Judo: la nazionale (maschile) del futuro!

Salve a tutti ed ecco le interviste ai ragazzi della Nazionale maschile!! Così come ho fatto per le ragazze, rubo anche qui un minuto per rinnovare a loro il mio ringraziamento per la disponibilità a concedere queste interviste. Nell’altro articolo ho accennato ai Mondiali di Rotterdam che sono in corso di inizio a poche ore dalla pubblicazione di questo articolo!! Speriamo che sia di buon auspicio per i nostri atleti e che possano raccogliere successi in questa rassegna iridata.
Come sempre vi invito a lasciare in fondo alla pagina un piccolo commento e buona lettura a tutti!!

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FRANCESCO FARALDO (categoria -66 kg)

Come hai deciso di iniziare a praticare il Judo? Avresti mai immaginato di arrivare un giorno in nazionale?

Tutto è iniziato all’età di 10 anni. Mi iscrissi in palestra nel settore taekwondo e feci alcuni mesi fino all’esame di cintura gialla, ma il proprietario del centro mi chiese se volevo fare judo, visto che lui era istruttore e perché abitavamo vicino, ma ero scettico perché avevo già il mio gruppetto di amici a taekwondo. Ricordo però che lui mi buttò il dobok (la divisa del taekwondo) e mi regalò un judogi; mi piacque da subito e parecchi dei miei amici si trasferirono a judo, facemmo un bel gruppo. Gino per noi era un maestro di judo e di vita, oltre al divertimento anche allenamenti devastanti. Dopo un anno ho vinto il titolo esordienti nei 34 kg, l’anno dopo il bronzo nei 38 kg e da lì è iniziato tutto. Il mio maestro mi portava sempre alle gare importanti e io sognavo un giorno di partecipare a qualche torneo. C’è stato poi un periodo in cui volevo mollare, mi sono iscritto a calcio, ma dopo un mese il mio maestro Gino mi ha caricato di forza nella sua macchina e siamo andati in palestra. Mi ha fatto allenare, mi portava a correre la mattina e mi sono convinto che era il judo che volevo. Dopo la Coppa Italia è arrivata la convocazione in nazionale per entrare nel college della nazionale dove ci sono stato per tre anni. È stata un’emozione grandissima, la ricordo ancora adesso dopo quasi 20 anni.

Il Judo richiede “passione e sacrificio“. Fino ad oggi per raggiungere questo livello hai dovuto rinunciare a qualcosa, anche nella tua vita privata? Come si svolge una tua giornata tipo di allenamento?
Sì, questo sport richiede tanti sacrifici e se non hai intorno persone che ti spingono, molli sicuramente. Quando arrivi a certi livelli devi sacrificare pure la tua vita privata, ma poi capisci che i risultati vengono anche perché sacrifichi la vita privata per allenarti sempre di più… poi le soddisfazioni delle gare ti danno energia nella vita privata.

Si sono appena conclusi i “Giochi del Mediterraneo“. Dai nomi in gara un torneo di alto livello. Tu hai conquistato il bronzo. Cosa puoi dirci di queste tue gare? Sei soddisfatto del risultato?
Del 5° posto degli Europei 2009 ci sono rimasto un po’ male visto il risultato e gli avversari che avevo battuto e mi ero promesso che ai Giochi del Mediterraneo, che per di più si svolgevano nella mia terra, non volevo deludere e di salire sul podio; sono stato contento, ma so che quel bronzo poteva essere oro…

Siete una nazionale molto giovane e da quello che ho visto in tv (tutti uniti a bordo tatami ad incitare il/la compagno/a in quel momento in gara) e dalle foto sui vostri facebook anche molto affiatati. È anche questo un punto di forza per ognuno di voi?
Sì, sicuramente siamo un gruppo molto giovane e per questo vogliamo dare il massimo, ci sosteniamo tutti. Parecchi di noi fanno parte dello stesso gruppo militare: siamo una grande famiglia…

Al di fuori della nazionale ognuno di voi si allena nei vari gruppi sportivi. Se non ci fossero loro, pensi che il judo, come altri sport definiti minori, sarebbe a questi livelli?
Sicuramente un punto di forza. Io milito nelle Fiamme Azzurre (Polizia Penitenziaria) e il mio gruppo mi permette di allenarmi a casa nella mia società di appartenenza, precedente all’entrata nel gruppo sportivo, dal mio primo maestro Gino Mottola, la stessa palestra dove sono nati i miei amici di nazionale e gruppo militare: Elio Verde (Fiamme Oro) e Alessio Giovanni (Fiamme Azzurre).
Sono sicuro che se non ci fossero i gruppi militari, questo sport, come tanti sport definiti minori, non esisterebbe. Si ricordano di noi solo per le medaglie olimpiche che le nostre federazioni portano.

