WWE Raw World Tour, Milano, 13/11/2010

In questi giorni il grande wrestling firmato WWE è tornato in Italia, con un house show al Forum di Assago. A raccontarci com'è andata è uno storico appassionato della disciplina, presente allo show: "cerusfaction" Stefano Cerutti.

13 Novembre 2005, una data che forse alla maggior parte delle persone dice poco o nulla. Non si troverà mai sui libri di storia, non verrà mai ricordata su giornali, tg e talk show vari. Però per una piccola grande nicchia di persone questa rimarrà una data storica, seppur molto triste.
Quel giorno ci lascia un ottimo wrestler, ma soprattutto una grande persona, stimata e spesso amata da un po’ tutti i colleghi.
Ma non è tutto: da quel giorno il wrestling in Italia comincia a diventare “scomodo”, il capro espiatorio di molti problemi di bambini e ragazzini: i wrestler drogati, gli incontri troppo violenti, le morti sospette, i genitori non possono più permettersi di delegare l’educazione dei propri figli a questo tipo di trasmissioni. Così pian piano il fenomeno-wrestling scema, complici altri tristi eventi, allontanando dall’Italia molte iniziative ad esso collegate e riducendo i suoi fans solo ad una “ristretta” cerchia di appassionati.

13 Novembre 2010: dopo due anni di assenza totale, torna nel nostro Paese il colorato carrozzone (nel senso più positivo del termine) della WWE, che porta a esibirsi a Milano il roster principale, quello di Raw, riaccendendo un entusiasmo e una partecipazione che parevano sopiti da tempo.
Quello che segue è il racconto della mia giornata milanese, che è stata fortunatamente anche la giornata di tanti altri e che potrebbe essere il punto di partenza per un futuro migliore (almeno per quanto riguarda il nostro sport-entertainment preferito).

Questo è il quinto tour che seguo (6 show totali, comprese le puntate settimanali registrate nel 2007), il terzo che “vivo” anche al di fuori del palazzetto, quindi mi posso ormai considerare un professionista del pedinamento.
Il programma è molto semplice: vivere una giornata intera all’insegna del wrestling, quindi andando ben oltre il solo spettacolo serale al Forum. Ogni occasione è buona: incontrare i wrestler all’hotel, a una sessione di autografi, in giro per la città, qualsiasi cosa per avere una foto, un video o un autografo.
Per fortuna la distanza mi permette di prendermela comoda: da Pavia a Milano basta una mezz’oretta, perciò mi trovo verso mezzogiorno col mio amico Luca, ci si arma di fotocamera, cellulare con connessione internet, carta e penna, tanta buona volontà e ci si mette in viaggio.
Ci si concede giusto il tempo di arrivare in centro a Milano e pranzare, perché poi inizia il duro lavoro. Missione numero 1: individuare l’hotel in cui tutta la crew della WWE ha deciso di soggiornare. Sui forum in internet impazza già da alcuni giorni il toto-hotel, ognuno sulla base delle esperienze passate dice la propria, nessuno sa niente di preciso ma tutti mettono sul piatto le stesse informazioni.
Bisogna per forza di cose farsi un ordine di probabilità per decidere da dove iniziare la ricerca. Poi ci vuole anche fortuna: in passato è stata determinante, stavolta mi fa solo risparmiare minuti preziosi e siccome uno dei due hotel papabili (per fortuna vicinissimi tra loro e in zona centrale) è chiuso per ristrutturazione, ci si può dirigere a colpo praticamente sicuro verso l’altro.

Già da lontano posso scorgere un folto gruppetto di persone assiepate davanti al lussuoso albergo e la cosa mi conforta non poco, perché vuol dire che sono nel posto giusto. Ad aspettare fuori ci saranno stati già una trentina di fans, solo un paio di bambini in mezzo a tanti ragazzi (più o meno giovani).
Quelli che più hanno attirato la mia curiosità sono stati dei fans di Daniel Bryan, rookie (debuttante) nella WWE, ma con un passato gloriosissimo nelle federazioni indipendenti. A questi ragazzi non mancava nulla: oltre alle canoniche fotocamere digitali, avevano dvd ufficiali, foto, persino un poster gigante del loro idolo su cui speravano lui apponesse la sua firma.
Tutti gli altri erano più che altro in attesa dei big, quei John Cena e Randy Orton sulle cui spalle grava il peso della federazione ora che le assenze di molti main eventer si fanno pesanti.

