Polvere di Stalle: col Bagaglino non si ride più

Locandina "Polvere di Stalle" Eccovi la recensione del nuovo spettacolo (solo teatrale) della compagnia del Bagaglino, a cura dell’amico braxio, presente in teatro lo scorso 19 Novembre.

Abbiamo assistito alla prima del nuovo spettacolo di Pier Francesco Pingitore, “Polvere di stalle“, presso il Salone Margherita, in via Due Macelli, a Roma.
Oltre ai veterani Pippo Franco e Martufello, la compagnia conta la neo-soubrette Monica Riva, ex del Grande Fratello (nona edizione), Salvatore Marino, Jean Michel Danquin, Manuela Zero e Francesco Arienzo.
Lo spettacolo è dedicato alla memoria di Oreste Lionello e si propone di satireggiare sull’Italia presente, i suoi vizi, i suoi paradossi. Le intenzioni, che non brillano certo per originalità, sono messe in pratica attraverso il cliché, logoro e abusato, cui quelli del Bagaglino ci hanno abituati per anni, grazie alle riprese dei loro spettacoli per Canale 5, l’anno scorso bruscamente interrotte a causa dello share troppo basso per il programma “Bellissima – Cabaret Anticrisi”.

Allora l’insuccesso fu imputato alla dipartita di Lionello e alla defezione di Leo Gullotta, ma credo che ciò non basti. Semmai ci si dovrebbe interrogare sul senso della parola “satira” per Pingitore e soci, dato che anche stavolta il prodotto non graffia e, ben lungi dal fustigare il Potere, esso sembra voler, malcelatamente, tesserne, se non proprio l’elogio, quantomeno un deferente ricamo, specie nella lunga, e tediosissima, seconda parte, titolata “Berlusconi sparito“; a proposito, Pingitore aveva detto “basta imitazioni”, ma, stranamente, una c’è: quella della D’Addario, proposta attraverso uno dei soliti travestimenti tanto cari al Bagaglino, stavolta ad opera di Pippo Franco. Costui, bisogna riconoscerlo, è l’unico dell’intera compagine a strappare qualche risata, vuoi per la comicità del suo profilo, vuoi per la vena di follia, a tratti surreale, della sua performance, più vicina allo spirito dell’avanspettacolo che a quello del cabaret.

Polvere di Stalle: il cast Anche da questo punto di vista le scelte di Pingitore lasciano molto a desiderare: lo stile, come sempre, è ibrido, un miscuglio di generi diversi e non ben amalgamati, che viaggiano tra il macchiettistico, il grottesco, il comico di basso conio, il linguaggio non di rado triviale; con personaggi talmente tipici da risultare stucchevoli e testi dal grip assai scarso, nonostante la bravura attoriale di alcuni interpreti come Marino, Arienzo e la Zero (ottima attrice e ballerina) e dell’intero corpo di ballo, che concede generosamente al pubblico le proprie grazie, come da tradizione del Salone Margherita.

Monica Riva è a suo agio nella parte della soubrette curvilinea e maggiorata (con l’aiuto, ben visibile, del silicone). La prima parte dello spettacolo è la solita tirata passatista, qualunquista e reazionaria sulle miserie del costume presente, illustrate da una serie di quadretti che hanno fatto fatica a scaldare le mani di un pubblico noto per essere di bocca buona. La seconda parte si fonda sull’ipotesi, purtroppo irrealistica, di una sparizione di Berlusconi; alla fine si scopre che non è sparito, ma se la sta spassando alla faccia nostra, con tante belle ragazze e fiumi di champagne. Che tristezza.

In sintesi, nulla di nuovo sotto il sole e molto di già visto e risaputo. Uno show facilmente dimenticabile, all’insegna del motto: questo è un paese per vecchi.

braxio

Pippo Franco, Monica Riva e Martufello

La locandina e le immagini presenti in questa pagina sono tratte dal sito ufficiale del Salone Margherita.

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