“I Mercenari”: il capolavoro di Sylvester Stallone!

Lo dico subito così non creiamo equivoci… sono un fan di Sylvester Stallone e di fatto cresciuto con film come “Rambo“, “Rocky” e gli altri “filmoni” degli anni ’80-’90.
Fino a qualche anno fa scrivere una recensione di un film di “Sly” era un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Film spesso dozzinali, di serie B, recitati maluccio e diretti ancora peggio, ma che piacevano molto al pubblico americano e facevano sfaceli al botteghino.
Negli anni ’80 la sfida era con l’amico e rivale di sempre Arnold Schwarzenegger per la vetta degli incassi. Se uno usciva con “Cobra”, l’altro rispondeva con “Commando”. Uno faceva il “botto” con “Predator” e l’altro rispondeva con “Rambo 3”.
Poi sono arrivati gli anni ’90 e mentre Schwarzenegger ha saputo scegliere (abbastanza) bene i suoi copioni con film come “Terminator 2” e “True Lies”, Stallone ha infilato una serie di flop dietro l’altro con titoli come “Lo Specialista”, “Dredd” e “Assassins” che avrebbero affossato la carriera di chiunque. Ci ha provato con le commedie ma, anche qui, le cose non sono andate benissimo e la carriera sembrava ormai in declino e Stallone destinato ad un prematuro pensionamento.
A dire il vero un paio di belle prove le ha regalate, come nel sottovalutato “Copland” (forse la sua migliore interpretazione dai tempi del primo Rocky) e nell’invisibile “Shade” del 2003. Due film che vi consiglio caldamente di recuperare in dvd.

Tuttavia il “nostro” di andare in pensione non ha proprio idea e dopo tanti film sbagliati e fatti solo per soldi (come ha recentemente dichiarato) decide di “rispolverare” i suoi cavalli di battaglia Rocky e Rambo, ma non solo. Decide infatti di scrivere, dirigere e interpretare le pellicole proprio come ai vecchi tempi.
Pochi lo ricordano, ma il soggetto e la sceneggiatura del primo “Rocky” sono tutta farina del suo sacco e lo portano a ricevere la nomination all’”Oscar” come miglior attore e migliore sceneggiatura.
In pochi sanno che è stato il terzo attore a ricevere queste due candidature per uno stesso film dopo Charlie Chaplin per “Il grande dittatore” e Orson Welles per “Quarto Potere”!
La sfida non è per nulle facile come lui stesso ha dichiarato: “Provate voi a vendere a dei produttori la storia di un pugile di 59 anni che torna sul ring. Se ci riuscite, allora ne possiamo parlare”.
Il film viene accolto benissimo dalla critica, che ne elogia il coraggio e lo stile “classico” e di fatto “modernissimo” della regia. Il pubblico tuttavia risponde solo in parte all’operazione, ma tanto basta per riportare sugli schermi anche “Rambo”.
Il quarto capitolo è un film molto veloce (dura meno di 90 minuti), senza troppi effetti speciali, che rimette in mostra l’uomo e non i muscoli. Già, il problema sia in Rocky che in Rambo è che “Sly” non è troppo in forma. In Rocky non viene (quasi) mai inquadrato a mezzo busto e in Rambo il viso e il corpo sono troppo gonfi.

La pensione è arrivata”, direte voi… sbagliato, perché c’è ancora una carta da giocare. Un’operazione “folle”, che in caso di fallimento porterebbe alla fine della sua carriera… ma non sarà così.
L’idea è semplice e “fuori di testa” allo stesso tempo: chiamare a raccolta i “reduci” dell’action anni ’80-’90 e metterli insieme nello stesso film, un po’ come accedeva negli anni ’70 per film come “Airport” o “Inferno di Cristallo”. In questo caso però non è solo uno stratagemma di marketing ma è un omaggio ad un’epoca e ad un modo di concepire l’action che, di fatto, non esiste più. Un metodo che faceva a meno di (ingombranti) effetti speciali e giocava tutte le sue carte sul fisico e sul carisma degli interpreti.

Accanto a lui ci sono le icone di un tempo sfatte e rifatte come (e più) di lui. Mickey Rourke, Dolph Lundgren, Eric Roberts, più i “camei” dei suoi due rivali di sempre Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis (che raramente sbaglia un film…) in una scena che da sola basterebbe a giustificare il prezzo del biglietto.
E quando vediamo per la prima volta sul grande schermo Stallone e Schwarzenegger nella stessa inquadratura il tuffo al cuore è autentico.
L’effetto nostalgia è assicurato e risveglia in noi ricordi lontani ma mai sopiti. Willis in canotta che gira nei condotti dell’aria in “Die Hard”, Arnold in Harley che dice “Hasta la vista” in “Terminator 2”, Rourke che si gode lo strip di Kim Basinger in “9 settimane e 1/2” e Stallone e Lundgren che se le danno in “Rocky IV”.
A dare forfait sono stati solo Kurt Russel (per motivi personali) e Steven Seagal (impegnato sul set di “Machete”).