Hai un judoka a cui ti ispiri? Cosa ti piace di lui?
Il mio judoka preferito e assolutamente NOMURA per la sua tecnica, la sua forza, per quello che ha vinto. Ho avuto la fortuna di allenarmi con lui in giappone: un’esperienza bellissima…

I Giochi del Mediterraneo si sono svolti in Abruzzo, regione tristemente segnata dal terremoto. Che significato ha avuto per te gareggiare in questa terra?
Sono stato contento che i Giochi si siano svolti in Abruzzo; con questi giochi, con lo sport, abbiamo portato la forza e l’energia per tutte le persone colpite da questa grande sciagura. Gli abruzzesi sono un popolo fantastico, con la forza combattiva che tutte le regioni italiane dovrebbero avere… forza ragazzi, noi ci saremo sempre, parte della mia medaglia è per loro…

Qual è il traguardo sportivo che un giorno ti piacerebbe raggiungere?
Il traguardo è quello di tutti gli sportivi: il sogno olimpico. Per adesso penso al prossimo appuntamento dei Mondiali di Rotterdam e subito dopo si inizia il conto alla rovescia per Londra 2012. Farò di tutto per qualificarmi e lì dirò la mia.

GIOVANNI DI CRISTO (categoria -73 kg)

Come hai deciso di iniziare a praticare il Judo? Avresti mai immaginato di arrivare un giorno in nazionale?
È stato per puro caso… volevo fare calcetto, ma i turni non coincidevano con la scuola e allora tra i tanti sport fui attratto dal judo. Da ragazzino la nazionale era l’ultimo dei miei pensieri, ma i risultati mi premiavano già da piccolo…

Il Judo richiede “passione e sacrificio“. Fino ad oggi per raggiungere questo livello hai dovuto rinunciare a qualcosa, anche nella tua vita privata? Come si svolge una tua giornata tipo di allenamento?
Senza retorica, lo sport agonistico è sacrificio e disciplina. Essendo io un tipo molto distratto e disordinato, ho dovuto fare qualche sacrificio in più. (sorride)
In nazionale ci allieniamo circa 2 ore e mezza la mattina e 2 ore e mezza la sera, tra judo, preparazione atletica e pesi…

Si sono appena conclusi i “Giochi del Mediterraneo“. Dai nomi in gara un torneo di alto livello. Tu hai conquistato l’oro. Cosa puoi dirci di queste tue gare? Hai incrociato lungo il cammino verso la vittoria qualche avversario che in passato avevi già incontrato ed era per te ostico?
Non avevo incontrato nessuno dei miei rivali in gara, ma tra gli atleti a un certo livello ci conosciamo tutti. Gli incontri più ostici sono stati il primo con il turco Sezer Huysuz molto esperto, medagliato agli Europei 2009 e 5° al Mondiale di Rio, e la finale con l’altrettanto forte atleta francese Mohamed Riad, medagliato in vari tornei e campione francese uscente.

Siete una nazionale molto giovane e da quello che ho visto in tv (tutti uniti a bordo tatami ad incitare il/la compagno/a in quel momento in gara) e dalle foto sui vostri facebook anche molto affiatati. È anche questo un punto di forza per ognuno di voi?
Sì… il gruppo è giovane, ma molto affiatato. Ho un buon rapporto con tutti e sono molto legato ad alcune persone. Ci aiutiamo molto durante le nostre gare incitandoci a vicenda.