E proprio Cena è uno dei primi a fare capolino fuori dall’hotel: vestito di tutto punto, giacca chiara elegante, scende dal gigantesco pulmino (sembra un bizzarro gioco di parole) che è stato fatto parcheggiare fin sullo zerbino dell’albergo per evitare che il povero John entrasse in contatto con i fans. Io stesso ho fatto in tempo a vederlo giusto per due nanosecondi, tempo di circumnavigare il mezzo di trasporto che lo nascondeva completamente. Già da questo inizio ho capito che avrei ricevuto ben poche soddisfazioni durante il pomeriggio.
Pian piano gran parte del roster si mobilita e si comincia a notare la differenza tra un main eventer come Cena e i midcarder: da un comunissimo taxi cittadino scendono prima Yoshi Tatsu (disponibilissimo a fare foto coi fans) e poi Jamie Noble; addirittura a piedi arrivano Primo, Mark Henry ed Ezekiel Jackson, Zack Ryder, ma tutti con poca voglia di soddisfare i fans presenti, giusto qualche timido sorriso o cenno d’intesa e poi via a passo spedito dentro la hall.

Ritorna un pulmino, sul parabrezza c’è un foglio con scritto a caratteri cubitali “Gym”. Ad usufruirne sono il solito Cena, ancora poco propenso a farsi vedere dai fans, e Sheamus, che con aria minacciosa tira dritto come se tutto il mondo intorno non esistesse.
Esce anche Wade Barrett, che scaccia in malo modo dei fans che gli si erano avvicinati e scompare a piedi nella nebbia milanese che cominciava a comparire minacciosa.
Arriva un altro taxi: stavolta a scendere sono Gail Kim e Alicia Fox (che indossa una tipica mascherina veneziana… a Milano?) con tutto il loro carico di borse di carta riportanti le firme più prestigiose della moda italiana… evidentemente fare shopping nella città della moda è meglio che allenarsi.
Direttamente dalla Fnac (dove avevano appena terminato una sessione di autografi) giungono a noi anche R-Truth ed Eve: simpatico lui che lancia qualche sorriso e qualche suo tipico “What’s Up!” a noi poveri fans, molto seria lei che invece sorride a stento e si fa ammirare in tutta la sua bellezza soltanto per qualche secondo.
Dal loro impegno su Sky Sport tornano anche The Miz e il suo scagnozzo Alex Riley: il vincitore del Money In The Bank, valigetta sempre in mano, si diletta ad insultare bonariamente i fans di Bryan di cui parlavo prima, i quali gli facevano notare come lui avesse ceduto più volte alla terribile LeBelle Lock del loro idolo. Riley ovviamente non viene molto considerato in quel momento, e deve attendere che il suo mentore sia sparito dentro la hall per cercare in giro qualche fan che lo riconosca e lo acclami, anche se nemmeno così riesce a ricevere particolari attenzioni.

Tutto intorno intanto continua la normale vita dell’hotel: clienti di ogni nazionalità (ma di uguale disponibilità economica, a giudicare da abbigliamento e mezzi di trasporto) arrivano un po’ sorpresi di trovare tutta quella gente, alcuni addirittura domandano chi stessimo aspettando.
Chi cerca di approfittare di tutto questo movimento è Barrett: come nei cartoni animati cerca di avvicinarsi all’hotel in punta di piedi, contando di prenderci alle spalle ed approfittare della nostra distrazione per entrare senza doversi fermare per foto e autografi. Peccato che come sempre accade in questi casi il furbetto viene scoperto e, dopo un gesto di disapprovazione, con un repentino cambio di direzione evita tutta la folla, aiutato dal suo faccione arrabbiato e quindi poco accomodante che scaccia quelli che avevano tentato l’avvicinamento.
Tornano anche Sheamus e Cena, ancora una volta nascosto al pubblico come se fosse un potenziale bersaglio di un cecchino.

