Intervista al produttore cinematografico Daniele Panizza

Per la sezione “cinema”, questa volta ho avuto l’opportunità di intervistare Daniele Panizza.
Daniele è un giovane imprenditore con un hobby molto particolare… il produttore cinematografico.
Il suo nome è ancora poco conosciuto (in Italia), ma i più attenti di voi e i fan dell’horror sicuramente lo conoscono. Daniele infatti è il produttore di “House Of Flesh Mannequins”, di cui noi ci siamo occupati qui.
Ma Daniele non si è fermato a questo progetto ed infatti in questi giorni è sul set del nuovo film della nostra amica Roberta Gemma (di cui potete leggere l’intervista esclusiva qui). La nostra, da semplice intervista, si è trasformata in una bella chiaccherata in cui abbiamo parlato di molte cose. Ma ora lascio a Daniele la parola e a voi ricordo di leggere e commentare!

Ciao Daniele e grazie per la disponibilità. Per cominciare, vuoi dire ai nostri amici chi sei e di cosa ti occupi?
Innanzitutto ti fornisco un po’ di informazioni su di me. Mi chiamo Daniele Panizza e sono nato il 21 agosto 1971 da una famiglia tradizionale, mia madre sarta e casalinga e mio padre artigiano edile, ho un fratello maggiore e sono cresciuto in una famiglia direi gerontofila. Sono stato sposato 13 anni e il mio matrimonio è terminato tre anni fa circa. Nella mia vita ho fatto ogni tipo di lavoro, dal “camallo”, al dirigente di azienda, impiegato, operaio, parrucchiere da donna, barista, cameriere, contadino e stalliere… di tutto un po’, insomma. Ora, dopo la separazione che ha segnato davvero uno spartiacque nella mia vita vita professionale e umana, da due anni e mezzo ho aperto una piccola società di trasporti nazionali e internazionali che dirigo con alterne fortune, soprattutto in questo momento così “drammatico”.

Dopo tutti i mestieri che hai fatto, come mai hai deciso di metterti in proprio e di fare l’imprenditore?
Ho deciso tre anni e mezzo fa. Io ho lavorato per circa dieci anni in grandi aziende di trasporti, in Liguria e Veneto; alla fine avrei dovuto trasferirmi a Milano, a dirigere una filiale, ma non c’è stato l’accordo economico con l’azienda per la quale collaboravo. Da lì la decisione di mettere sul campo la mia esperienza decennale e il buon “nome“, che in molti anni di servizio mi sono costruito in Italia e all’estero. Inoltre considera che sono sempre stato ambizioso e l’idea di costruire qualcosa di mio mi ha sempre accompagnato negli anni.

Da quello che capisco, le sfide ti piacciono e possiamo dire che hai un hobby molto particolare: il produttore cinematografico. Come hai fatto ad entrare in questo mondo?
Casualmente mi sono trovato a Roma nel Novembre del 2007 ad assistere ad uno spettacolo teatrale in cui il regista Domiziano Cristopharo era in veste di attore (“Dignità Autonome” di L. Melchionna). Da lì è incominciata una frequentazione che è sfociata in amicizia. Una sera mi parlò di un progetto che aveva da due anni in un cassetto: era un film, era diverso e stava provando a sottoporlo all’attenzione di qualcuno che lo leggesse e ne condividesse lo spirito, convinto della bontà del progetto e dell’innovazione in esso contenuta. Domiziano Arcangeli, oggi mio amico e collega (attore e produttore americano) a cui lo ha sottoposto, finalmente aveva apprezzato ed era disposto a interpretarlo e produrlo almeno in parte. Ma non bastava e stavano cercando ancora qualcuno che portasse un altro contributo, anche una piccola parte, e che prestasse poi anche un aiuto nell’organizzazione del film. Mi sono offerto subito, lasciandomi prendere dall’entusiasmo della cosa!
Era il Dicembre del 2007 e a Marzo 2008, il primo esattamente, sono iniziate le riprese, terminate a Luglio a Los Angeles.