Al di fuori della nazionale ognuno di voi si allena nei vari gruppi sportivi. Se non ci fossero loro, pensi che il judo, come altri sport definiti minori, sarebbe a questi livelli?
Non credo… i Gruppi Sportivi sono importantissimi; lo staff tecnico è molto qualificato e la tanta esperienza e i tanti successi permettono loro di comprendere le nostre difficoltà e spingerci oltre i nostri limiti… ed ogni volta è un successo di squadra!

I Giochi del Mediterraneo si sono svolti in Abruzzo, regione tristemente segnata dal terremoto. Che significato ha avuto per te gareggiare in questa terra?
Gli abruzzesi hanno dimostrato davvero tanta forza e una dignità incredibile che deve essere di esempio per molti di noi e spero che, anche se in piccolo, questi giochi siano serviti a render loro omaggio e a dar forza per il futuro.

In conclusione, qual è il traguardo sportivo che un giorno ti piacerebbe raggiungere?
Andiamo per gradi.. .pensiamo prima ai Mondiali di Rotterdam a fine agosto… è chiaro… il sogno di ogni atleta è Londra 2012.

ANTONIO CIANO (cat. -81 kg)

Come hai deciso di iniziare a praticare il Judo? Avresti mai immaginato di arrivare un giorno in nazionale?
Ho iniziato seguendo mio fratello più piccolo, avevo 8 anni. Chiaramente non avrei mai immaginato di arrivare dove sono ora.

Il Judo richiede “passione e sacrificio“. Fino ad oggi per raggiungere questo livello hai dovuto rinunciare a qualcosa, anche nella tua vita privata? Come si svolge una tua giornata tipo di allenamento?
Hai detto bene, mi sento gratificato, ho dovuto rinunciare quasi a tutto, famiglia (sono sposato con 2 bambini), i divertimenti (lavoravo i fine settimana e per di più di notte, perché vendevo panini e facevo il cameriere), mai vacanze (pochi soldi e poi in estate, quando non ci sono gare importanti, mi potevo preparare meglio).

Si sono appena conclusi i “Giochi del Mediterraneo“. Dai nomi in gara un torneo di alto livello. Tu hai conquistato il bronzo. Cosa puoi dirci di queste tue gare? Sei soddisfatto del risultato?
Chiaramente ero andato lì per l’oro, ma non è andata così. Dopo la semifinale persa avevo mollato di testa, ma la medaglia era importante comunque, sono stato bravo a concentrarmi e ad utilizzare al meglio quelle poche energie che mi erano rimaste.

Siete una nazionale molto giovane e da quello che ho visto in tv (tutti uniti a bordo tatami ad incitare il/la compagno/a in quel momento in gara) e dalle foto sui vostri facebook anche molto affiatati. È anche questo un punto di forza per ognuno di voi?
Io sono uno dei più grandi e ti posso dire che il gruppo è affiatato, a differenza dalla precedente squadra, dove c’erano leaders, qui ci sentiamo tutti allo stesso livello e su ogni cosa che dobbiamo fare, lasciamo alle nostre spalle i risultati, gli anni che ci differenziano e le simpatie, e decidiamo tutti insieme il da farsi… perdiamo insieme e vinciamo insieme, non è male per un gruppo dove si combatte individualmente.

Al di fuori della nazionale ognuno di voi si allena nei vari gruppi sportivi. Se non ci fossero loro, pensi che il judo, come altri sport definiti minori, sarebbe a questi livelli?
Tutti i soldi girano intorno alla pubblicità, se non ci fossero i Gruppi Sportivi sarebbe peggio, perché non penso che lo Stato dia soldi o gli sponsor diano milioni ad uno sport che non si vede mai in tv… quale sarebbe il loro investimento?

Hai un judoka a cui ti ispiri? Cosa ti piace di lui?
Ammiro tanti judokas (Inoue, Buying viagra in spain Koga, Camilo, Nomura, Iliadis), ma non mi ispiro a nessuno di loro, cerco di fare quello che mi piace.

I Giochi del Mediterraneo si sono svolti in Abruzzo, regione tristemente segnata dal terremoto. Che significato ha avuto per te gareggiare in questa terra?
Quando abbiamo fatto la cerimonia di chiusura c’erano tante persone che ci ringraziavano e ciò mi ha emozionato, perché ho capitò che hanno bisogno di non essere dimenticati.