Verso le 17.30 iniziano le grandi manovre: due pullman turistici parcheggiano davanti all’hotel, escono tutti i buttafuori e gli inservienti, esce tutta la crew della WWE: è il segno che il roster a breve dovrà scendere in massa per andare al palazzetto per lo show.
La prima ad uscire dalla hall è Maryse, tanto bella quanto “preziosa”: un fugace sguardo verso di noi, una parola che sapeva tanto di imprecazione e poi dritta sul pullman.
Passano Tatsu, Goldust (fortunatamente non ancora pitturato d’oro), Ted DiBiase, Barrett, Gail Kim, Alicia Fox (che incredibilmente sorride al pubblico che la chiama) e Regal.
Passa ancora anche Cena: stavolta non viene scortato da tutto l’esercito degli Stati Uniti, si concede addirittura un saluto militare a chi lo acclamava e quando la maggior parte dei presenti gli urla a mo’ di scherno “Thank you Edge!” (ricordando ancora quel New Years Revolution del lontano 2006 in cui il canadese incassò il suo Money In The Bank sul bostoniano) lui risponde ironicamente con un “I can’t hear you” (“Non vi sento”).
Ripassa Eve Torres, poi ancora Riley (che batte “cinque” a tutti, anche a me che stavo riprendendo ancora la ragazza senza degnare lui di uno sguardo. E quasi mi faceva cadere la digitale!), The Miz (che battibecca ancora coi fans di prima), Mark Henry (che si ferma a far foto con chiunque lo volesse), R-Truth e Sheamus.
Poi arriva Daniel Bryan, che nota i fans con la sua gigantografia e si ferma (unico della giornata) a firmar loro tutto il firmabile.
Esce finalmente anche Randy Orton, che rimane un po’ sorpreso dell’accoglienza poco calorosa riservatagli dai fans (in pratica ero io l’unico ad incitarlo, pur non essendone un grande appassionato).
Ultimi ad uscire i due fidanzatini del roster, John Morrison e Melina, anche loro molto acclamati ma poco propensi a ricambiare l’affetto ricevuto.
Una volta realizzato il fatto che non ci sarà Santino Marella (ed è una gravissima mancanza) e che tutti si sono imbarcati, giunge il momento di lasciare l’hotel per andare al palazzetto.

Si salutano personalmente gli amici virtuali dei forum (che spesso solo in queste occasioni si ricordano come persone in carne ed ossa) e si parte: chi con la metro come noi, chi in autobus, chi in macchina, tutti col navigatore puntato in direzione Assago.
Resta un po’ di delusione per l’atteggiamento di eccessivo distacco dei wrestler verso coloro che di fatto alimentano il movimento e danno loro lavoro. Spesso noi pretendiamo troppo e non ammettiamo che anche loro sono umani, con i loro problemi privati, e magari non hanno la voglia di firmare milioni di autografi al giorno e di farsi abbracciare e toccare da decine di persone; però è anche vero che basta poco per farci felici: basta un sorriso, un cenno, una battuta, basta non scappare di corsa e lasciarsi fotografare, come spesso è capitato in passato (ad esempio nel 2008 ho vissuto un’esperienza bellissima, anche se pure lì c’è stata qualche eccezione, guarda caso dai main eventer più acclamati).

Ma bando alle ciance, è ora di immergersi nella vera atmosfera del wrestling, quella della parte lottata, vissuta sul ring.
Arriviamo al Forum un po’ tardino a dir la verità, ma tra metropolitane in ritardo, traffico sulla tangenziale e caos nel parcheggio si perde un sacco di tempo.
Dopo l’ennesimo panino della giornata, sbuchiamo davanti al palazzetto e con estrema sorpresa (e anche un po’ di paura) notiamo una ressa impressionante che aspetta ancora di entrare. Sorpresa perché così tanta gente in coda non l’avevo mai vista nemmeno per i precedenti tour, quindi non poteva che fare piacere, però vedersi davanti tutte quelle persone ad un’ora soltanto dall’inizio dello show non faceva molto ben sperare.
Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio, grazie anche all’intervento in massa di steward e controllori vari la gente è confluita velocemente all’interno. Tra di loro tantissimi bambini, molti dei quali fantasticavano sui ritorni di HHH o addirittura di Undertaker. Alcuni non avevano le idee molto chiare, credendo di vedere wrestlers di Smackdown (gettonatissimo Rey Mysterio, in tanti avevano le sue maschere addosso), altri discutevano di cose fantastiche ed irrealizzabili. Chi invece l’età degli innocenti deliri l’ha passata da un pezzo discuteva di cose più materiali: quali magliette acquistare all’interno, quale fosse la diva più attraente (ovviamente esprimendosi in termini meno gentili), quale fosse il wrestler migliore, citando i suoi trascorsi nelle federazioni indipendenti più sconosciute.

