Recensione album: “The Black Flux” di Virus

Vasta indefinibilità. Se dovessi usare uno slogan per definire quest’album son proprio queste due parole che userei.

L’ultima fatica di Czral (al secolo Carl-Michael Eide) e del suo nuovo gruppo composto da Petter “Plenum” Bernsten al basso e da Einar “Esso” Sjurso alla batteria, con Czral a fare tutto il resto, è certamente di difficile collocazione in un genere definito (a meno di non usare il solito avantgarde che include tutto e non specifica niente).
I Virus sono in pratica quel che rimane dal discioglimento dei Ved Buens Ende e si sente, la musica è un’evoluzione del percorso iniziato nel 1994 con il primo demo dell’ormai defunta prima band di Czral.

Ma qui come detto siamo molto più indefinibili, decisamente meno metal che in passato (Czral stesso preferisce la definizione avant garde heavy rock), anche meno progressive, più subdoli ma non per questo meno tecnici. C’è del jazz, del post-rock, un po’ di doom, anche vaghe tendenze ambient, oltre alle lunghe spirali con basso e chitarra che sono il tema portante di tutte le canzoni e il marchio di fabbrica della band. Ma non le solite chitarre metal fatte per esaltare o “incattivire” il suono, qui è tutto soffuso e ipnotico, lunghi riff che partono, si fermano, riprendono, cambiano, si intersecano con il basso fino a risuonare, incredibilmente per un album di metal estremo, catchy.

La voce di Czral poi è particolarissima, quasi come se un crooner dei tempi andati decidesse di cimentarsi nel metal con un piglio particolarmente cupo, da film noir. L’unico parallelo che mi viene da fare è con Garm negli ultimi album degli Ulver, senza l’atteggiamento istrionico di questi e un bel po’ più bassa.

Per un esempio, basti ascoltare As Virulent As You, la migliore dell’intero album insieme alla title-track (indimenticabile l’avvolgersi su se stessa della chitarra intorno ai 3 minuti), senza dimenticare di citare la vorticosa Strange Calm, l’oppressiva Lost Peacocks o l’iniziale Stalkers Of The Drift dal sapore doom.

Un album insolito, sicuramente non simile a nulla se non a sé stesso e al passato della sua mente principale, ma al tempo stesso influenzato da tanti. Un compendio di suoni che apriranno il cuore agli appassionati del genere sempre alla ricerca di novità e raramente capaci di trovarne di valide. Ebbene, questa ne è una e, finalmente aggiungerei, validissima.
Senza tema di smentite uno dei migliori album del 2008 in ambito metal estremo e tranquillamente tra i primi dieci dell’intera ultima decade.

Non apprezzabile da tutti date le sue particolarissime costruzioni sonore, ma non è di certo un’opera mainstream, né cerca di esserlo. Per conoscitori del genere, insomma.

Tracklist

01 – Stalkers Of The Drift 4:29

02 – As Virulent As You 5:56

03 – Archives 6:32

04 – The Black Flux 6:40

05 – Intermission: Ocean Highway 3:54

06 – Inward Bound 6:50

07 – Lost Peacocks 5:48

08 – Shame Eclipse 4:12

09 – Strange Calm 8:52

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