Aspettando Sudafrica 2010: i gironi A e B

Nell'imminenza del Mondiale in cui difenderemo la sudata coppa, BE! Magazine "riapre" la sezione Calcio e lascia spazio ad un amico esordiente che si firma come Anonimo Ticinese, alla sua analisi ed ai suoi pronostici. Buon Mondiale a tutti!

Si apre nel fine settimana il Mondiale sudafricano: fortemente voluto dal presidente della Fifa Joseph Blatter, il primo torneo che si gioca nel Continente nero è il più incerto degli ultimi decenni. Nessuna squadra sembra essere in assoluto favorita: i campioni del Mondo dell’Italia non paiono avere la forza per ripetere la magica notte di Berlino del luglio 2006, mentre praticamente in ogni ritiro sono sorte polemiche di vario genere, non sempre legate all’aspetto tecnico. Ripercorriamo assieme gli otto gruppi della Coppa del Mondo, cercando per ognuno di centrare il terno al lotto, ossia di indovinare le squadre che passeranno il turno e che potranno sognare di festeggiare il trionfo l’11 luglio a Johannesburg.

Gruppo A: Sudafrica, Messico, Uruguay e Francia.

Ci si dovesse basare semplicemente sulla forza e sulla tradizione delle compagini in campo, diremmo che la Francia ce la farebbe in carrozza. Ma il calcio, si sa, non è una scienza esatta, e perciò, quella che avrebbe dovuto essere la favorita assoluta del girone, non sembra più poter godere dello status d’intoccabile. In preda a polemiche feroci da parte della stampa transalpina, la multietnica selezione del contestatissimo e odiatissimo (anche in Patria) Raymond Domenech, sembra un fragile vascello in preda alla burrasca.
Già qualificatosi grazie ad una clamorosa svista arbitrale contro un’Irlanda che avrebbe meritato ben altra sorte, l’undici dei galletti ha fatto davvero vedere molto poco durante il periodo di avvicinamento alla manifestazione. Dopo la sconfitta casalinga per 2-0 subita dalla Spagna, in una partita in cui i “bleus” non hanno praticamente visto palla, è giunta recentemente un’inattesa battuta d’arresto contro la Cina. Per meglio preparare l’ambientamento all’inverno australe (comunque molto mite), Domenech ha voluto recarsi alle Isole Réunion, arcipelago francese al largo dell’isola di Magadascar. Laggiù i francesi si sono visti sbeffeggiare da una squadra che figura all’84° posto del ranking mondiale, subendo una sconfitta per 1-0.

Nulla sembra girare per il verso giusto tra i vice-campioni del mondo, che avevano appunto organizzato la partita con l’intenzione di fare il pieno di fiducia prima di volare verso Città del Capo, sede del loro primo incontro l’11 giugno. Alle polemiche per la qualificazione colta in maniera “sospetta” e a quelle legate ai convocati (criticatissima la scelta di lasciare a casa la stella nascente Benzema), è pure andata ad aggiungersi l’accusa di scarso impegno rivolta dai tifosi nei confronti dei giocatori. Le premesse quindi sono tutt’altro che positive, ma si sa che le grandi compagini tirano fuori il meglio quando sono messe spalle al muro. L’Italia di Germania 2006 insegna…

Il Messico è l’outsider della manifestazione, un ruolo che la nazionale centroamericana ricopre praticamente ad ogni edizione del Mondiale. D’altronde non potrebbe essere altrimenti: praticamente qualificati d’ufficio ogni volta, vista la debolezza delle avversarie nelle qualificazioni, la nazionale allenata dal “nostrano” Javier Aguirre ha potuto negli ultimi anni compiere senza molti danni un ringiovanimento della rosa. I primi risultati, e ci mancherebbe altro, sono arrivati con la conquista del biglietto per il Sudafrica, anche se colto con qualche patema d’animo di troppo. La freschezza e la velocità d’esecuzione sono le principali armi dei “tricolores”, messe in mostra anche contro l’Italia nell’ingloriosa (per gli Azzurri) partita di Bruxelles. L’inesperienza ed una certa cronica permeabilità difensiva potrebbero costare caro, anche se la presenza in campo, seppur solo “part time”, del “totem” Cuauhtemoc Blanco, alla sua quarta(!) Coppa del Mondo è una garanzia. I messicani possono farcela, ma fondamentale sarà non bucare il debutto, che sarà anche la partita inaugurale, di Johannesburg contro i padroni di casa del Sudafrica.