Come riesci a coniugare le tue due attività?
Non è facile, né coniugarle, né trovare sempre il tempo per tutto, ma c’è entusiasmo e voglia di fare. Considera poi che io ho un cervello da contabile, non “artistico”, dunque sono sincero, non sempre per me è semplice adattarmi a un certo modo di ragionare; nel cinema molte scelte non sono dettate dalla razionalità, mentre il mio mondo è fatto di numeri con i quali mi trovo maggiormente a mio agio. Ma sono felice di aver trovato un giusto equilibrio, o per lo meno ci sto provando. Devo ringraziare Domiziano Cristopharo, mi ha aiutato parecchio e lo fa tutt’ora a capire molto di questo mondo per me sconosciuto fino a un anno fa.

Noi ci siamo occupati molto del film. Ma recentemente ha vinto un premio, giusto?
Sì, “House Of Flesh Mannequins” ha vinto recentemente tre premi, nel corso del premio nazionale “È tempo di cultura”, presso il teatro San Pietro in Roma, patrocinato dalle regioni Lazio e Calabria, dal Ministero dei Beni Culturali, il Comune di Roma e “La Sapienza”. I premi sono stati: miglior alla carriera horror (Giovanni Lombardo Radice), miglior progetto (Domiziano Cristopharo), miglior fotografia (Mirco Sgarzi). Inutile dire che è stata una grandissima soddisfazione per noi e per tutto il cast tecnico e artistico che vi ha partecipato.

Malgrado tutti questi riconoscimenti, il film fatica ancora a trovare una degna distribuzione. Come mai?
Perché siamo in Italia! Può bastare? La meritocrazia in Italia è ancora una parola strana, che va talvolta poco d’accordo con talento, onestà, capacità, idee, coraggio, voglia di fare. Io sono sincero, il mio film probabilmente verrà distribuito da un’etichetta (almeno in Italia) di cui, per ovvi motivi, per ora non posso fare il nome, ma davvero nessuno ci ha ascoltato… nessuno, seppur portando un prodotto nuovo e innovativo. Ma non perché lo dico io, che davvero non ho nessun titolo per farlo, ma tutte le testimonianze e i premi ricevuti (Roberta Gemma, award a Berlino, per esempio, come “Best crossover artist”, proprio grazie a “Flesh Mannequins”!!!). Due i festival dell’horror in cui abbiamo avuto grandissimi riconoscimenti: l’“Indiana film festival” in Ohio e il “Pesarhorrorfest” di Pesaro a settembre, di cui la nostra amica Roberta Gemma ha fatto la madrina! Comunque il film grazie a Domiziano Arcangeli sicuramente uscirà in USA e altri Paesi, come si era pensato già all’inizio del progetto e proprio per questo si era pensato a un doppio ”passaporto” (una produzione italo-americana) per il film, sapendo bene che da noi avremmo avuto problemi. In Italia se fai “cinepanettoni”, fai i soldi, se hai coraggio, gli altri hanno paura e non solo…

“House Of Flesh Mannequins” è stata la tua prima esperienza come produttore. Cosa hai pensato il primo giorno sul set? Ci puoi raccontare qualche aneddoto?
Ti dò una risposta brevissima. Il primo giorno ho pensato che che ero impazzito. L’aneddoto? Sempre primo giorno. Io sono stato il primo ad essere torturato e a morire… sul set si intende!

In Italia si avverte la crisi economica come in tutto il mondo. Tu che puoi vedere la cosa da due punti di vista cosa ne pensi?
Non voglio fare l’uccello del malaugurio, ma non ci sono più punti di vista oramai. Da tutte le parti la si guarda, questa situazione è semplicemente drammatica. Non basterà il 2010 per uscire da questo tunnel buio. Ciò che ci dicono in televisione è tristemente vacuo e falso, purtroppo le cose stanno peggio di come ci viene prospettato. E, ripeto, non è la gravità solo della crisi, l’aspetto peggiore, credimi, è la durata.

