Intervista esclusiva a L’Aura

La seguente intervista è stata realizzata da Sandro Chiozzi, amico di BE! Magazine già al suo secondo pezzo. Buona lettura!

Laura Abela, in arte L’aura, è esplosa discograficamente con “Okumuki”, nel lontano 2006, che l’ha vista anche partecipare al Festival di Sanremo. Oggi, qualche disco (e qualche cambiamento di look) dopo, l’abbiamo intervistata in seguito all’uscita della sua ultima fatica: un EP contenente 6 tracce dal titolo “Sei Come Me”.

Ciao, benvenuta su BE! Magazine. Dove nasce la Laura cantante e polistrumentista?
Ciao! Nasco a Brescia in piena notte intorno a Ferragosto, in ritardo di tre settimane e per di più podalica. Una vera rompiscatole! (sorride) Si dice però che già emettessi i primi vagiti canori fin da subito. Sarà perché entrambi i miei genitori cantano bene.

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato di più?
Ce ne sono tantissimi! In passato musica dei generi più disparati, oggi molto pop, come Beyonce, Rihanna, Katy Perry o gli Hurts, ma anche tanta musica classica e ambient, Arvo Part, Harold Budd, Debussy, Wagner, Stravinskij e molti altri…

Poi due anni a San Francisco e al rientro “Okumuki”. Una bella soddisfazione, no?
Certo che sì, ma solo due anni dopo il rientro. Rientrai in Italia nel 2003, ma Okumuki ebbe una lunga gestazione. Il problema è che non riuscivo a trovare il produttore giusto. In Italia siamo pieni di bravissimi musicisti e anche qualche arrangiatore, ma i Produttori con la P maiuscola sono davvero pochi. Un produttore non ha solo il compito di dare una veste ai brani, ma anche di sceglierli, creare un suono adatto all’artista senza usarne uno “standard”, supervisionare il lavoro generale partendo dal look, dai video, dai singoli da selezionare per il mercato… è un ruolo molto delicato che pochi in Italia sanno fare. Quindi per i primi due dischi ho chiesto l’aiuto di un amico produttore americano (Enrique Gonzalez Muller) e per questo EP, quello di Dado Parisini che è a mio avviso uno dei tre-quattro migliori produttori che abbiamo. Ed è l’unico ad aver vinto un Grammy Award!

Una curiosità: com’è nata la scelta di creare il tuo nome d’arte semplicemente “apostrofandoti”?
È stata un’idea del papà, che è un imprenditore sui generis. (sorride) In realtà voleva fare il pittore (potete dare un’occhiata alle sue opere qui), ma essendo nato molto povero e senza papà ha dovuto ripiegare su un altro tipo di carriera. Nel tempo libero scrive poesiole per gli amici, ed è stato lui a propormi questo gioco grammaticale: mi è piaciuto immediatamente e l’ho tenuto!

EP invece di disco, come mai?
È un’idea della mia casa discografica. Io avrei fatto uscire un CD di 12 – 13 pezzi, è un formato a cui sono molto affezionata, ma loro hanno preferito dividere il materiale in 2 tranche. Una esce ora ed una la prossima primavera. In realtà si è rivelata una scelta molto conveniente per chi compra musica. Su Itunes l’EP costa circa 5 euro ed ogni brano è davvero curato e potrebbe essere un potenziale singolo. Anche per il prossimo EP vogliamo mantenere un livello qualitativo altissimo, 3 brani esplosivi sono già pronti e sto finendo di scrivere gli altri 3, che idealmente vorrei fossero altrettanti singoli.

Nel disco c’è anche un remake di “Total Eclipse of the Heart” di Bonnie Tyler… una bella sfida misurarsi con un pezzo così importante nella scena pop, no?
Quando affronto una cover non penso mai al paragone con l’artista che l’ha interpretata: se lo facessi mi bloccherei, è ovvio! Cerco di coverizzare solo canzoni che ho interiorizzato talmente tanto da non essere più legata all’interpretazione originale, quindi scelgo solo brani che ascolto da quando ero molto piccola. Proprio come in questo caso: “Eclissi del cuore” era ed è una delle canzoni preferite di mia madre, grande fan di Meat Loaf, che è l’autore di questo pezzo. Bonnie è certamente un mio riferimento canoro e volevo solo rendere omaggio alla sua bravura con questa interpretazione tutta nuova.

