Maldini smette, si ammaina la bandiera rossonera

Tutti in piedi, una leggenda del calcio mondiale alza bandiera bianca. Stavolta è la dura e cruda realtà: Paolo Maldini, pluridecorata icona rossonera, smette col calcio giocato. Tutti indistintamente, milanisti e non, rimpiangeranno le gesta del glorioso difensore, sempre protagonista in campo e fuori, sfoggiando la sua immensa classe e la sua impeccabile professionalità. A onor del vero, il capitano di mille battaglie rossonere e azzurre abbandona tra le polemiche dovute a vecchi screzi con una ristretta parte della tifoseria milanista, ma nulla può offuscare la favola di cui è stato protagonista Paolo; infatti egli ha più volte ribadito che se da bambino avesse voluto immaginare una carriera e una vita “da sogno”, l’avrebbe immaginata proprio come è stata. Nelle ultime stagioni Paolo era stato puntualmente, a fine anno, sul punto di lasciare, in quanto credeva, con l’approssimarsi dei quarant‘anni, di non poter dare più un importante contributo alla causa rossonera, anche in virtù delle sue usurate ginocchia, che portano i segni di mezzo secolo di calcio vissuto sempre ad alti livelli. Ma Paolo ha tenuto duro e ha saputo estrarre le ultime energie per affrontare dignitosamente avversari molto pericolosi ed anche molto più giovani di lui. La leggenda rossonera ha saputo puntare sulla sua infinita esperienza e sull’innata tecnica dotata da papà Cesare per sopperire al fisiologico calo di velocità.

La carriera di Maldini è inarrivabile, ineguagliabile: viene lanciato in prima squadra da Liedholm nella stagione 1984-85 e da quel momento diventerà un pilastro insostituibile della squadra rossonera. Sarà uno dei punti fermi su cui investirà Berlusconi per porre le basi nella costruzione dell’epica squadra che dominerà e incanterà il mondo. Paolo ha avuto la fortuna di incontrare da inizio a fine carriera una carrellata di fuoriclasse con cui ha potuto togliersi tante soddisfazioni. La difesa con Maldini, con Baresi (uno dei difensori più forti di tutti i tempi) e con gli eccellenti Costacurta e Tassotti è passata alla storia come la Muraglia Rossonera: ai tempi degli Immortali di Sacchi e degli Invincibili di Capello segnare al Milan era praticamente impossibile, lo testimonia il record ancora imbattuto del portiere Sebastiano Rossi (929 minuti senza subire gol). Paolo scorazzava con la sua aurea falcata sulla fascia sinistra, riuscendo a essere protagonista di puntuali ed efficaci diagonali difensive, ma allo stesso tempo poi sapeva anche proiettarsi in avanti dribblando con piedi da “numero 10’’ avversari in successione. Con maestri del calibro di Sacchi e Capello, e con la classe che si ritrovava, per Paolo è stato facile adattarsi a centrale difensivo, e ciò gli ha consentito anche di allungarsi la carriera, non dovendo più fare sgroppate e raddoppi di marcature sulle fasce. Ci verrebbe da dire che Paolo è stato il più forte difensore di sempre, ma sarebbe riduttivo in quanto Paolo è “il difensore” per antonomasia, un atleta dotato di mezzi fisici e tecnici insuperabili e capace di giocare indistintamente in ogni ruolo difensivo, come proverà l’esperienza della difesa a 3 di Zaccheroni, tra il 1998 e il 2001.

I successi del Milan dei Meravigliosi plasmati da Ancelotti lo hanno ancora visto protagonista, in quanto il suo apporto era fondamentale: la squadra, chiaramente sbilanciata in avanti per effetto del rombo di Ancelotti (formato da tanti palleggiatori), aveva bisogno di difensori sempre all’erta e fortissimi nell’uno-contro-uno. Paolo ha risposto alla grande anche a questa sfida, preferendo la causa rossonera a quella della Nazionale (a cui diede l’addio nel 2002) e, con la collaborazione di colleghi del calibro di Nesta e Stam, ha dato sicurezza in difesa anche a una squadra super-offensiva.

Paolo rimarrà l’unico calciatore ad aver alzato la Coppa Campioni esattamente 40 anni dopo quella alzata da suo padre Cesare. Ciò testimonia che la sua vita e la sua carriera sono da “predestinato”. Egli è stato un personaggio trasversale, amato e stimato da tutti, colleghi e avversari, e ciò non è cosa da tutti in un mondo del calcio che genera sempre tante ostilità e rivalità; il suo essere leale in campo e fuori, la sua felice famiglia, il suo impegno come ambasciatore Unicef lo hanno fatto conoscere al mondo intero come un positivo personaggio, messaggero di veri valori.

In bocca al lupo, Leggenda Vivente… hai fatto la Storia, ma la tua scia luminosa rimarrà indelebile nel firmamento della storia del calcio e sentiremo per sempre il tintinnio delle tue numerose medaglie.

Il palmares di Paolo Maldini:
7 Scudetti
5 Coppe dei Campioni/Champions League
3 Coppe Intercontinentali/Fifa World Cup
5 Supercoppe Europee
5 Supercoppe Italiane
1 Coppa Italia

I primati:
Presenze nel Milan in gare ufficiali: 901
Presenze in serie A: 647
Presenze nelle competizioni Uefa per club: 174
Presenze in Nazionale: 126
Trofei internazionali: 13
Finali di Champions League: 8 (con Gento)
Gol più veloce in finale Champions League: 53’’, Istanbul 2005
Insieme a Cesare, unici padre e figlio a vincere la Champions League da capitani, con la stessa maglia (Cesare 1963, Paolo 2003 e 2007)

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1 Response

  1. pienpi says:

    ha giocato ad altissimi livelli per 25 anni, il triplo rispetto a qualunque altro grande giocatore che io ricordi

    basterebbe questo a farne il più grande calciatore italiano di sempre, ma poi ci sono tutti i trofei, tutti i record, tutta la sua carriera

    ora, per la prima volta in vita mia, tiferò un milan senza maldini.
    Certo, sarà bello. Ma non sarà più così bello come quando giocavi tu…

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