Perché secondo te nel nostro Paese si fanno solo cinepanettoni oppure drammi e non si fa più cinema d’azione, horror o di fantascienza, come negli anni ’70? Soprattutto tenendo conto che in Francia e Spagna l’horror sta andando molto forte e ci sono ottimi giovani registi che sono già stati chiamati quasi tutti da Hollywood.
Che dire, io ho 37 anni e magari sono un po’ più grande di te, ma la generazione di chi ha dai 25 ai 30 anni ha genitori che hanno creato il mito (qui non giudico e sono fenomeni di costume innegabili) del “sesso, droga and rock & roll”. Andavano a vedere i film di genere, leggevano “Diabolik”, guardavano i film con Pierino e la Edwige Fenech e noi saremmo quelli che vanno a vedere, e ai quali dovrebbero piacere, le favolette melense? Mah, davvero mi sembra che ci sia qualcosa che non va. Piace ai giovani Twilight o la commediola melensa all’italiana? (e non faccio nomi…)
In Spagna e Francia un poco le cose si stanno muovendo. Ho visto recentemente il film “
The Orphanage” di Juan Antonio Bayona, un film dai mezzi sicuramente non hollywoodiani, ma con attori bravi e soprattutto una buona idea alla base. Bello e intelligente, un horror fatto bene e che là, qualcuno più coraggioso in Italia, ha fatto uscire. Ci tengo a ricordare che Bayona non è Almodovar! Ma esattamente un giovane, come noi, al suo primo vero film!. Dunque l’italietta della raccomandazione, del poco talento e di tanta Maria de Filippi (“Uomini e donne” insegna! …vai lì che senza dubbio un posto in tv lo hai assicurato) o di Amici, dove si confezionano davvero personaggi e personaggetti senza ne arte né parte. Davvero un insulto alle persone che da anni lavorano, studiano, facendo sacrifici di ogni tipo, per poi vedere gente che va alla ribalta per essere stato chiuso a divertirsi per qualche settimana in una casa di cartapesta!

Quando ultimamente vedo un film di un nuovo regista, andando a vedere il cast tecnico mi accorgo che i nomi (anzi i cognomi) sono sempre gli stessi. Secondo te un regista esordiente vero, che non ha agganci con nessuno e che non conosce nessuno, come può fare il suo film?
È dura, soprattutto se il giovane regista è Italiano. Mi spiace dover rimarcare questo aspetto, ma qui non c’è nulla a che vedere con il cinema, siamo un popolo che va avanti sulla raccomandazione, sulle amicizie e sulle amicizie delle amicizie. I finanziamenti pubblici? Appunto pubblici e appannaggio di una cerchia elitaria di persone che hanno gli agganci con le persone che contano. Credi, tutto questo, con il cinema, come lo stesso potrei dire per gli appalti pubblici di qualsiasi tipo, ha poco a che vedere con il talento, ma mi sento di dire che pure nel mio lavoro è così. Noi siamo un Paese dove ci sono gli “albi”, organi di controllo per impedire l’accesso alla professione (avvocato, notaio, geometra e quanti altri… pure l’albo dei trasportatori esiste!!!). Tutto questo lo chiamano aiutare i giovani? Io lo vedo come un modo per tutelare i privilegi di una o l’altra categoria, scoraggiando chi vuole accedere a una professione. Senza guardare se il candidato possieda delle qualità o meno, ma solo se “appartenga alla casta”.

