Recensione album: “Working On A Dream” di Bruce Springsteen

The Boss is back!
In questa recensione leggerete molte volte la parola capolavoro. Non è per mancanza di fantasia, ma per il fatto che per certi album e per certe canzoni non esistono altri aggettivi.
Ma ora veniamo al dunque.

Dopo album carichi di rabbia, di delusione e di voglia di riscatto, il Boss torna con “Working on a Dream” a sperare nell’America. Un disco di canzoni d’amore, ma non solo…
Accompagnato dalla sua gang, la solita grande E-Street Band.
Capolavoro, così lo hanno definito i critici dei giornali più importanti.
La recensione avrei potuto scriverla il giorno dell’uscita dell’album (il 23 gennaio scorso), ma ogni album del Boss va ascoltato a fondo, assimilato, prima di poter essere recensito, perché nasconde sempre qualcosa.

L’America in questi ultimi anni si è sempre rivolta a lui per avere quelle risposte e quelle rassicurazioni che il governo non riusciva a dare. È successo dopo l’attacco alle torri gemelle e Bruce ha risposto con “The Rising”, un capolavoro in cui parlava di rivalsa, di vendetta, ma anche di integrazione e di tolleranza.
Per farvi capire la portata dell’evento, basta ricordare che in Italia è uscito con un libretto aggiuntivo con la traduzione dei testi, cosa che andrebbe fatta più spesso, non solo per il Boss.
Poi l’America è sprofondata e i toni dei suoi lavori successivi si sono fatti molto cupi, come il nerissimo “Devils and Dust” (2005), disco quasi acustico in cui spesso la voce è accompagnata solo da una chitarra per lanciare un grido quasi disperato.
Nel 2006 con “We Shall Overcome” si ritorna all’impegno sociale, fino ad arrivare all’anno di grazia 2007, quando esce nei negozi “Magic”. Un capolavoro assoluto!!! Capolavoro controverso, perché dietro ad una linea melodica accattivante e quasi inedita per il Boss, si nascondono testi controversi e rabbiosi in cui si sfoga tutta la rabbia per gli 8 anni peggiori che l’America abbia mai dovuto affrontare.

Ed è proprio con “Magic” che bisogna raffrontare il nuovo lavoro per capire quanto, in un solo anno, sia cambiato il mondo.
Il titolo è subito una dichiarazione d’intenti.
“Working on a Dream”, tornare a lavorare su quel sogno che, prima l’attacco alle torri gemelle, poi l’amministrazione Bush, hanno rischiato di rovinare per sempre.
Tante cose sono cambiate in un anno. Prima di tutto è cambiato lui, dopo anni di lutti collettivi e personali (l’album e in particolare la canzone The Last Carnival sono dedicati a Danny Federici, tastierista storico della E-Street Band morto lo scorso anno), Springsteen ha bisogno di leggerezza e questo è lui stesso a dichiararlo.
“Volevo un disco pop in grado di sprigionare energie positive in chi lo ascolta”.
A cominciare dal booklet interno.
Vedere immagini in cui compaiono cieli stellati e colori caldi è molto bello. Poi vedere il Boss coricato con chitarra d’ordinanza in un campo di grano è un’immagine che fa solo bene.
Ciò non vuol dire che sia tutto fumo e niente arrosto, tutt’altro!

Nell’album scorre la malinconia come in “Life Itself”, ma ci sono anche tante canzoni d’amore. Se in “Magic” l’amore era sfogato con bellone da bar o prostitute, ora ci si innamora, magari, timidamente di una “Queen of The Supermarket” (splendida) con la consapevolezza che questo sentimento “will chase the trouble away” (caccerà via i guai).
Questo fa capire quale sia l’epicentro del disco… l’amore.
Come in “What Love can Do”, incisa per “Magic” ma scartata perchè poco in sintonia con lo spirito generale del disco. Oppure “My Lucky Day”, che dimostra come l’ottimismo possa rinascere dalla rinnovata speranza nei simboli.
C’è ancora l’incertezza del futuro: “Tomorrow Never Knows”, un capolavoro di due minuti due, ma c’è anche nuova speranza.
Poi ci sono le due tracce più pop dell’intero disco, entrambe magnifiche.
“Kingdom Of Days” e “Surprise, Surprise” in cui gli archi, lasciati sullo sfondo in “Magic” (come una presenza che sai esserci ma che non riesci a mettere a fuoco del tutto), fanno qui bella mostra di sé.