Il Sudafrica è da considerare, probabilmente, come la testa di serie più debole della storia del Mondiale. Qualificati d’ufficio come paese organizzatore, rischiano davvero la figuraccia nella “loro” competizione: piazzati al numero 83 del ranking mondiale, ma solo dopo le vittorie nelle amichevoli “strategiche” contro le debolissime Giamaica e Thalandia(!), i “bafana bafana” hanno dato qualche segno di risveglio battendo la Colombia per 2-1 e in seguito il Guatemala per 5-0. Nell’unico vero test probante prima del Mondiale, i padroni di casa hanno ottenuto un tutto sommato onorevole pareggio contro la Bulgaria per 1-1. Basterà questo alla selezione di Carlo Alberto Parreira per riuscire almeno a superare il primo turno? Il brasiliano, vecchia volpe del calcio internazionale, non ha esitato qualche tempo fa a definire la sua squadra come quella più debole fra quelle presenti a Sudafrica 2010. Difficile credere che lo pensasse veramente, anche perché la realtà dei fatti parrebbe essere differente.
Malgrado ciò non scommetteremmo una lira che il portabandiera del continente nero per questa edizione possa essere la squadra di casa. Siamo invece sicuri di una cosa: davanti a Nelson Mandela, ad uno stadio gremito e accompagnati dal suono degli insopportabili “vuvuzela”, i “bafana bafana” venderanno cara la pelle. Con negli occhi l’exploit che ha portato i loro connazionali del rugby a vincere l’ultima Coppa del Mondo: senza però nessuna speranza di imitarli. A meno di un miracolo…

L’Uruguay, malgrado partecipi abbastanza spesso alle fasi finali del Mondiale, non riesce più a tornare ai livelli d’eccellenza che l’avevano portata a vincere 2 delle prime 4 edizioni della rassegna. Nella memoria di tutti i calciofili il successo della “Celeste” in un Maracanà gremito all’inverosimile nell’edizione del 1950 è la rappresentazione stessa della beffa. Quel giorno si narra che pure la statua del Cristo risorto che sovrasta Rio de Janeiro pianse amare lacrime: altro che Madonnina di Civitavecchia…

Oggi però l’Uruguay è tutto fuorché uno spauracchio: raggiunto a malapena il posto che le ha garantito lo spareggio contro il Costarica, la nazionale sudamericana ha comunque avuto la fortuna di ritrovarsi in un gruppo tutto sommato abbordabile. Le sue caratteristiche sono quelle di sempre: una difesa arcigna e a tratti anche cattivella, un centrocampo abbastanza manovriero e un attacco che fa abbastanza fatica a produrre reti, malgrado possa contare su un duo dalle potenzialità fuori dal comune, ossia Diego Forlan (Atletico Madrid) e Luis Suarez (Ajax). Il tecnico Oscar Tabarez è alla sua seconda Coppa del Mondo alla guida dell’Uruguay: nel 1990 seppe portare i suoi fino agli ottavi della rassegna italiana, quando gli Azzurri si dimostrarono un ostacolo troppo arduo da superare.
Per contare di uscire indenni dal primo turno, gli uruguagi dovranno sperare che d’improvviso l’attacco ricominci a produrre e che la difesa, diretta dal roccioso Diego Lugano, non ceda sotto i colpi degli avversari. Messo sotto pressione infatti, il sistema difensivo della “celeste” ha mostrato più di una falla: e quando questo accade, è facile andare a picco.

Pronostico promosse per il gruppo A: Francia e Messico

Gruppo B: Argentina, Corea del Sud, Grecia e Nigeria.

