Interstellar, ovvero Nolan e la relatività del deja-vu

Locandina Interstellar

Riecco sulle nostre pagine Radioactive Jack, che torna per recensirci uno dei film più discussi del momento... Buona lettura!

Ben ritrovati, oggi vi darò la mia versione di “Interstellar”, blockbuster dal cast scintillante (McConaughey, Hathaway, Caine, Damon, Chastain) e diretto dal regista più ispirato del decennio, quel Christopher Nolan che ci ha deliziato con “Inception” e la trilogia del “Dark Knight”.

La Terra è alle strette, tempeste di sabbia giornaliere ribaltano le priorità: miliardi di umani devono essere sfamati e servono più coltivatori che ingegneri. E Cooper (McConaughey) è uno di questi: un tempo astronauta, oggi bada al granturco e ai figli dopo la morte della moglie. Ma una passione così grande non può essere dimenticata e Cooper è un leone in gabbia. La Nasa opera in segreto, giacchè i finanziamenti sarebbero politicamente immorali in tempi di necessità; Cooper, con l’aiuto di una figlia curiosissima di tutto e oggetti che cadono misteriosamente senza ragione, rintraccia le coordinate di una delle basi e una vecchia conoscenza (Caine) lo convincerà a viaggiare in un condotto spazio-temporale nel tentativo di salvare la Terra.

Interstellar Cooper & Murphy Quello che vi ho raccontato è la prima, un po’ banalotta ora di film. Le 2 ore seguenti saranno invece un misto di avventura, emozione e colpi di scena come solo Nolan può archittettare, vi invito a comprare il biglietto per non svelare troppo.

Cosa non va: chi ha visto “2001: Odissea nello Spazio” avrà una sensazione di deja-vu anche se trama e svolgimento sono completamente diversi. Il film di Kubrick era avanti di decenni: volutamente onirico, artisticamente concepito e tremendamente irrazionale.

Interstellar “Interstellar” è stato scritto a 4 mani con un vero fisico teorico (Kip Thorne) e ci sono almeno 3 scene in cui i personaggi spiegano nozioni di fisica. Esclusi i nerd, quei momenti sono oggettivamente un po’ pesanti: suonano come il primo della classe che spiega la lezione a uno che non ha mai aperto il libro. Si rischia di rimanere confusi o passare qualche minuto a capire ciò che viene spiegato.

In secondo luogo, Nolan torna ad usare espedienti e tecniche già viste in altri suoi film. L’avere una firma propria è normale ma si ha la sensazione che Interstellar non sia niente di particolarmente nuovo. E il campo di grano – diciamolo – fa molto “Signs” di Mel Gibson, discreto film ma noto anche per essere stato sbertucciato in “Scary Movie 3”.

Cosa funziona: finalmente si parla di viaggi intergalattici e relatività senza una saga letteraria o amorazzi prevedibili, un reale “case study” di sopravvivenza della specie umana e di riflessione sull’egoismo con cui affrontiamo il destino. Non si riesce a staccare gli occhi dallo schermo: l’ansia è a tratti insostenibile, le lacrime difficili da trattenere, e nessun personaggio è uguale a quello di un’ora prima.

Non ci girerò intorno, è un film di una qualità imprescindibile ma non il capolavoro che ci aspettavamo. La scrittura è a tratti incerta e il fatto che sia un progetto che girasse le case di produzione da 10 anni qualche dubbio lo solleva. Nonostante nessun sobbalzo di interpretazione, il notevole coinvolgimento emotivo avrà sicuramente appeal sull’Academy (miglior regista?) e sui botteghini. Andate a vederlo e commentate il post, fatemi sapere come la pensate!

Voto: 7.5/10

TRAILER:

 Radioactive Jack

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1 Response

  1. “è un film di una qualità imprescindibile ma non il capolavoro che ci aspettavamo”
    Parole sante

    Sia chiaro: non é un capolavoro e forse Nolan ha saputo fare di meglio (The Prestige), tra l’altro è pure molto diverso dal film spettacolare e guizzante che immaginavo di vedere. Non c’azzecca niente nemmeno il paragone (con cui il battage pubblicitario ci ha tartassato) con 2001 Odissea nello spazio: laddove Kubrick è filosofico – quasi metafisico direi – Nolan è invece psicologico ed intimista. L’unica cosa che li accomuna è l’uso strumentale della fantascienza al fine di introdurre più profonde riflessioni e – nel caso di Nolan – anche suggerire risposte. Nonostante tutto ciò Interstellar trova il modo di tracciare un sentiero che, con un po’ di fatica, si fa strada fino allo spettatore convogliando su di lui una teoria di immagini efficaci che stimolano pensieri e riflessioni via via più profonde.

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