Addio Enzo Bearzot

Un pensiero per Enzo Bearzot, CT mundial scomparso in questi giorni, scritto da Anonimo Ticinese

Quando se ne va uno come lui non puoi fare a meno di toglierti il cappello, di chinare il capo e di posare la penna per qualche minuto. Cosa dire di uno come Enzo Bearzot? Niente di più di quanto è già stato scritto da chi ha avuto la ventura di conoscerlo di persona.

Io ho solo un ricordo sbiadito, rinfrescato dalle centinaia di volte in cui si è rivista quella finale, che in realtà era già vinta prima di iniziare. Non si può infatti perdere un Mondiale dopo avere battuto l’Argentina di Maradona e il Brasile di Falcao. E infatti è andata così.

A colpire di più però è la straordinarietà del personaggio, che stride così fortemente con lo stereotipo del calciatore di oggi, legato quasi più a veline e shampoo che a pallone e fatica. Di quell’Italia rammentiamo l’urlo di Tardelli, l’infallibilità di Paolo Rossi, le maglie strappate degli avversari diretti di Gentile.

Ma più di tutto la partita di scopa sull’aereo del ritorno dalla Spagna: Bearzot che discuteva con Pertini perché Zoff aveva ballato il sette, con la severità che un Anfitrione deve ai suoi pupilli. E quel sette per il Cittì valeva almeno quanto la parata salvatrice dell’estremo friulano in Brasile-Italia, sul 3-2 per gli Azzurri a pochissimo dalla fine.

Perché Bearzot era così: si gioca e ci si impegna in tutto, sia che si tratti di carte, sia che si tratti della partita di calcio della vita. Perché la vita è un gioco, tremendamente serio, ma un gioco. E oggi il cittì ha chiuso la mano, arrivando a 21 ben prima della morte. Che ha perso, impotente davanti a tanta determinazione.

Addio Cittì.

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1 Response

  1. sgrz says:

    Ora è con Pertini a fumare la pipa e giocare a scopone scientifico
    La pipa mundial di Enzo Bearzot. 

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