Ed è curioso che proprio “Machete” di Robert Rodriguez metta in scena un’operazione simile a quella de “I mercenari” con però una sostanziale differenza.
Mentre “Machete” è un finto “B-Movie” (alle sue spalle ci sono gli “Studios”), il film di Stallone è un “B-Movie” autentico senza “Studios” di mezzo e produzione che oseremmo dire (quasi) indipendente. Comunque restate sintonizzati, perché anche di “Machete” presto parleremo, sempre se verrà distribuito in Italia…

C’è molto di più di quello che sembra ne “I mercenari”, titolo italiano che, come al solito, rovina un po’ il senso del film e quindi molto meglio l’originale “The Expendables”, letteralmente “quelli che si possono buttare via, i sacrificabili”.
L’assunto del film è semplice: “I mercenari” vengono ingaggiati dalla CIA per liberare un’isoletta sperduta (che fa molto Cuba…) dal dittatore di turno. Dopo un breve soggiorno sull’isola, decidono di abbandonare l’operazione, ma il coraggio di una donna farà cambiare idea al capo del gruppo (Stallone) che deciderà di tornare a fare il suo sporco lavoro.
Salvare quella ragazza significa salvare i valori di purezza e innocenza che lei rappresenta e che i “mercenari” non hanno più. Non ci sono scene di sesso nel film perché: ”L’amore non c’entra. Il concetto del film è fare qualcosa senza volere in cambio nulla.” (ha dichiarato Stallone).

Le donne del film sono due. L’attrice messicana Giselle Itiè (protagonista della versione messicana di “Ugly Betty”, ma praticamente sconosciuta da noi) e Charisma Carpenter (Buffy, Angel e copertina di “Playboy”), che non passa inosservata e farà perdere la testa al duro Jason Statham.
Tutto il film è basato sull’amicizia virile di questa “Sporca dozzina” e gli amici che tradiscono vengono riabilitati in virtù dell’amicizia stessa.
Tra esplosioni, botte e schizzi di sangue il film non lascia tregua eppure non è “fracassone” o ingombrante come i blockbuster moderni, perché al centro ci sono gli uomini. Uomini e corpi che sudano, sanguinano e che sono consci del fatto che stanno invecchiando e le cose non potranno più essere come prima, ma loro possono provarci. Sembra quasi di vedere uno dei western crepuscolari di Sam Peckinpah, con i cowboy che si allontanano feriti sui loro cavalli… vedere il finale per credere.

Per dare un tocco di “modernità” Stallone recluta Jet Li (Hero), l’ex campione dei pesi massimi di MMA Randy Couture, la leggenda del Wrestling “Stone Cold” Steve Austin (questi due se le daranno di santa ragione) e Jason Statham (Transporter).
Menzione speciale per quest’ultimo a cui “Sly” sembra passare il testimone, eleggendolo, di fatto, a suo successore e lui lo ricompensa con quella che (forse) è la sua prova migliore.

La forza del film, oltre alle scene d’azione ben coreografate ed esagerate come si esige da certo cinema (di fatto i mercenari sgominano da soli un esercito armato fino ai denti), è l’ironia e il fatto di non prendersi mai del tutto sul serio, tranne che in rari e toccanti momenti. Le scene di culto non mancano.
A parte il cameo di “Schwarzy” e Willis (che dice: “ma che ha da fare il tuo amico per essere così impegnato?” e Stallone: “Vuole diventare presidente…”), c’è un monologo di Mickey Rourke che toglie il fiato ed è la scintilla che farà scattare l’operazione.

In America nel primo week end di programmazione ha incassato oltre 40 milioni di dollari (al momento in cui scriviamo ha superato i 100 milioni nei soli USA) e questo darà la possibilità di girare il sequel del quale c’è già un’idea…
Di fatto questo film è la dichiarazione di Stallone al pubblico e allo “Star System” hollywodiano: “che piaccia o no, questo è il cinema che sappiamo fare e se ci mettiamo un po’ di impegno lo sappiamo fare anche bene!”. Stallone firma così il suo capolavoro, un capolavoro senza se e senza ma, che non si discute e che ha messo d’accordo critica e pubblico.

E quando nel contro finale i nostri se ne vanno in moto come vecchi cowboy e parte la canzone dei Thin Lizzy “The Boys Are Back in Town”, l’emozione è forte e sul nostro viso da duri farà capolino una lacrimuccia.

Le dichiarazione di Sylvester Stallone sono prese da “Ciak” numero 9-settembre 2010; i dati del boxoffice sono presi da imdb; tutte le foto sono state prese dalla rete.
Potete visitare il sito ufficiale del film qui.

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