Giunti finalmente all’interno e con una mezz’ora abbondante di anticipo, posso dare un’occhiata in giro. Dal terzo anello il colpo d’occhio è comunque ottimo, giusto la barra di sicurezza della balaustra mi oscura un po’ la visuale e mi costringe a stare dritto sulla stretta poltroncina.
Dietro di noi un gruppo di ragazzi chiaramente estimatori di Cena, considerato che erano bardati da capo a piedi con i suoi prodotti ufficiali e che avevano un banner “componibile” (una lettera per uno) con scritto il suo nome.
Alla nostra destra si accomodano un papà e il suo bambino, anch’esso pazzo di Cena e conoscitore di tutti i wrestler e delle loro mosse finali. Alla nostra sinistra invece c’era una coppietta che mi ha veramente colpito: avranno avuto circa 35 anni e parlavano di quante cose (sempre inerenti al wrestling) avessero visto succedere da quando erano insieme. Discutevano dei cambiamenti della WWE nel tempo, dei primi tour a cui avevano partecipato, di come avessero visto letteralmente crescere Randy Orton e tutti gli altri wrestler che oggi sono al top della compagnia… insomma, mi han fatto una tenerezza infinita.
Al “fischio d’inizio” dello show, il palazzetto appare pieno in ogni ordine di posto, confermando un successo che penso nessuno si sarebbe mai immaginato alla vigilia. L’atmosfera è caldissima, partono molti cori a favore dei propri beniamini (i più gettonati, nemmeno a dirlo, Cena e Orton) e l’immancabile “Wooooo” alla Ric Flair.

Poi le luci si spengono, si accendono i faretti colorati ed una voce registrata ci dà il benvenuto nel mondo della WWE. Entra Justin Roberts, l’annunciatore ufficiale di Raw, che fa altrettanto ed introduce ufficialmente il primo match della serata.
Seguono secondi di interminabile silenzio, ancora più interminabili dei due anni di attesa per questo show. Poi parte la musica di Mark Henry e il palazzetto si lascia andare in un boato incredibile (che, senza nulla togliere al buon Mark, è più espressione dell’astinenza da wrestling che un tributo all’atleta). Il suo avversario della serata è Zack Ryder, che tenta subito di impaurire il grosso atleta di colore imitando le sue pose minacciose, ma fallendo miseramente nell’intento, non aiutato dal fisico “mingherlino”. Il match è poco più di una formalità per Henry, che domina per lunghi tratti e dopo pochi minuti blocca al volo l’avversario, che aveva tentato una mossa dal paletto, per poi schiantarlo al suolo grazie alla World Strongest Slam.

Il secondo match in programma è uno scontro tra Yoshi Tatsu e Alex Riley, che prima si lancia in un promo contro il nostro Paese che fa imbestialire i fans (che a mia impressione fischiano più a prescindere che per reale comprensione dell’inglese). Prima che inizi l’incontro, il General Manager di Raw (che assiste allo show non si sa bene come) si annuncia al pubblico col tipico suono computerizzato e tramite il cellulare di Roberts sancisce una sfida di danza tra i due atleti, credendo di far cosa gradita ai fans. Tatsu si esibisce per parecchi secondi (fin troppi), poi per fortuna Riley lo attacca alle spalle e può iniziare il match. Anche stavolta poco da segnalare, l’unico che mette in mostra qualche buona manovra è il giapponese, che chiude in poco tempo con uno Spinning Kick dal paletto.

E arriviamo al primo vero incontro interessante della serata, che vede un fischiatissimo Ted DiBiase Jr opposto al “Bizzarre One” Goldust. Con un buon minutaggio a disposizione i due atleti offrono uno spettacolo sicuramente superiore a quello mostrato a Raw e in PPV, alternandosi spesso nella conduzione del match e quindi rendendolo incerto fino all’ultimo. In particolare tutto sembra finito quando DiBiase ribalta un Running Bulldog dell’avversario in una Dream Street, a sua volta però evitata con una capriola; Goldust sembra avere il fattore sorpresa dalla sua parte, ma Ted trova dal nulla una Spinebuster, che però gli vale solo un conto di due e tre quarti. Dopo altri schienamenti al limite, è Goldust a risolvere la contesa approfittando di una distrazione del rivale per infliggergli la Golden Globe. Finalmente dopo due squash match abbiamo potuto godere davvero di un ottimo incontro.

