di volte. Tra Russians, Moon Over Bourbon Street, If You Love Somebody Set Them Free e Love Is the Seventh Wave, almeno una in scaletta ci stava, no?
Poi, soggettivamente, gli appassionati di Sting troveranno tanti altri grandi brani esclusi, come Walking on the Moon, Don’t Stand So Close To Me, Be Still My Beating Heart, They Dance Alone, We’ll Be Together, All This Time, Seven Days, It’s Probably Me, La Belle Dame Sans Regrets ed altre ancora… praticamente un altro mini-concerto.
La gioia è invece quella di aver vissuto quasi due ore di magia ed essermi sentito parte di un grande rituale collettivo, che i presenti ricorderanno a lungo. Adesso, l’attesa per il nuovo album di inediti (“57th and 9th”, singolo in uscita a Settembre) è sicuramente cresciuta.

Avrete senz’altro notato la bassissima qualità delle foto in questa pagina. Mi scuso, ho scattato con il cellulare, pensando che le videocamere venissero requisite (cosa che invece non è avvenuta). Sempre col cellulare ho registrato tre canzoni, che vi propongo di seguito per dovere di cronaca. Non lasciatevi impressionare, le stonature non sono reali, ma dovute allo scarso microfono con cui ho registrato.

Cominciamo dall’apertura, Every Breath You Take

E poi, “una vecchia canzone”… Mad About You

Infine, Dancing With the Moonlit Knight – Message in a Bottle

Setlist

Every Breath You Take
If I Ever Lose My Faith In You
Mad About You
Driven To Tears
Shock the Monkey
(P. Gabriel)
Invisible Sun
Dancing with the Moonlit Knight/Message in a Bottle
Fields Of Gold
The Hounds of Winter
So Lonely
When the World Is Running Down, You Make the Best of What’s Still Around
Something the Boy Said
Heavy Cloud No Rain
Shape of My Heart
Englishman in New York
Every Little Thing She Does Is Magic
Roxanne

(Encore)
Desert Rose
Next To You
Fragile

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