GiorgiaCosplay: World Best Cosplayer!

Chi è stato bambino negli anni ’70 e ’80 non può non essere cresciuto a pane e manga: alzi la mano chi di voi non ha mai visto una puntata di Mazinga, Goldrake, Jeeg… mentre per le signorine c’erano Candy Candy, Pollon, Georgie e compagnia bella…
Spesso erano trasmessi dalle tv locali e quindi bisognava lottare con le frequenze del televisore per vederli in modo quasi decente, a me a volte capitava di sentirli, più che vederli.
Quando finalmente ci si riusciva a sintonizzare, tutti a cantare la sigla e poi, a puntata finita, tutti a distruggere casa, per la “felicità” della mamma. Non noscondetevi… lo so che lo facevate anche voi.
Adesso si faccia avanti chi ha sognato di “interpretare” dal vivo questi personaggi… coraggio, non siate timidi… io sono in prima fila! ^_^
Lo so che qualcuno a Carnevale lo ha fatto quando era piccolo… ma quello che voglio dirvi è che lo si può fare anche da adulti e senza essere attori in qualche blockbuster americano! No, state tranquilli, dopo non vi rinchiuderanno in manicomio… ormai sono chiusi! ^_^
Lo potete fare liberamente, lo hanno inventato i giapponesi (e chi se no?) e questa pratica si chiama Cosplay.
Per parlarvi di questa passione, abbiamo incontrato Giorgia Vecchini, la più famosa
cosplayer d’Italia e non solo… Già, perché di questa pratica esiste anche un “campionato del mondo” e indovinate un po’ chi è salita sul gradino più alto?
I giapponesi hanno inventato il
cosplay… ma non sono loro i migliori…
Leggete questa piccola
enciclopedia e commentate, mi raccomando… Giorgia ci tiene a sapere cosa ne pensate!

Ciao Giorgia e grazie per la disponibilità. Potresti presentarti ai nostri lettori?
Salve a tutti!
Sono Giorgia, meglio nota nella rete come GiorgiaCosplay (ma vi giuro che non è il mio cognome! *_* ) e titolare del sito www.giorgiacosplay.com, una delle maggiori community italiane dedicate al mondo del cosplay.
Vivo in un paese vicino alla bella Verona e nella vita… beh, faccio un sacco di cose differenti oltre al cosplay, tutte in qualche modo legate a questo pazzo mondo.
Adoro il teatro, Suskind, Battiato, gli anni 80, la saga di Harry Potter, lo Stregatto, Big Bang Theory, le crepes, il frappuccino di Starbucks e Tokyo…

Tu hai un “hobby” molto particolare, se di “hobby” si può parlare. Sei infatti una Cosplayer. Ci vuoi spiegare di cosa si tratta?
Il fenomeno “cosplay”, è la contrazione dei due termini inglesi, “costume” e “player” e pertanto traducibile in modo approssimativo in italiano come “recitare in costume”. È un neologismo coniato in Giappone nel decennio scorso e identifica quella categoria di appassionati d’anime e manga che amano calarsi totalmente nelle vesti dei loro beniamini. Lo fanno realizzando in prima persona con cura quasi maniacale, o con l’aiuto di sarti e simili, gli abiti, nonché i vari strumenti (armi, oggetti, ecc…), che caratterizzano appieno il loro personaggio.
Quello che ai più sfugge, è che non si tratta di una “carnevalata” fuori tempo, perché lo spirito che muove il cosplayer è ben diverso. È più affine forse a quello di un attore, e per convincersene basta girare per una qualsiasi fiera e sincerarsi di come per un’intera giornata si possa davvero diventare qualcun altro. Assumerne le movenze, la gestualità, carpirne l’essenza, ripeterne imperterriti per ore le pose più o meno plastiche davanti a centinaia di obbiettivi fotografici. Atteggiarsi in sostanza proprio come lui.