Un altro match a senso unico ci attende all’orizzonte: l’immenso Ezekiel Jackson sfida il piccolo Primo, che può solo scappare e far valere la sua velocità, senza però riuscire a fuggire dalla Book Of Ezekiel del rivale che vale il conto di tre. Interessante notare come “Big Zeke”, che vediamo nei panni del monster heel a Raw, stasera abbia lottato da face, tra l’altro con buoni riscontri.

E si arriva velocemente allo showstealer della serata, Daniel Bryan vs William Regal. Al di là del fatto che ci fosse il titolo degli Stati Uniti in palio, già alla vigilia il match era attesissimo dagli amanti della tecnica pura che infatti non sono rimasti per niente delusi. Inizio scoppiettante con rapidi scambi di prese di sottomissione e schienamenti, per poi rallentare un pochino e dare modo ai wrestler di dare sfogo alle loro caratteristiche peculiari: stile più da brawler per Regal, ottimo repertorio aereo per Bryan. La fine arriva con Regal che si fa sorprendere dalla temibile LeBelle Lock dell’avversario ed è costretto a cedere. Il wrestler inglese però stasera è stranamente sportivo ed accetta la sconfitta tributando anche il sacrosanto applauso all’American Dragon. Ogni commento sul match sarebbe superfluo, per chi apprezza la tecnica come il sottoscritto questo è oro puro, e anche tutto il pubblico sembra aver apprezzato molto.

Prima della pausa, un po’ a sorpresa viene annunciato quello che in teoria doveva essere il main event della serata, il match valido per il WWE Championship tra il campione Randy Orton (acclamato a gran voce dai fans dell’arena) e Wade Barrett (che invece si prende i fischi più sonori della serata).
In realtà il match dura ben poco: dopo alcune fasi di rissa pura, Barrett fa per portare sul ring una sedia, l’arbitro se ne accorge e lo blocca. Dal backstage però arriva Michael McGillicutty, che attacca Orton decretandone la vittoria per squalifica. Ora il campione WWE è in balìa dei due membri del Nexus, ma per fortuna ad aiutarlo accorre R-Truth e i due riescono a far piazza pulita sul ring. Il GM misterioso però è sempre in agguato e, preceduto dal suo suono caratteristico, sancisce immediatamente un tag team match: Orton & R-Truth vs Barrett & McGillicutty. Il match si trascina stancamente per diversi minuti, fin quando Barrett evita una RKO spingendo Orton contro l’arbitro: approfittando del vuoto di potere (e del fatto che gli altri due wrestler erano al tappeto fuori ring), Barrett colpisce Orton con la cintura di campione WWE e poi si fa passare un microfono per chiamare un arbitro speciale ad eseguire il conteggio decisivo: John Cena, ormai a tutti gli effetti un membro della stable (seppur controvoglia). Cena entra di corsa sul ring, ma il suo conteggio arriva solo fino al due perché Orton si è nel frattempo ripreso. L’arbitro speciale dimostra di non essere del tutto imparziale esultando all’uscita dal pin di Orton, così Barrett lo spintona e torna a prendere la sedia. In questo caso però Cena si dimostra molto fiscale togliendo di forza l’oggetto contundente al suo capo, ma nel girarsi per liberare il ring consente ad Orton di colpire Barrett alle spalle con la sua cintura e vincere il match di rapina. L’unico rammarico di questo match è non avere visto nemmeno una Rko, la sensazione è che Randy abbia preferito “riposarsi” per una sera.

È il momento del break, gran parte dello show è già bell’e andato e si sentono i primi commenti, tutti abbastanza entusiastici. La gente si precipita agli stand del merchandising per accaparrarsi le ultime magliette rimaste (a proposito, mi ha sorpreso che una delle magliette più vendute/indossate assieme a quella di Cena fosse quella del Nexus, ce n’erano davvero tantissime in giro) e poi ci immerge nell’ultima oretta di show.
Ad accoglierci al rientro ci sono le bellissime divas: Gail Kim (stupenda in uno striminzito top corredato da hot pants neri che ne risaltavano le forme) arbitra l’incontro tra le coppie formate da Melina ed Eve Torres da una parte e Maryse (che nell’entrata straccia pure un cartellone di un fan) e Alicia Fox dall’altra. Il match (purtroppo per la tanto bistrattata divisione femminile) ha poco da dire dal punto di vista del lottato, comunque per dovere di cronaca vincono le face con pin di Melina su Maryse, distratta da un diverbio con Gail Kim.