Per fare cinema servono molti soldi. Ma dove finiscono questi soldi? A parte i salari degli attori, che sono spesso soggettivi, il resto di questa montagna di soldi a cosa serve?
Fare cinema, quello vero intendo, costa parecchio! Una voce sicuramente importante va per le infrastrutture, le location, i trasporti, gli alberghi e la qualità di ripresa pure conta molto. Oramai noi tutti siamo abituati a girare in digitale HD, ma il cinema, quello vero, si fa ancora in pellicola e lì davvero i costi per girare si decuplicano! Non bisogna poi trascurare la post-produzione, il montaggio, video e audio, i diritti per le musiche. Le spese davvero sono innumerevoli. D’altronde è un’industria che fattura, contrariamente a quanto si può immaginare (io stesso sono sorpreso, ma mi sono documentato); i dati presentati dal CNA di Roma segnano un’inversione netta di tendenza. Ma la sorpresa è che lo fanno in positivo e, considerati gli allarmi di recessione economica internazionale, sorprendono un settore che a Roma si sta attrezzando per diventare una vera industria.
Con audiovisivo e spettacoli, la capitale mantiene infatti una leadership saldissima a livello nazionale (trentamila gli addetti, tre volte quelli di Milano). Il volume d’affari sfiora quota 550 milioni di euro e – Rai a parte – a farla da padrone sono proprio le imprese che hanno a che fare con le pellicole del grande schermo, con un reddito complessivo di 314 milioni di euro. Io posso solo dire che per ora “volo basso” e come la maggior parte dei produttori indipendenti le cifre a disposizione sono tutt’altro che hollywoodiane, e si deve fare i conti con tutto e davvero lavorare in modo “artigianale”… anche una piccola spesa imprevista ti può mettere in crisi. Si lavora davvero per passione, non per lucrare. È un vero investimento su sé stessi e sulle idee, se funziona dopo si vedono i frutti.

Quando si mette in piedi un progetto, su cosa ci si basa per stabilire il budget? Ci sono dei parametri fissi oppure si va un po’ “ad occhio”?
Come ogni progetto imprenditoriale, e un film non esula da ciò, occorre fare un business plan con costi dettagliati, tempi di realizzazione precisi. Ad occhio non si fa nulla, si centellina tutto al centesimo. Ogni euro va speso per un motivo e se una voce va fuori budget ce ne deve essere un’altra che va rivista. Alla fine i conti devono quadrare, per forza. Tutto va fatto con largo anticipo, poi io sono pignolo e improvvisare nel mio lavoro non mi piace.

Il produttore di solito è quello che, detto in poche parole, mette i soldi. Ma, senza farti i conti in tasca, il suo guadagno qual è?
Produrre è un investimento ad alto rischio, indipendentemente dal budget e dagli attori che hai a disposizione. I “flop” sono sempre dietro l’angolo e davanti anche a tutti noi (ma fare nomi non mi pare carino); anzi ci sono film che hanno incassato moltissimo rispetto al budget, altri che purtroppo sono dei fiaschi e lì c’è da farsi male per chi ha tirato fuori i soldi. Alla fine a decretare il successo di un film sai cos’è? Il passaparola, se chi esce da una sala è rimasto colpito, puoi scommettere che lo dirà agli amici e cosi via, se è un brutto film, anche se costoso, e ben pubblicizzato, alla fine la gente se ne accorge e dopo il primo fuoco di paglia, l’incendio si spegne. È il pubblico il vero giudice, nessun altro.

Io ho sempre pensato che la cosa più difficile per fare un film fosse trovare i soldi per farlo, ma parlando con te ho capito che i soldi si trovano anche, il difficile è trovare qualcuno che lo distribuisca…
Trovare i soldi non è semplice comunque e soprattutto ora. Però sì, la distribuzione, per i motivi che ti ho esposto prima, soprattutto per progetti nuovi e innovativi è difficile. Il coraggio di fare cose nuove viene scambiato per temerarietà. Meglio distribuire prodotti collaudati e formule già viste, più facile e più comodo. I rischi non piacciono a nessuno.

Se ti va, adesso ti faccio qualche domanda a raffica.
Vai, spara pure…

Attore preferito.
Richard Gere… beccato, sono un sentimentale! “Autumn in New York” è una commedia, sì, ma c’è Winona Ryder, stupenda e strepitosa, e diretta benissimo da Joan Chen. Poi c’è la splendida fotografia di Changwei Gu, che ritrae a mio personale e modestissimo avviso, una delle più belle New York mai viste al cinema.