Che differenza c’è con i giochi di ruolo? Te lo chiedo perché ho notato che anche in rete c’è parecchia confusione.
Presumendo che tu ti riferisca al gioco di ruolo dal vivo, direi che si possono tracciare alcune semplici e importanti differenze.
Nel gioco di ruolo dal vivo, che comunque è un mondo estremamente variegato, va sottolineata l’esistenza di giocatori particolari detti normalmente “master”, che si preoccupano di regolamentare il gioco, prestabilire ove necessario le situazioni, le interazioni interpersonali e le modalità secondo le quali il gioco stesso si svolgerà.
Le differenze più grandi vengono quindi proprio dal fatto che il gioco di ruolo dal vivo è tautologicamente un gioco, con regole e obiettivi per i personaggi.
Anche quando l’interpretazione (cioe’ l’obiettivo del giocatore) è prevalente rispetto al raggiungimento di un obiettivo del personaggio (che gli esperti chiamano gamistico), questa si svolge all’interno dei binari delle regole del gioco, secondo i parametri predisposti dal master. Invece nel cosplay si può liberamente saltare dall’interpretazione di un aspetto o di una particolare scena all’altra.
Riguardo ai costumi, esistono giochi di ruolo dal vivo nelle più disparate ambientazioni che non necessariamente ne richiedono l’uso.
Ma anche quando lo richiedono, il costume è un ausilio a calarsi nel personaggio e un elemento coreografico aggiuntivo, ma non è obbligatorio! A nessuno verrà mai impedito di giocare se non dotato di costume, mentre fare cosplay senza costume non ha molto senso.
I cosplayer sono invece ragazzi che in linea di massima si autoproducono costume e accessori e si trovano ad un evento. Possono scegliere o meno se partecipare al contest o limitarsi a posare per fotografie e interagire con gli altri cospalyer e visitatori.
Per quel giorno diventano il loro personaggio in tutto e per tutto, ma difficilmente si legano solo a quel personaggio, al cosplayer piace cambiare, mettersi alla prova, implementare le sue skills e creare nuovi costumi e nuovi gruppi.

La patria dei cosplayer è sicuramente il Giappone. In Italia come è vissuto questo fenomeno?
Il cosplay in Italia è praticato in maniera continua forse da un paio di centinaia di ragazzi/e.
Non molti, per la verità, sebbene alle varie convention, quella di Lucca in primis, si sfiorino picchi di mille cosplayer al giorno. Ma anche tra i cosplayer occasionali si vedono buoni lavori, sebbene è evidente che solo con l’impratichirsi, quindi solo con una certa continuità, si ottengano risultati di un certo livello.
La qualità dei cosplayer italiani è molto altalenante a mio avviso.
Generalizzando possiamo dire che ci sono alcuni veterani che sono sempre una garanzia di qualità, ma molti adolescenti che si avvicinano a questa passione, lo fanno esclusivamente per divertirsi in compagnia, e riproducono in modo piuttosto grossolano i costumi che indossano.
Purtroppo la scarsa qualità si vede! Questo non significa che tutti debbano spendere centinaia di euro per realizzare il proprio costume, ma semplicemente che ci sono diversi modi di vivere questa passione, nessuno più giusto dell’altro… ognuno opera le proprie scelte in tal senso.
Credo che questo pensiero valga a grandi linee anche per il resto d’Europa, sebbene metterei su un gradino piu alto i cosplayer francesi.
Altro discorso va fatto per America e Giappone.
In Giappone, essendone la patria, il cosplay si pratica con tutti i crismi, non si bada a spese e i risultati sono oltremodo eccezionali (poi, come diceva un mio amico: “I giapponesi devono avere un qualche gene particolare che li rende credibili anche con le parrucche piu assurde!!!”). In America i cosplayer sono talmente tanti, data la vastità del continente, che pregi e difetti sono riprodotti su più ampia scala.

Penso che questa passione abbia origini profonde. Come (quasi) tutti penso che anche tu da bambina sia cresciuta con i cartoni animati giapponesi. Quali erano i tuoi preferiti di allora? Io essendo uomo, ero attratto dai “robottoni” seri (Mazinga, Goldrake, Jeeg) e dai cartoni più demenziali (Lupin, Gigi la trottola, Yattaman). Tu invece per chi tifavi?
Io adoravo le maghette! Creamy, Emi, Gigì, Lalabel, Lulù, Evelyn… Naturalmente poi quelli per femminucce come Candy Candy, Maya e Georgie e gli umoristici come Pollon, Nanà, Muteking, Yattaman, ecc… ma in realtà alla fine guardavo tutto! ;P