Nel tuo palmares figura già un argento europeo conquistato nel 2009. Qual è il traguardo sportivo che un giorno ti piacerebbe raggiungere?
Primo europeo e prima medaglia: ho capito che sono tra i migliori e questo mi stimola ancora di più. Gli obiettivi vanno programmati uno alla volta: …Mondiale!!

LORENZO BAGNOLI (categoria -90 kg)

Come hai deciso di iniziare a praticare il Judo? Avresti mai immaginato di arrivare un giorno in nazionale?
Ho iniziato a praticare il judo all’età di 5 anni, è stato il mio primo sport, è successo tutto per caso. Mio fratello, Lodovico, più grande di me di 3 anni, stava cercando uno sport da praticare: partì con la ginnastica artistica, passando da basket e scherma e infine, trascinato da un amico arrivò al judo. Mia mamma che voleva che iniziassi anch’io a fare qualcosa per muovermi un po’, visto che ero un bimbo piuttosto su di giri, mi portò prima a vedere e poi a provare; e da lì iniziò tutto.
Sinceramente non avrei mai immaginato di arrivare a questi livelli, sicuramente però in qualche sogno ci ho sperato davvero.

Il Judo richiede “passione e sacrificio“. Fino ad oggi per raggiungere questo livello hai dovuto rinunciare a qualcosa, anche nella tua vita privata? Come si svolge una tua giornata tipo di allenamento?
Passione e sacrificio…Direi più passione, di sacrifici non ne ho fatti molti o forse non li reputo tali, ho messo da parte qualcosa di importante per perseguirne un’altra ancora più importante e a cui tengo ancora di più. Comunque l’unico rammarico proviene dall’abbandono degli studi e dei miei amici. Quattro anni fa ho staccato ogni rapporto con Udine, mia città natale, per andare ad allenarmi a Cinisello Balsamo da Diego Brambilla. Ho perso di vista molti cari amici e la famiglia la vedevo molto poco. Ora sono tornato da un anno a Udine e sono ripartito praticamente da zero.
Una mia giornata di allenamento si svolge con una doppia seduta di allenamento, al mattino dedicata alla preparazione atletica o fisica e la sera in palestra dedicata al judo. Poi in certi periodi inserisco un terzo allenamento subito dopo pranzo, dedicato al judo e prevalentemente alla tecnica.

Si sono appena conclusi i “Giochi del Mediterraneo“. Dai nomi in gara un torneo di alto livello. Tu hai conquistato il bronzo. Cosa puoi dirci di queste tue gare? Sei soddisfatto del risultato?
Sono molto soddisfatto di questo bronzo. È un bronzo importante che forse poteva essere anche un oro, con un po’ più di convinzione e meno rischi. Ma sinceramente sono contento così; affronterei ogni incontro che ho affrontato di nuovo alla stessa maniera se potessi, non tornerei indietro su sbagli o rischi… il judo è anche questo!

Siete una nazionale molto giovane e da quello che ho visto in tv (tutti uniti a bordo tatami ad incitare il/la compagno/a in quel momento in gara) e dalle foto sui vostri facebook anche molto affiatati. È anche questo un punto di forza per ognuno di voi?
È una bella squadra, nuova, giovane e molto genuina. Siamo uniti perché siamo molto vicini con l’età e più o meno siamo tutti allo stesso livello per quanto riguarda esperienze judoistiche. Sicuramente il merito è nostro, ma anche dell’ambiente che riusciamo a trovare giù a Ostia quando ci riuniamo per i ritiri. Tutto quello che hai visto ai Giochi, beh siamo semplicemente noi… una vera squadra.

Al di fuori della nazionale ognuno di voi si allena nei vari gruppi sportivi. Se non ci fossero loro, pensi che il judo, come altri sport definiti minori, sarebbe a questi livelli?
Credo che i gruppi militari diano una grossa mano al judo italiano, ma non penso siano indispensabli per raggiungere il livello attuale. Se non dovessero esserci i gruppi militari, probabilmente qualcos’altro ci porterebbe a risolvere il problema del professionismo, come la creazione di grandi club (come in Francia) o l’appoggio alle università (come in Giappone).