L’Argentina è tra le favoritissime della competizione, grazie al suo organico di prim’ordine e alla grande voglia di riscatto di un paese che è ancora uno tra i più poveri dell’America Latina, dopo la grave crisi che l’ha colpito qualche anno or sono. Quest’anno però l’avvicinamento al Mondiale è stato più tribolato del solito, in gran parte a causa dei comportamenti a dir poco imprevedibili di Diego Armando Maradona, che deve alla forza intrinseca e all’intelligenza tattica della sua rosa la qualificazione. Ad un certo punto infatti, pareva che gli argentini non dovessero neppure centrare l’appuntamento, e questo a causa di una lunga sequela di prestazioni mediocri che li aveva portati alle soglie dell’eliminazione. Proprio mentre le polemiche in patria stavano raggiungendo il loro apice, con la squadra con le spalle al muro, ecco che la nazionale due volte campione del Mondo ha tirato fuori tutto quello che aveva per salvare sia la partecipazione al torneo africano che il posto di selezionatore di Maradona: 2-1 alla cenerentola Perù e 1-0 in Uruguay, ecco i risultati decisivi.
La rosa è di grandissimo valore, con la zona offensiva potenzialmente più forte dell’intera rassegna e formata da Higuain, Palermo, Messi, Aguero, Milito, Tevez. Da paura. È forse a centrocampo ed in difesa che l’argentina potrebbe dover pagare un pesante tributo alle scelte, a dire il vero cervellotiche, di “Dieguito”. Nessuna convocazione ad esempio per Zanetti, misteriosamente ignorato, mentre sono del viaggio Garcé, Otamendi e Di Maria, elementi semisconosciuti alle nostre latitudini.

El “Pibe de Oro” difende le sue scelte e non esita a contrattaccare: “Ho giocato molte Coppe del Mondo e ho disputato due finali. So come si arriva alla fine di un torneo, così come si gestiscono e preparano i giocatori in queste circostanze. Per parlare di queste cose penso di avere una certa legittimità: non ho mai chiuso da giocatore un mondiale nella fase eliminatoria. Invece a molti è successo: io non sono quel tipo di persona…”
Dal 12 giugno le parole però non serviranno più a nulla: già al debutto contro la Nigeria tutto dovrà essere pronto. Sennò non ci sarà nessuna possibilità di vedere Maradona correre nudo sulla via principale di Buenos Aires: uno spettacolo da non perdere per nulla al mondo…

La Corea del Sud è alla sua settima partecipazione consecutiva ad una fase finale di Coppa del Mondo ed è la nazionale asiatica che ha avuto più successo nella storia della manifestazione. Negli occhi di tutti c’è ancora la memorabile cavalcata dei rossi nel 2002, quando furono clamorosamente aiutati dagli arbitri per battere sia Italia che Spagna e raggiungere il penultimo atto. Fu quello il miglior risultato di sempre di una compagine asiatica, esito che difficilmente verrà ripetuto in questa edizione.
Questa volta è stata davvero dura qualificarsi: sul cammino dei coreani si sono infatti piazzati in maniera inattesa i cugini del nord, che hanno colto due pareggi insperati, mentre i punti decisivi per i coreani sono arrivati dagli scontri diretti contro Emirati Arabi, Iran e Arabia Saudita, che hanno fruttato 7 punti.

Dopo due allenatori olandesi di fila, sulla panchina siede ora Huh Jung Moo, in sella da dicembre 2007 e artefice di una bella impresa, in quanto chiamato a ricostruire una selezione che oramai aveva dato tutto. Da tre anni si sta procedendo ad una lenta ma sicura ricostruzione insomma: via le star appagate e dentro elementi provenienti dal florido settore della formazione coreano. Ed i risultati cominciano ad arrivare, anche se il picco è previsto per il Mondiale del 2014 in Brasile. Il leader della squadra è a tutt’oggi Park Ji Sung, il poliedrico giocatore del Manchester United.
Il pronostico? Tutto o quasi si giocherà nella prima sfida del gruppo, che vedrà la Corea affrontare la Grecia: chi vincerà farà il pieno di fiducia prima d’incontrare le difficilissime sfide contro Nigeria e Argentina e chi perderà dovrà già verosimilmente dire addio ad ogni speranza. Difficile che i rossi riescano a passare il turno: la Nigeria e l’Argentina sembrano davvero una spanna sopra. A meno di ritrovare un vicino parente di Byron Moreno a dirigere le partite…