Anche tu, come me, imitavi i loro movimenti distruggendo mezza casa, cantando le sigle a memoria?
Ovviamente sì!!! Il vero must erano le sigle! Adoravo ripetere nello stesso momento in cui scorreva la canzone, le gesta dell’eroe di turno, saltando su divano e ruzzolando un po’ ovunque. E poi avevo le mie fisse, tra cui il passaggio dimensionale di Paul e Nina ne “Il Fantastico mondo di Paul”; mi riempivo la casa di cancelletti dorati barocchi disegnati da me alla meno peggio, e rotolavo da una stanza all’altra fingendo di deformarmi per finire nel paese delle meraviglie, mentre mia madre che passava l’aspirapolvere, mi scavalcava con nonchalance…
Per non parlare delle maghette… Creamy, Gigì, Magica Emi… sognavo di diventare come loro, come buona parte delle mie coetanee del resto, e mi trasformavo a ogni piè sospinto!
La maestra Clara, alle elementari, stanca della mia ossessione, mi mandava quotidinamente a casa con improbabili note del tipo “Giorgia deve smetterla di disegnare Creamy su tutti i quaderni”! ^_^
Bei tempi…

Quando è scattata in te la molla, che ti ha fatto dire “basta, adesso mi vesto come le mie eroine”?
Il mio primo costume, quello di Sailor Mars, risale al lontano marzo 1997.
La molla era scattata l’anno prima sempre alla fiera di Lucca Comics.
Eravamo davvero in pochi allora a girare per le fiere nei panni dei nostri personaggi preferiti, e nemmeno sapevamo che questo hobby fosse già stato codificato come “cosplay” e che in Giappone, sua patria d’origine, fosse una pratica dilagante già a partire dai primi anni novanta. In realtà, siccome alla manifestazione di fumetti e animazione per eccellenza che è Lucca Comics, era pratica usuale per i ragazzi dediti ai vari Giochi di Ruolo vestirsi come i loro personaggi, anche noi amanti dell’animazione e dei manga pian piano abbiamo iniziato a presentarci con i nostri personalissimi costumi, in cosplay appunto.
Così con una cara amica (ora affermata webdesigner del mio sito e non solo) ci siamo dette: “Ma se loro si vestono come personaggi fantasy, perché noi non possiamo fare lo stesso con quelli degli anime che ci piacciono tanto?”
Quello che era nato per essere un approccio divertente con cui girare assieme ad altri amici per queste convention, è diventato col passare del tempo uno dei miei hobby principali. Il mio secondo lavoro!

Parliamo ora del punto focale di ogni Cosplayer, ovvero i costumi. Li realizzi tu oppure li compri?
I costumi li realizzo da sola con l’aiuto dei miei genitori.
Mia madre è un indispensabile supporto dal punto di vista sartoriale, mentre mio padre, essendo fabbro e falegname, mi aiuta per quanto riguarda la parte degli accessori. Mi piace molto pensare che siamo un team affiatato! ^_^

In base a quali criteri scegli il personaggio da “interpretare”?
Gli step sono sostanzialmente i seguenti:
1) Personaggi che mi hanno particolarmente colpito, che trovo accattivanti e che sono molto somiglianti, specie dal punto di vista fisico. Oppure personaggi con i quali si pensa di realizzare un gruppo con colleghi/e. Tutti questi li archivio in un faldone dal titolo “Projects” (attualmente ne conta più di un centinaio, tanto per rendere l’idea…)
2) Al momento della scelta esamino questi fattori: tempo, risorse economiche, fattibilità e, se all’aperto, periodo climatico della fiera e spazi assegnati.
3) A questo punto mi procuro il materiale necessario (spesso a dire il vero già ce l’ho in casa, perché ogni volta che mi capita di trovare merce interessante, si tratti di essi stoffa o accessori, li acquisto in previsione di un fantomatico utilizzo futuro) e stendo un progetto di realizzazione, facendo schizzi e stilando un ordine di esecuzione.
4) Una volta realizzato il costume, indossandolo con un’immagine innanzi, provo il make up e l’acconciatura, segnandomi una sorta di check-list di tutto ciò che mi potrebbe servire in seguito (alla fiera ad esempio) per reindossarlo alla perfezione.
Et voilà… il mio alter-ego è pronto!

Dove realizzi i tuoi set fotografici?
Non amo particolarmente i servizi in studio perché non valorizzano appieno il costume, per cui cerco, di solito intorno a dove vivo, delle location che in qualche modo possano essere “in match” con il cosplay che porto.
Sono abbastanza fortunata perché tra ruderi di castelli medievali, parchi e lago di Garda, posso variare di continuo, in più ho stretto un sodalizio lavorativo con il Parco Giardino Sigurtà di Valeggio sul Mincio (VR), il parco giardino più grande d’Europa, che si presta meravigliosamente bene agli scatti per i cosplay.

