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Gli Opeth in 4 puntate: gli inizi

Gli Opeth, ovvero gli impeccabili. Sì, perché non è molto facile trovare un gruppo che va avanti da 15 anni e oltre, con 9 studio albums alle spalle, che possa vantarsi di non aver ancora pubblicatone uno palesemente “brutto”. Alcuni possono non piacere o avere uno stile che non attrae, ma nessuno può non essere, іn piena onestà, considerato almeno buono. Sarà anche perchè gli Opeth si sono sì modificati di album in album, ma sempre rimanendo fedeli ai loro suoni, nessun album è un cambiamento radicale (sì, incluso Damnation), ma semplicemente un rimodellare ciò che era stato già fatto con nuove aggiunte.

Inizio quindi qui un viaggio in 4 parti, raggruppando tutti gli album degli Opeth (esclusi live e raccolte) in tante “epoche” stilistiche. Incominciando ovviamente dalla storia del gruppo, nato intorno al 1990 senza una formazione stabile fino all’album d’esordio, “Orchid“, dove infine Mikael Akerfeldt (voce e chitarra), Peter Lindgren (chitarra), Johan DeFarfalla (basso e voce) e Anders Nordin (batteria) costituiscono quelli che saranno gli Opeth per i primi due album. Infatti, prima di iniziare a registrare “My Arms, Your Hearse“, Akerfeldt e Lindgren “licenziarono” DeFarfalla e a catena anche Nordin lasciò la band ed i loro sostituiti furono rispettivamente Martin Mendez (che per ragioni di tempo non suonò però il basso e fu sostituito da Akerfeldt stesso) e da Martin Lopez (proveniente dagli Amon Amarth).

In tutto il primo periodo, che va dal 1995 di “Orchid” fino al 1998 di “My Arms, Your Hearse” passando per il 1996 di “Morningrise“, vi sono già tutti gli elementi che verranno a comporre il successivo, quello della maturità stilistica di “Still Life” e “Blackwater Park”: il death metal di base unito al progressive, intermezzi acustici, un gusto gotico negli arrangiamenti e la voce di Akerfeldt che si alterna tra sfuriate growl e parti in cantato pulito.

In Orchid e Morningrise la componente death/growl è più accentuata che in “My Arms, Your Hearse”, ove si mescola con sapienza il pulito e il growl. Gli intermezzi acustici agli inizi hanno un che di folk, che poi scemerà, mentre le canzoni hanno già quella forma “a momenti” che sarà molto presente anche in futuro e che contribuisce all’estrema lunghezza delle stesse (in Orchid tutte intorno ai 10 minuti e passa escluse le strumentali, in Morningrise una finanche di 20).
Per momenti gli Opeth intendono una parte di canzone formata da un certo cantato, growl o pulito, unito ad un’atmosfera e a un certo tipo di strumenti utilizzati e ben differenziata dalla successiva; talvolta anche troppo, però, dando quasi l’impressione che vengano posate le chitarre elettriche di botto e prese quelle acustiche, senza quella continuità che l’orecchio si aspetterebbe.

Ed è questo il grande difetto dei primi tre album, specie di Orchid e Morningrise, e ciò che impedisce loro di essere considerati all’altezza degli altri, in parte anche per un ovvio paragone con i capolavori successivi che inevitabilmente finiscono con l’oscurare gli esordi. Ma vale la pena dare un ascolto a questi cd d’inizio degli Opeth, oltre che per le loro indubbie qualità che non possono essere cancellate dai difetti di composizione, anche per trovarvi delle piccole curiosità musicali come Silhouette, una strumentale al piano ma che non perde nulla della grinta del metal, o To Bid You Farewell, una ballata gotica che vale da sola tutto Morningrise, o stupende canzoni come Demon Of The Fall, epica e malvagia, o ancora Credence, che anticipa molto dello stile Opeth futuro, o l’ultima in assoluto di questi primi 3 album, intitolata appropriatamente Epilogue, una strumentale che sembra essere uscita dalla chitarra di un Blackmore in versione malinconica ai tempi dei Purple.

Tutti e tre contengono canzoni da ascoltare e meritevolissime, ma mentre Orchid è un album pieno di idee che soffre d’immaturità, come è anche normale che sia per un esordio, e Morningrise è già più corposo e unito, pur mancando leggermente di ispirazione, My Arms, Your Hearse è la vera gemma dei tre. Anche grazie ad una precisa decisione di Akerfeldt di modificare il suono della band a causa di troppi “imitatori”, qui gli Opeth sanno dove vogliono arrivare e cosa vogliono creare con la loro musica e testi e centrano l’obiettivo di produrre un album di melodic death metal (come si usava dire all’epoca) con un suo carattere ben definito, con pochissimi cali di qualità e più vario dei precedenti. È anche il primo loro concept album, le liriche parlano di un fantasma che segue la sua amata diffidando che essa sia davvero dispiaciuta della sua morte, e le musiche sono quindi mosse da uno specifico intento e meno slegate che in passato.


Fosse stato il loro ultimo album, sarebbe rimasto il capolavoro degli Opeth, splendido e imperituro esempio di come si suonasse un album pieno di stile all’epoca, ma non può che sembrare solo un’anteprima, un assaggio di cosa sarebbero stati capaci di fare con Still Life e Blackwater Park. Questo comunque non deve togliere nulla, né far pensare che non valgano il prezzo del cd né My Arms, Your Hearse, né gli altri due; in troppi han snobbato questi album in favore dei ben più noti e lodati seguiti, perdendosi però così delle opere che, pur magari non potendo fregiarsi del titolo di capolavori, rimangono degnissimi dell’acquisto e del nome Opeth.

Tracklist Orchid
01 In Mist She Was Standing 14:09
02 Under The Weeping Moon 9:52
03 Silhouette 3:07
04 Forest Of October 13:04
05 The Twilight Is My Robe 11:03
06 Requiem 1:11
07 The Apostle In Triumph 13:02
08 Into The Frost Of Winter 6:20 (ristampa)
Tracklist Morningrise
01 Advent 13:45
02 The Night And The Silent Water 11:00
03 Nectar 10:09
04 Black Rose Immortal 20:14
05 To Bid You Farewell 10:57
06 Eternal Soul Torture 8:35 (bonus track)
Tracklist My Arms, Your Hearse
01 Prologue 0:59
02 April Ethereal 8:41
03 When 9:14
04 Madrigal 1:26
05 The Amen Corner 8:43
06 Demon Of The Fall 6:13
07 Credence 5:26
08 Karma 7:52
09 Epilogue 3:59

2 Comments

  1. [...] aver raccontato gli inizi, siamo alla ѕeconda parte del viaggio attraverso la discografia degli Opeth, per molti la [...]

  2. [...] aver raccontato gli inizi, siamo alla ѕeconda parte del viaggio attraverso la discografia degli Opeth, per molti la [...]

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