Hai un judoka a cui ti ispiri? Cosa ti piace di lui?
Penso ce ne siano molti. Alcuni da cui prendere spunti tecnici, altri da cui prendere la caparbietà e il coraggio e altri ancora da stimare per l’attenzione e la concentrazione mentale che riversano in ogni incontro. Pensandoci bene, un episodio in particolare di qualche anno fa mi torna alla mente… è il 2000, per me era terza superiore, Pino Maddaloni vince la medaglia d’oro a Sydney e io nelle prime pagine del diario di scuola attacco, da custodire gelosamente, la foto della sua esultanza in finale con Tiago Camilo. Ecco, credo che Pino possa racchiudere tutto quello di cui ho parlato qualche riga più su.

I Giochi del Mediterraneo si sono svolti in Abruzzo, regione tristemente segnata dal terremoto. Che significato ha avuto per te gareggiare in questa terra?
È stata una bella edizione dei Giochi del Mediterraneo, nonostante sia la mia prima partecipazione. Tutto è andato per il meglio, dall’organizzazione del villaggio a quella della gara. È stato un onore per me salire sul podio in questa terra per ricordare tutte le persone disperse, rimaste ferite dal terremoto. Mi sarebbe piaciuto ancor di più poter dedicare l’inno a tutte queste persone, purtroppo così non è stato, ma il mio pensiero credo che abbia comunque raggiunto tutti loro cuori.

Qual è il traguardo sportivo che un giorno ti piacerebbe raggiungere?
Il traguardo che è da tempo al centro dei miei sogni è l’Olimpiade. Il cammino è ancora lungo, tre anni sono tanti, ma se fino a qualche mese fa sembrava un semplice miraggio, beh, con gli ultimi risultati e specialmente con questo bronzo, Londra si è avvicinata di qualche passo.

ALBERTO BORIN (categoria -100 kg)

Come hai deciso di iniziare a praticare il Judo? Avresti mai immaginato di arrivare un giorno in nazionale?
Ho iniziato a praticare judo grazie a mio padre, lui era cintura verde e lo praticava a livello amatoriale (ora è maestro e arbitro in pensione). Avevo 4 anni e mezzo e ricordo come fosse oggi che all’età di 6 anni gli dissi che da grande volevo fare il judoka. Grazie ad un po’ di fortuna, alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto e ad un bel po’ di sacrifici, direi che ci sto riuscendo!

Il Judo richiede “passione e sacrificio”. Fino ad oggi per raggiungere questo livello hai dovuto rinunciare a qualcosa, anche nella tua vita privata? Come si svolge una tua giornata tipo di allenamento?
Dicono che ogni atleta debba trovare il proprio equilibrio generale per riuscire nei suoi obbiettivi. Diciamo che personalmente il judo mi ha complicato un po’ le cose da piccolo, quando tutti i miei amici il sabato e la domenica se ne andavano in giro o durante la settimana quando loro andavano a giocare, mentre io dovevo recuperare il tempo che “perdevo” o meglio, “investivo” nel fare allenamento. Ora, sicuramente il fare tanti viaggi in giro per il mondo e l’essere costantemente in ritiro non aiutano una relazione di coppia! Ma ci sarà tempo!
Anche perché i ritmi di allenamento sono abbastanza serrati, anche se non sembra… La mattina la sveglia è alle 7.30, colazione, poi alle 9 vado in palestra che alle 10 si inizia allenamento, fino a mezzogiorno, mezzogiorno e mezzo. Ritorno a casa, pranzo, corro all’università, sono iscritto alla facoltà di giurisprudenza di Torino. Qualche ora di lezione, o di studio e poi alle 7 di nuovo allenamento, altre due ore, due ore e mezza. Quindi cena, un buon film, una birra con gli amici e a letto! (sempre se non devo preparare esami!Allora… si studia!)