Sei stata a Sanremo già due volte (per la gioia della Gialappa’s Band). C’è la possibilità di rivederti anche quest’anno?
Mi piacerebbe molto! E poi essere commentata dai ragazzi della Gialappa’s Band sarebbe fantastico, li adoro da sempre!

Molto pianoforte, acustica, poca postproduzione elettronica. Come mai questa scelta?
Anche nel mio primo disco c’era zero elettronica. Con “Demian” ho provato a sperimentare, ma ammetto che i computer non sono proprio il mio pane! (sorride) Preferisco il mio vecchio amico a tasti bianchi e neri per comporre e Dado ha semplicemente cercato di mantenere lo spirito “crudo” e “live” dei miei primi provini al piano. Due di essi sono contenuti speciali del disco su Itunes, accattatev’ill! (ride)

Le canzoni contenute in questo disco sono decisamente personali e introspettive. Questa scelta è data da un momento particolare della tua vita?
Quelle più ritmate sono state volutamente parcheggiate per il prossimo EP, mentre il fatto di scrivere canzoni più personali nasce dall’esigenza di comunicarmi di più come persona. Non che non lo abbia fatto nei dischi precedenti, ma prima descrivevo una sorta di mondo parallelo, il mondo in cui mi rifugiavo per scappare dalla realtà. Ora che non ho più paura di vivere la realtà per come è, non ho più voglia di nascondermi. La realtà è che sono una tipa molto semplice, e quell’aria da intellettuale era legata più che altro al contesto in cui sono vissuta fino ad una certa età. In questi ultimi anni sono molto cambiata, così come è cambiato il mondo intorno a me, le mie amicizie. Voglio parlare al cuore della gente semplice, che è quella a conti fatti è quella che mi piace di più, perché è quella che ha meno maschere.

Riesci a descrivere ognuno dei tuoi album con un solo aggettivo?
Okumuki“: bambino. “Demian“: nero. “Sei come me“: sensuale. (sorride)

Tu sei un’artista che ama cambiare sempre, anche la tua immagine. Che effetto ti ha fatto vederti in questa nuova veste?
Molto positivo! Riflette un rapporto decisamente migliore con il mio corpo! Sai che noi donne siamo sempre molto critiche nei confronti del nostro aspetto fisico…

Proprio questo tuo nuovo look “sexy” sei stata citata su diversi siti, la cosa ti ha divertita?
Beh, sì. (sorride) Più che altro perché data la disinibizione che c’è in tv mi fa ridere il fatto che quando è una cantante a farlo viene additata come “sporcacciona“. Ho 26 anni e se non metto in risalto il corpo ora, quando lo faccio, a 60 anni? E poi cosa c’è di male a sentirsi carine? (sorride ancora)

Che rapporto hai col web e con la tecnologia in generale? Quali sono le cose che fai più spesso quando vai su Internet?
Seguo tantissimo facebook col mio profilo, youtube e cerco di scrivere spesso sul mio blog, www.lauraabela.com. Poi compro su Topshop, Asos, Ebay, Shopbop… cerco di scovare le occasioni prima che gli eserciti di fashioniste mi precedano! Seguo diversi blog fashion, recentemente ho pubblicato un articolo in proposito. Su zooplus.com prendo il cibo per il mio micio: è molto comodo, te lo inviano loro direttamente a casa, e costa molto meno che a prenderlo in negozio. Poi compro musica su Itunes che ascolto prima su Last FM.

Siamo ai saluti… ma hai in programma un tour?
Fremo per suonare dal vivo, ma voglio aspettare che esca anche il secondo EP in modo da privilegiare i brani del nuovo corso musicale. Spero comunque di continuare, nel frattempo, a fare qualche piccolo concerto acustico qui e l’à. (sorride)

Per le immagini contenute in questa pagina ringraziamo la stessa Laura e Sotto i Riflettori.

Sandro Chiozzi

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