Negli ultimi anni i cosplayer hanno iniziato ad “interpretare” anche personaggi che non provengono dai “Manga”. Personaggi tratti da Comics americani, da film e soprattutto dai videogiochi. Tu approvi questa scelta oppure secondo te bisognerebbe restare in ambito “Manga”?
Non c’è limite alla fantasia, e non c’è limite alla scelta dei personaggi, non è scritto da nessuna parte che il cosplay debba essere confinato a manga e anime giapponesi… e per fortuna, aggiungerei!
Io sono la prima a pescare a piene mani da saghe americane o nostrane (vedi Winx) e la varietà non può che fare bene al cosplay e ai cosplayer.
Pensiamo poi ai grandi successi cinematografici, anche recenti: “Il Signore degli Anelli”, “Kill Bill”, “Harry Potter”, “Pirati dei Carabi”, le trasposizioni su celluloide di tutti i supereroi Marvel e Dc Comics… non sembrano fatti apposta per noi cosplayer?
Alle convention americane, per esempio, furoreggiano anche gli eroi dei comic e tutti quelli appartenenti al filone supereroistico, e nei vari Paesi, non è raro vedere interpretati anche gli eroi “locali”.
Così se in Francia è facile imbattersi in Asterix e soci, qui in Italia “Dylan Dog”, le “Witch”, le “Winx” e addirittura i gemelli della pubblicità 892 892(!) si mischiano tutti tranquillamente a costumi di nipponica ispirazione!

Come spieghi il fatto che negli utlimi tempi i soggetti preferiti dai cosplayer siano proprio i personaggi dei videogiochi?
Il fatto che i soggetti preferiti siano i cartoni e i videogiochi è presto spiegato.
Non solo si tratta degli eroi con cui spesso i cosplayer sono cresciuti e quindi meglio si identificano, o che hanno modo di seguire passo passo nelle loro imprese videoludiche, ma si tratta di personaggi dai costumi decisamente scenografici o comunque immediatamente individuabili.
Ciò nondimeno il filone di cosplay filmico, specialmente fantascientifico, conta numerosi estimatori anche nel Belpaese. Questo si spiega evidentemente perché i film di fantascienza, fantastici o fantasy contano personaggi molto caratterizzanti e facilmente riconoscibili.
Basti pensare all’imponente e scenico contingente della “501 Italica” (la sezione italiana di un’associazione americana che raduna i fan di “Star Wars” e che conta legioni in tutto il mondo; ragazzi/e rigorosamente nei panni dei cattivi della saga, perlopiù dei soldati delle truppe d’assalto imperiali)

La tua passione ti ha portata molto lontano… letterelmente. Nel 2005 sei stata eletta “Best individual Cosplayer” in Giappone (tra l’altro portando in scena uno dei miei preferiti… Devil Man).
È un avvenimento che non ho ancora metabolizzato del tutto… da allora si sono innescati una serie di meccanismi e reazioni a catena che ancora vorticano attorno alla mia vita. E tante belle opportunità.
Partecipare al “WCS” per un cosplayer è la massima ambizione, aver vinto, aver portato a casa il titolo mondiale, è nel nostro piccolo, come aver vinto un oro olimpico.
La sera della gara quando lo speaker ha sentenziato “World Champion award goes to… Italy!!!” io e il resto della squadra italiana siamo state pervase da un sentimento di euforia collettiva, ci siamo corse incontro abbracciandoci e ridendo felici ed emozionate.
Essere nella patria del cosplay, così lontane da casa, nella terra dei nostri sogni, e aver guadagnato questo ambito riconoscimento ci ha inorgoglito tantissimo. Il premio (un altro viaggio in Giappone) ci è stato poi consegnato direttamente da Reiji Matsumoto, il papà di “Capitan Harlock”! Una soddisfazione immensa e una di quelle occasioni che capitano una volta sola nella vita!

