Intervista esclusiva ad Omar Fantini

Omar Fantini Lo conoscete come il vecchio irresistibile Nonno Anselmo di Colorado, l’avete visto nei panni di Marylin Manson, Fidel Castro e in tante altre trasformazioni; da un po’ di tempo è anche il naufrago affamato dello spot Beretta. Noi di BE! Magazine l’abbiamo spogliato degli abiti di scena e vi proponiamo quest’intervista in cui ci racconta la vita da comico, condita da qualche parere e da qualche consiglio per chi voglia seguire la sua strada. Diamo dunque il benvenuto ad Omar Fantini.

Ciao Omar e grazie per aver accettato quest’intervista. Quando e come hai deciso che da grande avresti fatto il comico?
È successo verso i 17 anni, quando ho frequentato il mio primo corso di teatro. Certamente c’era qualcosa che non andava nella mia vita, avevo bisogno di esprimere delle cose che tenevo dentro e c’erano due modi per farlo: cantare o recitare. E siccome non è che abbia la voce più bella del mondo…
In realtà in quel periodo la mia formazione è stata da attore teatrale, ma sotto l’influenza di
Drive In nella mia infanzia e di programmi come Su La Testa e Mai Dire Gol in quegli anni, ho deciso di intraprendere questa strada. La svolta è stata nel ’98, quando ho partecipato al “laboratorio comico” Scaldasole: un vero e proprio spettacolo improvvisato ogni mercoledì, che ha contribuito anche alla formazione di tanti altri giovani comici, come i Pali e Dispari, Angelo Pintus, De Angelis e Pozzoli, Katia e Valeria

Chi erano i tuoi modelli comici?
Gente come Antonio Albanese, Paolo Rossi, ma anche Corrado Guzzanti… Mi piaceva il loro modo di intendere la comicità senza “gigioneggiare” (anche se poi io gigioneggio un bel po’) e l’approccio al personaggio, molto simile a quello di un attore teatrale. Probabilmente erano quelli che si avvicinavano di più alla mia formazione di allora.

Da Superciro a Colorado, hai lavorato in programmi con un gran numero di cabarettisti. Ma che clima si crea tra di voi? C’è competizione come nei concorsi di bellezza? Ci si frega le battute? Oppure ci si scambiano le idee e si riesce anche a fare amicizia?
Dipende dal programma, a volte può esserci competizione, altre volte si crea un bel clima. A Superciro, Sputnik e Colorado mi sono trovato benissimo. Ad esempio, Colorado è un programma molto competitivo, perché siamo tanti, gli ascolti sono in crescita e ognuno cerca di ritagliarsi il proprio spazio; però c’è un bel gruppo e l’atmosfera è molto produttiva.
Le battute non ce le “freghiamo”, però… può capitare di essere in un certo senso influenzati dagli altri comici. Ad esempio io divido il camerino con Angelo Pintus e Paolo Casiraghi, che conosco da tanto tempo ed è anche uno dei miei migliori amici… per cui è naturale che qualche battuta nasca proprio da degli scambi di idee avuti in amicizia.

Omar Fantini Hai partecipato anche allo Zoo di 105. È più difficile far ridere in radio?
Sicuramente è diverso. Tanti miei personaggi televisivi fanno ridere non solo con la parola, ma anche grazie all’uso del corpo e dell’espressività del viso; in radio la sfida è far ridere con la voce e nient’altro. Non posso dire cosa sia più difficile, perché d’altro canto un comico radiofonico può avere difficoltà in televisione, non essendo abituato a comunicare col linguaggio del corpo.

Ci hai provato anche con un libro… “Non si esce vivi dagli anni ’80”. In questo caso è ancora più difficile strappare una risata?
In questo caso la fortuna è che non so se chi lo legge rida… So che l’hanno comprato, poi chissà quanti lo tengono in bagno come compagno di defecatio(ride)
Non si esce vivi dagli anni ’80” è un libro che mi è davvero piaciuto scrivere, mi ha fatto rivivere tanti bei momenti della mia infanzia. E credo sia facile far sorridere i miei coetanei citando quel periodo!
Metà delle pagine sono dedicate alle illustrazioni, perché chiaramente l’effetto sulla memoria del lettore è amplificato dalla visione dell’immagine. E poi, lo confesso, con questo stratagemma mi è bastato scrivere la metà delle pagine e ho fatto meno fatica!