Attrice preferita.
Susan Sarandon. Perché… non posso parlare, non sono degno…
Di italiana a me piace molto, anche come persona, Elena Sofia Ricci.

L’attore con il quale vorresti lavorare e quello con il quale non lavoreresti mai.
Siamo solo sul personale, professionalmente non è il mio mestiere giudicare gli attori. Non ne sono in grado. Ma Mickey Rourke, se devo dire, non mi è mai piaciuto.

Il film che avresti voluto produrre.
Otto e mezzo” di Fellini! …chiedo troppo, vero?

L’ultimo film che hai visto in sala.
Lo strano caso di Benjamin Button”. Molto bello. Bravi sia Pitt che la Blanchett.

L’ultimo film italiano che hai visto.
Ovvio, il mio!

Attrice hard preferita (anche se penso di conoscere la risposta).
Sì, non posso che dire Roberta Gemma. Che approfitto per ringraziare, per tutto come sempre; anche oggi eravamo sul set assieme, per il nostro nuovo film.

Ti è mai capitato che un’attrice, o aspirante tale, ti abbia offerto favori sessuali in cambio di un ruolo?
No, non mi è mai capitato, ma, se ti posso dire, credo che paradossalmente, se avviene, questo tipo di raccomandazioni nell’hard accada in misura minore.

A te non è mai capitato. Ma hai sentito in giro voci di questo tipo, senza fare nomi ovvio, oppure è solo una leggenda metropolitana?
Il fatto è che la gente va a letto non solo per fare film, il sesso c’è nella moda, negli uffici, per fare carriera ovunque. Sai quante ragazze e ragazzi vengono “usati” per ottenere prestazioni sessuali in cambio di promesse più o meno improbabili di carriera nel mondo della moda, della tv, nel business. Il problema è che spesso chi propone (e chi accetta a sua volta) da una parte sono cialtroni e dall’altra senza speranza di poter arrivare, perché privi di talento. Se sei davvero bravo, bello, talentuoso, arrivi da solo, senza bisogno di andare a letto con nessuno. È la mediocrità che necessita di promiscuità! Chi sa vedere il vero talento non cerca un letto, ma il modo per trarne un profitto. Se hai un cavallo da corsa, non lo usi per la monta… lo fai correre!

Venendo ai progetti futuri, so che ci sono delle belle novità in arrivo, anche in un genere un po’ particolare…
Sì, abbiamo un paio di progetti in cantiere. Con Domiziano Cristopharo abbiamo in progetto Erotika ’70 (sul quale è già uscito un articolo su “Notturno cinema” e manco abbiamo iniziato!), un film sui fumetti anni ’70 (Diabolik, Satanik, Vampirella), molto molto bello. Abbiamo poi richieste di ogni tipo, di persone che vogliono partecipare… una sorpresa pure per noi! Addirittura la copertina e il fumetto del film escono dalla matita di uno dei fumettisti originali di quei fumetti di allora!!! Ma ci sono attori, speaker radiofonici, un artista straordinario che lavora e magistralmente realizza vetrate artistiche e molti altri ancora. C’è un secondo progetto al quale io mi avvicino, ma non partecipo attivamente (almeno per ora). Ed è “House of horrors”, un film ad episodi, diretto da 6 registi con un cast d’eccezione… ma non posso parlare e dire di più per il momento.

Tu hai partecipato a due film in due ruoli diversi, produttore e produttore esecutivo. Ci puoi spiegare che differenze ci sono?

C’è una differenza sostanziale! Chi produce mette a disposizione del denaro che gli deve dare un prodotto indietro che sia appunto remunerativo, in quanto investimento, prodotto da vendere. Il produttore esecutivo è colui che deve concretizzare al massimo le risorse economiche messe a disposizione della produzione; ti confesso che fare il produttore esecutivo mi è pesato di più, perché comunque ho sentito una maggiore e giusta responsabilità, nei confronti di chi mi ha dato fiducia. Devo dire sono state entrambe belle come esperienze.