Penso che da quel giorno la tua vita sia cambiata in tutti i sensi. Credo che ti abbia aperto molte porte e soprattutto fatto incontrare molte persone. Ti autorizzo a farci morire di invidia… perché conosco i nomi che tirerai in ballo…
Io mi ritengo davvero fortunata per quello che questo hobby mi ha dato: la possibilità di girare il mondo come ospite a importanti convention e di conoscere personaggi che mai avrei potuto immaginare.
Da Reiji “Capitan Harlock” Matsumoto a Go “Mazinga, Goldrake” Nagai, da Yumiko “Candy Candy” Ygarashi a Monkey “Lupin” Punch, per non parlare di famosi doppiatori come Toru Furuya o interpreti musicali famosissimi come Ichiro Mizuki (tutte le sigle dei robottoni!) e Kageyama Hironobu (Dragonball, Saint Seiya)… se becco la Takeuchi e la Takada posso morire in pace ^_^

Se all’inizio poteva essere solo una passione, adesso immagino sia diventata qualcosa di più…
Ho iniziato a rendermi conto che stava diventando davvero qualcosa di più quando il tempo dedicato ad altri miei interessi stava scemando a favore di questa nuova passione.
Quando ho visto che iniziavo a fare progetti a lungo termine, prendere accordi, e perché no, quando ho realizzato che i miei lavori erano molto richiesti, è cambiato un po’ tutto. Adesso ho meno tempo per studiare ;_; … mi manca pochissimo a conseguire la laurea in Lettere Moderne, ma sono mostruosamente fuori corso per via del fatto che comunque sto già lavorando, anche se part-time, e il tempo libero che dovrei dedicare allo studio invece è per forza di cose investito quasi esclusivamente in quest’hobby.
Dopo il ritorno dal Giappone e la vittoria mondiale al “WORLD COSPLAY SUMMIT” è stato un delirio. Partecipazioni a programmi televisivi, interviste, servizi fotografici (tra cui anche per il mensile Vogue)….
Inoltre sono spesso in giro per il mondo, invitata ad altre manifestazioni legate al cosplay come ospite speciale (Messico, Giappone, ecc…), ma la proposta più interessante e simpatica che mi è capitata, è stata l’opportunità di incidere delle canzoni per un’etichetta, Eurobeat – la dance nipponica, dove canto in inglese e in giapponese!

Ho visto che sul tuo sito hai fatto anche degli scatti come modella in abiti “normali”. Mi dicevi che questi scatti sono particolari.
Si tratta della sezione “Modeling”, ovvero una variante sul tema, scatti per così dire liberi, che non c’entrano nulla col cospla,y ma comunque in abiti particolari.
La mia sezione modeling non è granchè sviluppata perché il tempo che ho lo dedico quasi esclusivamente al cosplay. In futuro forse avrà più spazio, anche perché la parte divertente del modeling è che non hai vincoli con i costumi e con le pose. Puoi sbizzarrirti come ti pare perché non sei legato a nessun personaggio!

Hai fatto anche degli scatti per fotografi professionisti e sei apparsa anche su “Vogue”, come accennavi in precedenza.
Già, quando ci ripenso non mi sembra vero.
In sostanza è successo tutto per caso, un giorno mi contatta tramite mail un famoso fotografo della rivista dicendo che gli serviva assolutamente la mia “Wonder Woman” per il suo imminente servizio… e così eccomi catapultata a Milano in uno stage insieme a professionisti per degli scatti stupendi. Una bella soddisfazione, non c’è che dire.

Nella gallery del tuo sito c’è un’area un po’ equivoca. La “Private Session”
È un equivoco in cui i visitatori cadono spesso… per “private session” si intende la sessione fotografica di un costume mai portato in fiera, ma indossato solo per piacere personale; privato in questo senso, cioé mai mostrato in pubblico… ma mi sa che è ora di cambiare nome! ^_^

Sei fidanzata?
Fidanzata è una parola grossa, diciamo che sono impegnata

Cosa ne pensa il tuo ragazzo di questa tua passione?
Si diverte, mi aiuta e mi supporta come può. Ad esempio quando sono in ritardassimo con le rifiniture prima di un evento, oppure sbriga delle commissioni per me in giro per negozi e mercerie. Mi accompagna agli shooting e mi dà una mano nell’assemblamento del costume in quanto tale. Un vero tesoro…

Penso che sia il sogno di tanti potersi vestire come i propri personaggi preferiti, ma molti non sanno da dove iniziare. Hai qualche consiglio da dare a chi volesse intraprendere questa strada?
Innanzitutto avere tanta voglia di sperimentare e mettersi in gioco.
Fare cosplay significa avere voglia di mettere alla prova le proprie capacità, non solo sul piano strettamente sartoriale, cui spesso mamme o parenti zelanti ci vengono incontro, ma anche prettamente manuale.
Inoltre bisogna fare attenzione nella scelta del personaggio.
Meglio lavorare su qualche personaggio che, non solo sentiamo affine, ma che, per quanto possibile, ci sia somigliante. Oltre alla fattura del costume inoltre non va trascurata l’interpretazione, ovvero la parte “player”, quella cioè che ci fa immedesimare nel personaggio, muoverci e atteggiarci esattamente come lui.
Per rompere il ghiaccio, iniziate in gruppo… è molto più divertente!
E se questo non bastasse, vi rimando alla sezione “Come si diventa cosplayer” del mio sito