Si sono appena conclusi i “Giochi del Mediterraneo“. Dai nomi in gara un torneo di alto livello. Purtroppo niente medaglia, ma sicuramente un’ottima scuola per il futuro. Cosa non è andato bene?
(sorride) Io sono partito per questi Giochi del Mediterraneo con la consapevolezza di essere uno dei più forti, reduce dal terzo posto a Bucarest in World Cup… ahimè, una sola cosa poteva fermare il mio stato di forma, la febbre con cui mi sono svegliato giovedì, due giorni prima della gara: 38 di febbre, antinfiammatori, antibotici e paracetamolo per tenere a bada la temperatura, un lavoro straordinario da parte dello staff medico per permettermi almeno di presentarmi sul tatami! La mattina della gara comunque febbricitante mi son presentato e sono andato a raschiare il fondo del bidone delle energie! Purtroppo non è bastato in finale per il terzo posto con l’algerino vice campione olimpico a pechino nei 90 chili, nonostante vincessi e dominassi con due yuko a zero a due minuti dalla fine il mio fisico ha ceduto drasticamente, portandomi poi alla sconfitta. Quindi tanto rammarico per una gara il quale risultato purtroppo non è dipeso unicamente da me!

Siete una nazionale molto giovane e da quello che ho visto in tv (tutti uniti a bordo tatami ad incitare il vostro compagno/a in quel momento in gara) e dalle foto sui vostri facebook anche molto affiatati. È anche questo un punto di forza per ognuno di voi?
Sicuramente questo “cambio generazionale” all’interno della squadra livella e quindi affiata le persone. Non perché non fossero persone affabili ed eccezionali, ma prima pensare di metterti alla pari di Maddaloni, Meloni, Monti, Scapin, Bianchessi, Morico ed altri non era facile! La loro esperienza enorme, tutte quelle medaglie importanti! Ti mettevi soggezione da solo! Ora invece si parte tutti più o meno da zero… tutti sullo stesso piano, tutti con la stessa voglia di battere i grandi campioni che continuano a farci crescere con la loro presenza nei collegiali!

Al di fuori della nazionale ognuno di voi si allena nei vari gruppi sportivi. Se non ci fossero loro, pensi che il judo, come altri sport definiti minori, sarebbe a questi livelli?
Beh, io faccio parte delle Fiamme Azzurre e come ben sanno gli addetti ai lavori, la politica di questo gruppo sportivo è lasciare che i propri atleti continuino ad allenarsi nelle loro palestre, vicino a casa, senza cambiare di punto in bianco i loro modi e stili di vita! Lasciando “massima” libertà di scelta di allenamento!

Hai un/una judoka a cui ti ispiri? Cosa ti piace di lui/lei?
Sinceramente dire un judoka non ne ho… Diciamo che però mi ispiro ai judoka che hanno un comune stile di combattimento… cioè molto tecnici, vedi Inoue, Suzuki, ecc…

I Giochi del Mediterraneo si sono svolti in Abruzzo, regione tristemente segnata dal terremoto. Che significato ha avuto per te gareggiare in questa terra?
Abbiamo fatto parecchi stage, manifestazioni attraverso iniziative della nazionale e dei nostri club per raccogliere fondi per l’Abruzzo subito dopo la tragedia. Volevamo addirittura organizzare un pullmino da Roma con la squadra e mettere a disposizione le nostre braccia per aiutare, ma non è stato necessario a detta della Protezione Civile, che già era oberata di persone. Quindi andare a combattere una gara così prestigiosa ed importante in un paese che poco fa ha vissuto dei momenti davvero disastrosi, ti porta a cercar di dare ancora di più il massimo! A pensare che tu ti disperi se perdi la gara o un incontro… loro l’incontro l’hanno perso, ma hanno perso davvero tutto… una vita, e noi li aiuteremo a ricostruirla.

In conclusione, qual è il traguardo sportivo che un giorno ti piacerebbe raggiungere?
(Sorride) Senza essere scontati, il mio traguardo è vincere le Olimpiadi… Il mio vero traguardo è arrivare a fine carriera, guardarmi indietro e sapere di aver dato tutto e di essermi impegnato totalmente, di essere arrivato dove arriverò con la massima determinazione e nel rispetto dei miei avversari e di chi mi circonda. Di essere un judoka forte, ma soprattutto un uomo.

Le foto presenti in questo articolo sono state fornite direttamente dagli intervistati.
Per chi volesse qualsiasi informazione riguardante i nostri atleti, le date delle gare, i risultati e qualsiasi altra informazione del mondo del Judo, può visitare il sito della FIJLKAM

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