Resta da dire delle due tracce che più si discostano dall’album e che rappresentano i capolavori dello stesso.
La prima (che apre l’album in modo inaspettato), “Outlaw Pete”, è uno splendido film western di otto minuti, in cui si narra di un fuorilegge che dopo una vita violenta cerca la pace tra le braccia della sua donna Navajo. Ma il destino, con le fattezze di un bounty killer, è in agguato. Da quel momento Pete diviene un mito e Bruce dalla prima persona “I’m Outlaw Pete” passa all’impersonale “You’re Outlaw Pete”, mentre il grido ossessivo “Can You Hear Me?” non è più una richiesta d’aiuto, ma l’evocazione di un fantasma libero e ribelle. Un capolavoro che cita il Sergio Leone di “C’era una volta il West” (l’armonica, fateci caso, è la stessa di Morricone) e omaggia il miglior Sam Peckinpah. A chiudere il disco c’è un altro pezzo cinematografico, “The Wrestler”, dall’omonimo film con Mickey Rourke (dal 6 marzo in Italia), che con la sua essenzialità ed implacabilità ha fruttato al Boss il Golden Globe, ma purtroppo non l’Oscar.

Menzione speciale per la E-Street Band che se in Magic, a livello vocale, rimaneva quasi in disparte, qui è in bella mostra, con la bella voce di Patty Scialfa (moglie del Boss) in evidenza in un paio di pezzi e presente in tutti i cori.
Quindi si potrebbe dire che siamo di fronte a due capolavori, “Magic” e “Working on a Dream”.
Stesso autore, ma toni opposti, potremmo quasi dire “l’altra faccia del pianeta Springsteen”.
Se in “Magic” la frase chiave era “Is there anybody alive out there?” (c’è qualcuno ancora vivo là fuori?), qui la frase chiave è “Can You hear Me?” (Mi senti?).
“Magic” resta più immediato all’ascolto, soprattutto per chi come noi italiani ha poca dimestichezza con l’inglese. Forse “Working On A Dream” non è un capolavoro in senso assoluto come il precedente, ma resta un grande album (e averne di album così), che farà storcere il naso ai fan duri e puri del Boss, soprattutto a quelli che preferiscono un Bruce più arrabbiato.
Ma l’America è cambiata e il Boss adesso ha bisogno di pace, magari restando in riva al fiume ad aspettare il ritorno di Outlaw Pete in compagnia di Sergio Leone e Sam Peckinpah.

Per tutti gli amanti di Bruce Springsteen ci sono tre appuntamenti imperdibili.
Infatti il Boss sarà in Italia, con la sua “gang” per 3 concerti:

19 luglio Roma, Stadio Olimpico (per la prima volta)
21 luglio Torino, Olimpico
23 luglio Udine, Stadio Friuli
Il mio consiglio è di esserci!
Dopo aver visto lo show all’ultimo Superbowl mi sono buttato su internet e ho comprato i biglietti.
Io sarò al concerto di Torino, magari ci si incontra lì…


Tracklist
01. Outlaw Pete
02. My Lucky Day
03. Working On A Dream
04. Queen Of The Supermarket
05. What Love Can Do
06. This Life
07. Good Eye
08. Tomorrow Never Knows
09. Life Itself
10. Kingdom Of Days
11. Surprise, Surprise
12. The Last Carnival
13. The Wrestler
(bonus track)

Nelle foto (tratte dalla rete): Bruce al Superbowl, la copertina di “Magic”, la E-Street Band, Patti Scialfa, Bruce con Patti Scialfa, la “gang” al Superbowl, la copertina di “Working on a dream”.
Credits: per la recensione ho preso spunto dall’articolo di Mauro Gervasini pubblicato su FilmTv, anno 17 n. 4

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2 Responses

  1. lukebel says:

    Mi commento da solo;) solo per aggiungere una nota a uso e consumo di chi magari è indeciso se comprare i biglietti per il live o meno.
    un giornalista americano in un articolo sul Boss scrisse “Ci sono 2 tipi di persone, quelli che adorano Springsteen e quelli che non l’hanno mai visto dal vivo….”. Fate un po voi….
    PS. ringrazio Piempi per vermi ricordata la frase.

  2. pienpi says:

    La prima canzone, “Outlaw Pete”, da sola vale l’intero disco, che per le restanti tracce risulta gradevole ma mai sufficientemente incisivo.
    Da fan di lungo corso, non considero WOAD tra i capovalori della discrografia springsteeniana. Non è epico come “Born to run” o “Darkness”, non è drammatico come “The River” o “BITUSA”, non è memorabile come “Nebraska” o “The Rising”.
    Ma è un buon disco, alla fine dei conti, e poi è un’altra scusa per tornare a vederlo dal vivo con la E-Street Band, sperando proprio che non sia l’ultima tournè!!!!!!

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