In questa tua ultima avventura sei stato il produttore esecutivo di un film hard. Che differenze ci sono, se ce ne sono, tra un film “normale” e uno hard?
Ce ne sono senza dubbio, anche perché il budget è sicuramente diverso, e davvero lo scopo del film è diverso. Certamente si può fare un buon o cattivo film qualunque genere ci si appresti a realizzare, noi con il nostro gruppo di lavoro, in ogni frangente nel quale ci siamo cimentati, abbiamo cercato di dare un prodotto diverso e con una nota di novità e originalità, anche nell’hard. E una cosa certamente differenzia sostanzialmente i generi: il tempo. Un film tradizionale ha dei tempi appunto cinematografici di realizzazione più lunghi, settimane, mesi, a volte anni. Un film hard si realizza in pochi giorni. Questa è la differenza più sostanziale, aldilà dei contenuti.

Prima di salutarci hai qualche ultima news da lasciarci?
Sì, come abbiamo accennato durante l’intervista, in questi giorni siamo sul set di un film prodotto e distribuito dalla FM Corporation, di cui io sono il line producer (produttore esecutivo), in cui ci stiamo divertendo tra l’altro molto. È un film “hard” che vede il ritorno alle scene dopo un anno di Roberta Gemma e noi abbiamo il piacere di preparare questo prodotto. So che tutti ora (come ti ho detto siamo in Italia) faranno i moralisti, ma sai, ho prodotto un film che ha preso un premio culturale e qualcuno mi ha tacciato di pornografia (il sig. Dammicco, che posso dire, ho ufficialmente querelato). Sono certo che questo film non vincerà un premio culturale, ma qualcuno dirà che è un’opera d’arte! …Anzi, sono certo che un po’ lo sia pure! (Di questa vicenda potete leggere tutto qui, ndr)

Grazie per la disponibilità e mi raccomando, quando ci sono news, noi siamo a disposizione.
Un saluto a tutti voi e ai lettori. Appena ci sarà il titolo del nuovo film e la locandina li avrete voi in esclusiva, promesso…

Le foto ci sono state fornite da Daniele Panizza e ritraggono nell’ordine: Daniele Panizza, la consegna del premio “È tempo di cultura”, la locandina di “House of Flesh Mannequins”, Daniele Panizza, Roberta Gemma e Daniele Panizza sul set del nuovo film, un articolo apparso su “Notturno Cinema”, Daniele Panizza e Roberta Gemma al “PesarHorrorFest”, Roberta Gemma al trucco sul set del nuovo film, la maglietta di “House Of Flesh Mannequins” che mi ha inviato Daniele Panizza.
Queste le pagine di Daniele su myspace
e su facebook

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7 Responses

  1. clubgemma says:

    Complimenti Daniele siamo orgogliosi come da sempre e i fatti lo confermano per quello che hai scritto per quello che pensi e soprattutto per quello che abbiamo fatto e faremo.

  2. Elio Mancuso says:

    Grande persona l’amico Daniele Panizza! E’ stato un piacere e ancor di più un onore poter collaborare con lui e Domiziano Cristopharo. Vi porto sempre nel cuore amici miei!

    Elio Mancuso

  3. DANIELE says:

    GRAZIE RAGAZZI !!! DI TUTTO SI SI FAREMO TANTE COSE BELLE E VINCENTI ANCORA! D.

  4. Paola Masini says:

    Daniele sei Mitico , e quindi dove metti mano te è sempre qualcosa di speciale !!!!!Continua così !!!!!
    Un Abbraccio forte Paola

  5. Alessandra Villa says:

    Ammiro la tua voglia di affrontare nuove sfide!!
    Buon lavoro
    Alessandra

  6. alan pride says:

    alan pride attore caratterista cerca ingaggi vedi link

  7. Alfredo De Rosa says:

    Ciao Daniele.
    Ho letto e mi sono piaciute le risposte che hai dato. Vorrei parlare con te a proposito di sceneggiature. Un saluto.

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