Recensione in anteprima: “Gran Torino”

Una piccola anteprima su BE! Magazine: l’amico braxio è stato in Inghilterra per vedere l’attesissimo nuovo film di Clint Eastwood, che in Italia uscirà solo domani. Ci ha preparato questa recensione, che vi lasciamo leggere ed eventualmente commentare quando anche voi avrete visto il film in questione…

Ho avuto occasione di vedere questa pellicola venerdì scorso a Londra, all’Odeon Marble Arch (per chi è pratico di Londra, vicino a Hyde Park).

Da tempo Clint Eastwood occupa un ruolo di primissimo piano nella cinematografia contemporanea e sono sicuro che molti dei suoi lavori resteranno nella storia del cinema mondiale. Stupisce, prima di tutto, la capacità di questo quasi ottuagenario di essere sempre attento alla complessità delle vicende umane e alle implicazioni sociali e morali di esse, che egli, beninteso, non si limita semplicemente a registrare, ma rielabora e filtra attraverso la sua particolare sensibilità e la ormai più che perfetta conoscenza del mezzo cinematografico.

Gran Torino è il nome di un modello della Ford, auto che, nel film, appartiene al protagonista, Walt Kowalski, pensionato della Ford dopo cinquant’anni di duro lavoro (interpretato da Eastwood con una convincente rudezza, che ci riporta a certi memorabili characters da lui interpretati negli anni Settanta). Kowalski è un reduce della guerra di Corea che si è auto-isolato nella sua casa, il suo “territorio”, di cui è gelosissimo. A lui, che è razzista fino al midollo, tocca vivere in un quartiere popolato da hmong, immigrati vietnamiti approdati negli States durante la guerra in Vietnam. Tuttavia Kowalski possiede valori, sinceramente radicati nel suo animo, che lo condurranno, attraverso alcune vicende, ad aprirsi ai suoi vicini e a portare finalmente allo scoperto la sua umanità. Non voglio dire altro della trama, per evitare di guastare a qualcuno la visione del film.

Voglio dire subito che il trailer del film è abbastanza fuorviante. Kowalski è un duro, dotato, però, di un forte senso dell’umorismo e, durante lo spettacolo, vi scapperà più di qualche risata. Il bello è che certe sue battute sono, allo stesso tempo, da prendere in seria considerazione come minacce che possono realizzarsi in qualsiasi momento; il quartiere è infestato da “gangsta” hmong che Kowalski, ovviamente, detesta. Ad uno di essi dice: “I’ll blow a hole in your face and then sleep like a baby” (ti faccio un buco in faccia e poi dormirò come un bebé).

La performance di Eastwood è strepitosa e convincente in ogni momento del film; non si può dire lo stesso di alcuni attori asiatici, ma non importa più di tanto, dato che nel film è Kowalski a fare la parte del leone. Più che “Dirty Harry”, Eastwood rievoca il Paul Newman di “Nobody’s Perfect”, dato che riesce a sfuggire alla caratterizzazione facile e ormai obsoleta del macho spietato, per far posto ad un carattere molto più complesso e problematico. Clint torna davanti alla macchina da presa e mi sono chiesto perché abbia preferito stare dietro alla cinepresa così a lungo (“Million Dollar Baby” a parte). Come già sono rimasto esterrefatto di fronte alla scarsissima eco del suo bellissimo “Changeling” agli Oscar, mi stupirei parecchio se, nella prossima edizione, questo vecchio, straordinario cineasta non ricevesse un premio per una prova d’attore assolutamente superlativa, se non leggendaria, come questa. Non so quanto della sua bravura si perderà a causa del doppiaggio italiano, tornerò a vederlo nella versione nostrana (quando la si smetterà di doppiare???).

La regia è molto solida e attenta, i movimenti di macchina sono giusti senza mai divenire calligrafici… ma queste sono caratteristiche cui Eastwood ci ha abituato da tempo. La sceneggiatura è senza sbavature e i dialoghi punteggiano la trama con grande efficacia, assecondandone gli sviluppi, siano essi umoristici o drammatici.
In Italia esce domani, 13 marzo, non perdetelo!

braxio

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