Recensione: “Agora”

L’analisi del film di Alejandro Amenábar attualmente nelle sale, a cura di braxio.

Non so perché si sia preferita la perdita d’accento sulla a finale. Il film comincia proprio nell’agorà di Alessandria, dove un pagano ed un cristiano si sfidano; il cristiano è un caporione dei parabolani, fanatici ortodossi della croce, che stanno per impossessarsi della città a forza di violenze cui l’autorità civile non è in grado di rispondere. Nella città del delta del Nilo vive e insegna Ipazia (Rachel WeiszLa Mummia, Constantine), donna troppo libera ed in anticipo sui tempi, che riuscì, qualche giorno prima di morire, ad ipotizzare quel che Keplero e Copernico scopriranno dodici secoli dopo, ossia il sistema eliocentrico.

Agora dev’essere stato frainteso da qualche critico di casa nostra che si entusiasma per i filmetti tricolore a base di piccole nevrosi e drammucci sentimentali; prodotti insignificanti, destinati a non lasciare traccia dopo due settimane dall’uscita.
È un film che gli Italiani di oggi non saprebbero fare, vuoi per problemi produttivi, vuoi soprattutto per il respiro universale della storia che racconta; in un Paese che ha perso da un pezzo il desiderio di sapere e il coraggio intellettuale, nessuno si azzarderebbe a sfidare la censura nazionalpopulista o vaticana; molto meglio evadere nel microcosmo stantìo dei problemini di coppia, nell’ironia senza graffio, nei finali rosa o, al limite, agrodolce, che abbondano sui nostri schermi.

Agora è un prodotto anzitutto coraggioso, che tocca temi scottanti, che obbliga a ripensare le origini del cristianesimo e dell’intolleranza religiosa che pose fine alla vita della povera, ma geniale, Ipazia e santificò i criminali responsabili dei fiumi di sangue che scorsero in Alessandria sulla fine del IV secolo dopo Cristo: Taumasio (Ashraf Barhom), il feroce capo dei parabolani, e Cirillo (Sami Samir), il vescovo ebbro di potere e privo di scrupoli morali.
Il fanatismo cristiano è un cerchio abominevole che finisce per stringersi intorno ad una donna libera, amante di scienza e filosofia che, a differenza dei suoi volgari carnefici, ha provato incanto e passione per i cieli notturni e i misteri che essi celavano e celano.

Rachel Weisz è bravissima, offre della sapiente alessandrina un ritratto tenue e delicato di donna che sa essere ferma e coerente fino al martirio. La regia di Alejandro Amenabar (The Others, Mare Dentro) è solida ed efficace, elegante ed evocativa, con quei suoi frequenti zoom-out e zoom-in che ci mostrano le atrocità dei terrestri, la loro follia sanguinaria e, a contrasto, lo splendore del cielo o della città vista dall’alto di una mente, quella di Ipazia, sciaguratamente troppo libera in un’era di dogmi e di odio religioso.

Ma, di sicuro, qualche critico preferisce l’inespressività, le gag televisive, l’umorismo da quattro soldi, il sentimentalismo banale e privo di spessore dei soliti noti commedianti all’italiana; forse perché più rassicuranti per tutti coloro che hanno scelto di smettere di pensare e di occuparsi di qualcosa che vada oltre le quattro mura, grige, di casa propria.

Voto: 9/10.

braxio

La locandina è tratta da MyMovies, le immagini da IMDb.

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1 Response

  1. Anna Voig says:

    bellissimo film….ricco di messaggi profondi e su cui riflettere…
    narra la storia della filosofa Ipazia, ai tempi di alessandria d’egitto..

    ..racconta come l’uomo ha iniziato a strumentalizzare le religioni per i poteri personali, di come ha utilizzato e modificato le Scritture a suo favore escludendo la donna…

    insomma un fim che rivela un po di Storia che non ci hanno mai insegnato…… lo consiglio vivamente.
    Anna Voig

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