Gli Opeth in 4 puntate: la maturità

Dopo aver raccontato gli inizi, siamo alla ѕeconda parte del viaggio attraverso la discografia degli Opeth, per molti la migliore, di certo quella che definirei della maturità. Infatti in Still Life (1999) e Blackwater Park (2001) tutti gli elementi presenti negli album precedenti vengono portati a nuove vette e al tempo stesso non vi sono più quei difetti di giovinezza e le canzoni ostentatamente lunghe che avevano afflitto i primi 3 album. Qui la formula, pur non cambiando, sempre death metal in stile progressive con frequenti parti di cantato pulito e acustiche, giunge al suo compimento massimo: nulla è fuori posto, nulla sembra essere presente come un riempitivo, tutto è unitario e ben suonato.

Senza entrare in disquisizioni puramente tecniche, non ritengo facile trovare un difetto vero né a Still Life, né a Blackwater Park. Al massimo potrei dire che dove il secondo è più oscuro, più “death” e non immediatamente apprezzabile senza aver speso qualche ascolto, Still Life è più lento, più acustico ed ha un suono più rock che lo rende maggiormente orecchiabile del suo successore, e questo me lo fa apprezzare di più (ma son gusti, ovviamente). Quel che è chiaro è che sono due album maturi, appunto, pieni, con il gruppo padrone dei propri mezzi e deciso a dare una precisa direzione al proprio suono, grazie anche all’aver assunto infine una formazione stabile (Akerfeldt voce e chitarra, Lindgren chitarra, Lopez batteria e Mendez al basso) e all’arrivo di Steve Wilson come produttore/voce di supporto/tastierista/chitarrista in Blackwater Park.

Andando nello specifico dei due cd, Still Life inizia con l’epicità di The Moor, che inaugura un approccio più groove negli assoli di chitarra che andrà a svilupparsi maggiormente nella magnifica Godhead’s Lament (forse la canzone che più identifica gli Opeth di tutto il primo periodo, certo una delle migliori), per poi passare attraverso la fase lenta dell’album composta da due ballate, Benighted e Face of Melinda, intervallate da una non troppo metal Moonlapse Vertigo. Terminano Serenity Painted Death, classicamente Opeth, e White Cluster, più triste e dal finale a tratti “dreamtheateriano”.

Dall’altra parte, Blackwater Park è diverso, pur suonando comunque molto Opeth; l’approccio groove di Still Life è scemato, siamo su terreni ben più cupi e la componente metal è leggermente più in primo piano. Basti sentire la prima traccia, The Leper Affinity, pesante e cupa, o la seguente Bleak, che però apre alla melodia senza per questo sembrare più semplice. Harvest è la ballata dell’album, gentile e melodiosa. The Drapery Falls è quasi un compendio di tutto ciò che gli Opeth han fatto sinora, lunga, malvagia, gotica e al tempo stesso incredibilmente orecchiabile. Dirge For November e The Funeral Portrait già dai titoli lasciano capire di essere in accordo con la vena cupa e gotica di tutto l’album e sono da estremo contrasto con la breve strumentale Patterns In The Ivy, dolce, lenta e “bucolica”. La title-track conclude degnamente in stile a momenti finanche orientaleggiante e riprende il groove persosi un po’ dopo l’inizio.

Insomma, si può disquisire quanto si vuole su questi due album e quale sia il migliore (personalmente sono per Still Life), ma rimane indubbio che a cavallo dell’anno 2000 gli Opeth raggiunsero la loro vetta compositiva, portando a termine la scalata inziata con Orchid. Successivamente il suono del gruppo si ѕarebbe evoluto ancora, seguendo la volontà e le idee di Akerfeldt, e con Blackwater Park si può dire che si chiude il primo periodo della loro storia per aprirsene un altro denso di nuove sonorità.

Tracklist Still Life
01 The Moor 11:26
02 Godhead’s Lament 9:47
03 Benighted 5:00
04 Moonlapse Vertigo 9:00
05 Face Of Melinda 7:58
06 Serenity Painted Death 9:13
07 White Cluster 10:02
Tracklist Blackwater Park
01 The Leper Affinity 10:23
02 Bleak 9:16
03 Harvest 6:01
04 The Drapery Falls 10:54
05 Dirge For November 7:54
06 The Funeral Portrait 8:44
07 Patterns In The Ivy 1:53
08 Blackwater Park 12:08
09 Still Day Beneath The Sun 4:34 (bonus track)
10 Patterns In The Ivy 2 4:12 (bonus track)

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1 Response

  1. 2009/04/07

    […] anno dopo il grande successo di pubblico e critica di Blackwater Park, gli Opeth sperimentano un ambizioso progetto di un doppio cd, che poi si sarebbe sdoppiato in due […]

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