Quali sono gli appuntamenti più importanti in giro per il mondo e in Italia?
Per quanto riguarda l’Italia in ordine di importanza direi senza dubbio “Lucca Comics and Games”, che ormai è giunta al suo quarantennale, vanta un parco cosplayer incredibile e variegato.
Nelle gare di sabato e domenica si sfiorano i 700 iscritti alla competizione, senza contare coloro che girano a zonzo per il quartiere fieristico… Imperdibile!!
Poi immancabile è l’appuntamento del “Romics” nella capitale ad ottobre, dove si svolgono annualmente le selezioni per designare i due candidati che rappresenteranno l’Italia alla gara mondiale di Nagoya in Giappone, il “Wolrd Cosplay Summit”, l’evento piu’ importante per un cosplayer.
E infine concluderei il trittico con “Cartoomics”, a marzo presso la fiera di Milano, la convention piu’ importante tra le fiere del nord Italia.
Mentre per quanto riguarda gli appuntamenti esteri, mi sento di citare il “Japan Expo” a Parigi, il “Comiket” e il “TFT” nel duplice appuntamento estivo ed invernale a Tokyo e il “San Diego Con” a pari merito con il “Dragcon”, sempre negli U.S.A.

Per chi ti volesse vedere “live”, dove ti può trovare nei prossimi mesi?
Per ora posso confermare la mia presenza per tutti i giorni di “Lucca Comics”, a Novembre… il resto è ancora in via di definizione.
Mentre sono in giro quasi ogni settimana con la cartoon cover band “Le canne di Sampei”, per serate in feste e pub a suon di sigle di cartoni animati! ^_^
Comunque potete trovare tutte le info del caso nella home page del mio sito, sempre aggiornatissima!

Ti ringrazio tantissimo per la tua immensa disponibilità e la chiarezza nelle risposte. Magari ci si vede a Milano… e se ti serve un compagno per Yattaman, fammi un fischio! ^_^
Guarda, in effetti mi mancava giusto il maialino portafortuna! ^_^
Grazie a voi per la gentile intervista, spero che sia piaciuta e che abbia contribuito a chiarire alcuni aspetti del magico mondo del cosplay. Un grande saluto a tutti i lettori e spero di incotrarvi presto a qualche evento!

Potete trovare tutte le informazioni su Giorgia e mettervi in contatto con lei sul suo sito, facebook, myspace, deviantart e fotolog.
Tutte le foto ci sono state inviate da Giorgia e sono di sua proprietà. Riuscite a riconoscere tutti i personaggi che interpreta? Per le risposte, passate il mouse sulle immagini…

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4 Responses

  1. Dario says:

    che mondo affascinante quello del CosPlay, non lo conoscevo ma grazie Giorgia per questa bella intervista!
    ma le CosPlayer sono tutte cosi belle come te?
    Devo farmi un costume anche io allora!
    c’e’ quello di Doraemon? 😉

  2. xoth says:

    Intervista molto interessante e cosplayer molto bella 🙂

  1. 2010/03/30

    […] GiorgiaCosplay: World Best Cosplayer! Chi è stato bambino negli anni ‘70 e ‘80 non può non essere cresciuto a pane e manga : alzi la mano chi di voi non ha mai visto una puntata di Mazinga , Goldrake , Jeeg … mentre per le signorine c’erano Candy Candy , Pollon , Georgie e compagnia bella… Spesso erano trasmessi dalle tv locali e quindi bisognava lottare con le frequenze del televi blog: BE! Magazine | leggi l'articolo […]

  2. 2010/04/07

    […] GiorgiaCosplay: World Best Cosplayer! Chi è stato bambino negli anni ‘70 e ‘80 non può non essere cresciuto a pane e manga : alzi la mano chi di voi non ha mai visto una puntata di Mazinga , Goldrake , Jeeg … mentre per le signorine c’erano Candy Candy , Pollon , Georgie e compagnia bella… Spesso erano trasmessi dalle tv locali e quindi bisognava lottare con le frequenze del televi blog: BE! Magazine | leggi l'articolo […]

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