Come nascono i tuoi personaggi? Hai qualche amico o parente che ti fa da “cavia”, per capire se il personaggio funziona?
Se sapessi come nascono, li farei nascere quando voglio io e non quando decidono loro. A volte è un processo diluito nel tempo, ad esempio, nel caso di Nonno Anselmo, la voce è nata molto prima del personaggio. Altre volte mi fisso su un particolare e da lì pian piano costruisco il resto del personaggio. Altre volte ancora mi vengono proposti, ad esempio Fidel è stato un’idea di Martino Clericetti, capo progetto di Sputnik; in questo caso l’approccio è molto simile a quello di un attore teatrale.
Io sono autore di me stesso, ma mi piace molto anche portare in scena battute scritte per me da altri autori. Mi è addirittura capitato di pronunciare una battuta che secondo me non funzionava, fidandomi del parere di chi l’aveva scritta. E spesso faceva ridere, aveva ragione l’autore…
Le “cavie” sono naturalmente le persone che mi stanno intorno, ma da un po’ di tempo io e Paolo Casiraghi portiamo avanti un laboratorio di cabaret a Bergamo, davanti ad una media di 500 spettatori… è la miglior verifica possibile per tutte le battute nuove.

Ti diverti di più a interpretare un personaggio di sana pianta o a stravolgere i personaggi reali (non si può parlare di imitazioni) tipo Fidel Castro e Marylin Manson?
Nonno Anselmo Come accennavo prima, sono due cose diverse ed ugualmente interessanti. Dici bene, io non sono un imitatore e le mie non sono imitazioni, sono piuttosto delle parodie.
Mi diverte e mi piace cambiare spesso e trovare cose nuove da fare, non a caso solo due dei mei personaggi (Marylin e Nonno Anselmo) sono stati abbastanza longevi.

Nonno Anselmo esiste davvero? Da dove hai tratto ispirazione?
Il nonno esiste solo nella mia fantasia. Prima è nata la voce, per gioco, doppiando un cane per strada. Poi era un periodo in cui volevo dare sfogo alla mia parte più sboccata e con Davide Paniate come spalla, lavorando al laboratorio Ridi’n’Blu, nacque l’idea di farlo tramite il personaggio di un vecchio…

Forse perché con gli anziani è tollerata questa “incontinenza linguistica”…
Esattamente, ma il nonno è anche un personaggio credibile, io vedo molti anziani che si esprimono in modo così diretto, perché all’età a cui sono arrivati non hanno molto da perdere e se ne fregano delle convenzioni, è una cosa abbastanza comune.
Meno comune è che si facciano di ecstasy, ma vabbè…

A Colorado il pubblico conosce e urla in coro la battuta-simbolo di ogni personaggio. Che rapporto ha un comico col tormentone?
Un rapporto particolare, il tormentone è uno strumento importante, ma bisogna saperlo usare, non deve essere talmente invadente da oscurare il personaggio.
È anche un bisogno del pubblico… Per dire, nonno Anselmo non ha tormentoni, ma è bastato che entrasse per 4 puntate di fila su “
le ditine” e subito il pubblico ha iniziato ad associarlo a quella caratteristica.
Che ripetano i tormentoni è normalissimo, cosa succede ai concerti? Quando arriva la nostra canzone preferita, ci piace cantarla insieme al cantante; lo stesso fa il pubblico di
Colorado, sentendosi così parte integrante dello spettacolo.
Inoltre è importante che il tormentone sia qualcosa di spontaneo e non costruito a tavolino. Per esempio, Michelangelo Pulci ripeteva “Pampero” già da tempo scherzando con gli amici ed è dunque stato naturale portarlo in scena.

Tu che sei tra i comici meno brutti, dicci un po’… si “acchiappa” a fare questo mestiere? C’è un tuo collega che ha particolarmente successo con le donne? Non mi dire Bruno dei Fichi d’India…
Omar Fantini e Melita Toniolo (ride) Intanto c’è tutta una generazione di nuovi comici che sono anche dei bei ragazzi! Io non mi considero tra questi, perché mio padre mi diceva sempre: “tu non sei brutto, ma quelli belli sono fatti diversi“.
È ovvio che fare il comico aiuti un po’ con le donne, perché stai su un palco, sei al centro dell’attenzione e comunichi qualcosa, quella sensazione piacevole che porta la gente a ridere.
Io mi chiamo fuori perché ho una splendida compagna e due bimbi
(uno appena nato, ad Omar i nostri migliori auguri, ndr), mentre un collega che posso “sputtanare”… Beh, Gianluca Impastato “l’enologo” è un bel ragazzo e un single impenitente, per cui… (sorride)
Ovviamente però non si diventa comici con quello scopo ed è impossibile capire in che misura il tuo successo col gentil sesso sia dovuto alla professione.

A Sputnik ti abbiamo visto con Elena Grimaldi in comiche varianti dei generi porno… ovviamente l’idea non è tua, ma di qualche autore esperto dell’argomento…
(ride) Sì, sinceramente l’idea è stata di un autore, Andrea Boin (che poi ho ritrovato a Central Station come capo-progetto), ma io ho accettato subito.
È stata una bella sfida anche perché noi comici abbiamo certi tabù e quelle gag mi hanno permesso di sfatarne due: il tabù di mettersi in mutande e quello di far ridere senza pronunciare nessuna battuta.