Continua il sogno della Grecia dei miracoli, quella guidata dal mago tedesco Otto Rehhagel. Dopo la clamorosa vittoria nell’europeo portoghese del 2004, gli ellenici, pur partendo con gli sfavori del pronostico, sono riusciti a strappare il biglietto per il Mondiale grazie alla vittoria nello spareggio contro l’Ucraina.
Malgrado le magre del 2006 (non qualificata per il girone finale), e del 2008 (comparsata nell’Europeo di Svizzera e Austria), la fiducia nel tecnico teutonico non è mai venuta a mancare, permettendogli di lavorare metodicamente sul suo sistema di gioco ultra difensivo, adattato però recentemente visti i fallimenti negli ultimi appuntamenti di rilievo. Così si è potuto operare un certo ringiovanimento dei ranghi, che ha permesso di creare delle dinamiche nuove che hanno permesso ai greci a tornare almeno un momento sotto le luci dei riflettori.
Sono poche le stelle che vestiranno la maglia della Grecia a Sudafrica 2010: l’unico “superstite” del trionfo lusitano del 2004 è il centravanti Angelos Charisteas, autore tra l’altro della rete che gettò nella disperazione il popolo portoghese nella finale di Lisbona. Con lui spiccano i nomi del capitano Georgios Karagounis e del temibile Theofanis Gekas, implacabile bomber e realizzatore di 10 reti nelle qualificazioni.
Come già detto molto dei destini degli ellenici si giocherà nella partita d’esordio contro la Corea del 12 giugno a Port Elisabeth: non è detto che un risultato positivo in quell’incontro e la buona applicazione del rigido sistema difensivo del mago Rehhagel non permettano alla Grecia di togliersi ancora delle belle soddisfazioni.

La Nigeria ha perso la status di “gigante dell’Africa”, almeno calcisticamente parlando. Dopo avere fallito miseramente in Corea e Giappone nel 2002, i nigeriani mancarono la qualificazione per l’edizione del 2006 in Germania. Le loro migliori prestazioni rimangono legate al ricordo del mondiale statunitense del 1994, quando vennero eliminati di misura e non senza una certa dose di sfortuna dall’Italia negli ottavi: da quel momento però, l’invecchiamento di una generazione di eccezionali atleti ha causato un calo nel loro rendimento. La “caduta degli Dei” non è stata preparata a sufficienza, e malgrado un serbatoio di talenti praticamente inesauribile dal quale attingere, la Nigeria da qualche anno fa estrema fatica a ritrovare il livello che dovrebbe competerle. L’occasione per le “Aquile” si presenta quest’anno, con un mondiale che si gioca praticamente fuori dalla porta di casa.
La presenza di molti giocatori che si stanno facendo valere in Europa (due nomi su tutti: Martins e Obinna) dovrebbe permettere al selezionatore Karl Lagerback di portare la sua squadra abbastanza lontano. Tutto dipenderà però da come la Nigeria riuscirà a giocare contro la corazzata argentina nel primo incontro del 12 giugno. A nostro parere le Aquile sono sufficientemente attrezzate per passare il primo turno e chissà, anche di superare gli ottavi. Da lì in poi però la strada potrebbe essere troppo tortuosa per loro; e ad essere sinceri non ci sentiamo di dare ancora fiducia ad una squadra africana, sempre troppo immatura per il grande salto. Figuriamoci poi all’incostante Nigeria…

Pronostico promosse per il gruppo B: Argentina e Nigeria.

Anonimo Ticinese

A prestissimo con l’analisi di tutti gli altri gruppi… lasciate pure il vostro pronostico sulle squadre di questi due gironi!

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3 Responses

  1. 2010/06/08

    […] Secondo appuntamento con l'analisi di Anonimo Ticinese, dedicata al 3° e 4° gruppo della fase eliminatoria. Trovate i gironi A e B a questo link […]

  2. 2010/06/10

    […] degli Azzurri, leggete un po'… Ricordatevi che le analisi dei primi quattro gruppi le trovate qui e […]

  3. 2010/06/11

    […] la quarta ed ultima tappa del viaggio verso le 32 squadre che animeranno i Mondiali. Dopo i gironi A, B, C, D, E ed F, ecco come si presentano i gruppi G ed […]

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