Recensione libro: “La Caccia al Tesoro” di Andrea Camilleri

Da poco nelle librerie la nuova impresa del celeberrimo commissario Salvo Montalbano… eppure non è già più possibile definirla “l’ultima”, essendo stata seguita dal curioso “Acqua in bocca”, scritto a quattro mani da Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli. Sono sicuro che molti di voi prevedono però di leggere “La caccia al tesoro” prima del termine della stagione estiva e mi permetto di esprimere, umilmente, il mio giudizio.

Il libro si apre con la curiosa follia religiosa di due anziani del paese, eroicamente neutralizzati da un commissario che però sente sempre più l’incombere della vecchiaia (è più vicino ai sessant’anni che ai 50) e rimane parecchio impressionato dalle stranezze della casa, la giungla di crocifissi e la vecchia e malconcia bambola gonfiabile. Bambola che porterà in seguito ad una serie di malintesi, tra i quali uno esilarante con il figlio delinquente di Adelina.
La monotonia derivante dall’inedità tranquillità sarà rotta da una “caccia al tesoro”, organizzata da un anonimo avversario ed alla quale partecipa il solo commissario; semba un gioco, ma man mano che si procede, le tinte della sfida si fanno sempre più fosche…

Si può senza dubbio parlare di un’opera minore per il prolifico scrittore siciliano, una trama banalotta e priva di colpi di scena, che punta tutto sulla crudezza della parte finale. Una violenza insensata e disturbante, che ricorda una certa letteratura americana, ma che “stona” parecchio con il registro espressivo placido e familiare da sempre utilizzato da Andrea Camilleri.

I personaggi di contorno ai quali siamo affezionati restano sullo sfondo e non hanno alcuna evoluzione: il puntiglioso Fazio, il donnaiolo Augello, il “babbo” Catarella e Livia con le sue schermaglie amorose (cioè le sciarratine telefoniche). Ritorna Ingrid (la signora Sciosciostrommi. direbbe Catarella) ed insieme a lei il particolare rapporto che la lega al commissario.

Molto interessante si presenta invece il personaggio di Arturo Pennisi, studente curioso e dotato che Salvo Montalbano vede inizialmente come un proprio alter ego più giovane; peccato che la sua figura esca appiattita e banalizzata proprio nel momento in cui ci si aspetterebbe una maggiore introspezione.
Segnalo anche l’incontro che dà l’ultimo tocco di leggerezza prima del gore finale, quello con un compagno di classe (grasso ed onanista) della ragazza scomparsa e la sua iperprotettiva madre.

la caccia al tesoro - Andrea Camilleri

Da non leggere se... vi aspettate un libro all’altezza della fortunata serie.
Da leggere se… proprio non può mancarvene nessuno, se cercate un Montalbano che sicuramente non verrà proposto su Rai 1 (a causa dell’eccessiva violenza) o se per una volta volete togliervi la soddisfazione di risolvere l’enigma prima di Luca Zingaret… ehm, Salvo Montalbano!

Voto: 5.5/10.

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3 Responses

  1. 4011 says:

    Camilleri non ne può più di Montalbano, potesse l’avrebbe già ucciso tanti libri fa!

  1. 2012/02/25

    […] cortei settantottini), la serie funziona a qualsiasi età. Lo stile di Camilleri lo conosciamo e, se in un altro articolo non ero stato troppo tenero con La Caccia al Tesoro, qui ritroviamo invece lo scrittore empedoclino in uno dei suoi picchi di creatività: le storie […]

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