Spesso la comicità è accusata di volgarità: tu invece cosa non manderesti in tv in quanto volgare?
Mah, qui è facile scadere nel banale. Io non sono uno di quelli che si lamentano perché va in onda “Uomini e Donne” o programmi simili, credo che ci sia posto per tutti in tv. Se la gente li guarda, avrà le sue buone ragioni… e il fatto che piaccia a tutti non deve essere per forza indice che non sia di qualità. Anche Michelangelo piace a tutti!
È anche vero che di solito scatta un meccanismo per cui telegiornali e programmi parlano tutti di uno stesso reality (ad esempio il
Grande Fratello) e anche se tu non sei interessato, finisci per diventarlo e quindi lo segui.
Molti rimpiangono i grandi varietà di una volta: piacevano anche a me, certo, ma quando hanno provato a rifarli, ne sono usciti prodotti non all’altezza… credo significhi che la televisione deve adattarsi al proprio tempo.
Qualcuno mi chiede se mi scoccia vedere che a Melita chiedono più autografi di quanti ne chiedano a me, ma per me non è un problema che certi personaggi televisivi provengano dai reality: se piacciono, ci sarà un motivo (e nel caso di Melita, di motivi ne vedo almeno due…)

Ti abbiamo già visto in uno spot: in prospettiva futura, preferiresti fare fiction o cinema? E meglio un piccolo ruolo in un cinepanettone o protagonista in un film dal budget ridotto?
Il sogno da attore comico è il cinema, senza dubbio. Già lo spot è un’idea particolare, la regia è di Luca Lucini (regista di Oggi Sposi e Tre Metri sopra il Cielo, ndr) e confesso che questo è stato uno dei motivi principali per cui ho accettato.
Sai, non mi è mai piaciuto fare telepromozioni e associare il mio nome ad un prodotto. Ma uno spot è un’altra cosa, c’è una preparazione completamente diversa ed è più “cinematografico”.
Se proprio posso scegliere una sola cosa, prendo il ruolo da protagonista nel film di nicchia, ma ben venga anche quello nel cinepanettone! Tanto ormai non è più una pregiudiziale, Pupi Avati sceglie tranquillamente attori di quei film lì… speriamo scelga anche me prima o poi…

Che rapporto hai con internet e con i fan su internet?
In questo periodo sono spesso su facebook, ma per il resto riconosco di non essere affatto bravo a sfruttare la Rete in modo utile; ad esempio, non si trova da nessuna parte un calendario dei miei spettacoli. Credo proprio che dovrei incaricare qualcuno di occuparsi di queste cose…
Ogni tanto mi contatta qualche fan, ma sinceramente non così tanti, anche perché tra lavoro e figli piccoli non ho molto tempo da dedicare ad internet.

Paolo Casiraghi e Omar Fantini In conclusione… È partito il Casting Tour Colorado, che presenti in coppia con Melita Toniolo: i tuoi 3 consigli per un aspirante comico!
1- La comicità è il contrario del sesso: meno duri e meglio è. Capita che ai provini si presenti gente con degli improponibili monologhi da 15 minuti…
2- Proporre sempre un personaggio originale. Nella scorsa data abbiamo avuto dieci Suor Nausicaa, che francamente può andare bene per chi si presenta giusto per farsi due risate una sera, ma di certo non per chi voglia farne il proprio mestiere.
3- Trovare un proprio linguaggio espressivo, senza copiare palesemente dei comici già esistenti, soprattutto se sono quelli più in voga al momento. Questo lo dico perché oltre alla decina di suore, ho visto anche diversi aspiranti comici che, pur non proponendo lo stesso personaggio, erano facilmente riconducibili a Paolo o ad altri comici proprio per il modo di proporsi

Le immagini in quest’articolo sono tratte da facebook e dal Myspace di Omar. Se vi è piaciuta l’intervista, dimostratelo con un commento!

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1 Response

  1. 2011/07/12

    […] Altra sfilata di bikini che merita ampio spazio nel video, quella di Fruscio, che propone seducenti creazioni d’arte, uno stile easy glamour per la donna che vuole essere sempre oggetto del desiderio. Il nome della testimonial è quasi scontato per chi conosce il marchio: Melita Toniolo è ormai stabilmente legata al brand, come sottolinea anche Elenoire nella sua intervista. La bella e infreddolita Melita si copre un po’ (per il disappunto del pubblico) e parla dei suoi impegni con Radio Bruno e del numero zero della sit-com “Quelli del Papeete”, con Omar Fantini. […]

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