Musica celtica risuona nell’arena: è il turno di Sheamus vs John Morrison. Il pallido Irlandese riceve un pop veramente notevole nonostante sia un heel coi fiocchi, perciò di fatto finisce col combattere da face coi favori del pubblico. Anche Morrison, che come di consueto regala i suoi occhiali luccicanti a un bambino a bordo ring, riceve comunque un buon pop. I diversi stili di lotta si amalgamano bene, l’high-flying di Morrison contrasta bene la potenza di Sheamus. Il match inizia molto lentamente, ma col passare dei minuti sale di tono e diventa godibilissimo fino al finale frenetico: Morrison tenta la Starship Pain, ma Sheamus si riprende, fa atterrare il rivale con le parti basse sul paletto e poi lo carica per la Celtic Cross; Morrison però reagisce uscendo dalla presa in corsa e colpisce l’irlandese con uno Springboard Roundhouse Kick, poi va al paletto e salta per la Starship Pain; Sheamus però ci mette le ginocchia ed approfitta poi del dolore dell’avversario per finirlo con il suo Bicycle Kick nell’ovazione generale. Nel post match anche Morrison riceve la sua dose di applausi per l’ottimo match combattuto e in tutta risposta ricorda a suo modo Eddie Guerrero eseguendone la tipica taunt.

È arrivato il momento del main event, ma prima un annuncio che tutti attendono: Justin Roberts nel ringraziare il pubblico per la serata dice che la WWE spera di tornare in Italia in un futuro prossimo, senza specificare la data come accaduto in altri paesi europei. Per questo serpeggia un po’ di malumore tra i fans, che probabilmente dovranno rinunciare al tour di Aprile per sperare in un ritorno a Novembre (come minimo).
Non c’è troppo tempo per piangersi addosso però, è l’ora del main event, The Miz vs John Cena. Il detentore della valigetta del Money In The Bank si lancia subito in un promo contro noi Italiani e la nostra ignoranza in merito alla lingua inglese (ed ho potuto constatare che è vero, dato che in molti vicino a me si chiedevano cosa stesse dicendo) e per dimostrarci che lui è superiore si mette a zittire il pubblico e a lodarsi in italiano, “doppiando” nella nostra lingua anche il suo celebre promo pre-match.
Poi all’entrata di Cena l’arena esplode, ed è molto strano visto che solitamente in Italia il bostoniano ha ricevuto sonore bordate di fischi in tutti gli ultimi tour (fischi che comunque arrivano da più parti dell’arena, ma da una sparuta minoranza di persone).
Il match segue sempre lo stesso copione, con The Miz che scappa da Cena e distrae l’arbitro, mentre Riley (che accompagna il suo mentore a bordo ring) interferisce senza essere visto. Si combatte anche fuori dal ring, con Cena schiantato più volte sui gradoni d’acciaio che rischia di perdere per countout. Ma l’ennesimo gioco sporco costa il match a The Miz: Riley distrae l’arbitro e lui impugna la valigetta per colpire Cena alle spalle, ma l’ex rapper si sposta facendo finire l’oggetto sul faccione del rookie; a quel punto per Cena è un gioco da ragazzi finire The Miz con la Attitude Adjustment e prendersi la lunga ovazione finale.
Lo show è finito, ma la gente non se ne vuole capacitare, ha ancora troppa voglia di wrestling.

Tirando le somme lo spettacolo sicuramente non è stato tra i migliori che ho visto, però godersi la WWE dal vivo è sempre un’esperienza unica, che riaccende la passione per questa disciplina che per vari motivi (feud poco coinvolgenti, la censura del TV-PG, l’abbandono di diversi mostri sacri del ring) ciclicamente un po’ cala.
Il pubblico stasera ha risposto alla grande, oltre le aspettative, perciò speriamo che questo basti per riaverli a breve nel nostro paese, in barba a tutti i moralismi di chi ci vuole male.

Le immagini dei wrestler davanti all’hotel sono tratte dai miei video, che potete vedere in questa playlist Youtube www.youtube.com/view_play_list?p=0F9998F87EC0831C; le foto all’interno del palazzetto sono di Diego Fogliacco, che ringrazio.

Stefano Cerutti “cerusfaction”

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