Recensione album: “Soviet Kitsch” di Regina Spektor

Torna sulle nostre pagine l’amico nirari, per proporci un’altra recensione di un album poco conosciuto (almeno qui in Italia). Si tratta di Soviet Kitsch, opera del 2004 della cantautrice anti-folk Regina Spektor. Vi lascio alle sue considerazioni…

Cosa aspettarsi da un album intitolato “Soviet Kitsch” e da un’artista ebrea, nata in Russia e cresciuta nell’East Village a New York? Qualcosa di strano, curioso o inconsueto? Sì, più o meno.

Di base la musica di Regina non è rivoluzionaria in alcun modo, si ispira chiaramente alle più famose Tori Amos e Fiona Apple, ma lei non manca di far affiorare qua e là le sue radici russe e una passione per il grottesco che la rende immediatamente simpatica (o, va da sé, antipatica, a seconda dei gusti).

Soviet Kitsch è il suo primo album non autoprodotto e quello più personale, ancora infantile forse, di certo più originale e mutevole del successore e di maggior successo Begin To Hope. Musicalmente è molto semplice, un piano, qualche strumento centellinato a seconda della canzone e la splendida voce di Regina che gioca abilmente con le sue corde vocali. Lei ricorda Bjork per il modo di cantare, solo meno cupa e più teatrale, mai prendendosi troppo sul serio. Le linee vocali la fanno da padrone lungo tutto l’album, con saliscendi, fasi tristi e gioiose che si mescolano da una canzone all’altra e all’interno della stessa; il piano è solo un accompagnamento, notevole comunque, a dimostrazione di tutti gli anni di pratica dovuti alla madre insegnante di conservatorio in Russia.
Tutto rimane comunque al servizio dei testi e delle capacità canore di Regina e in fin dei conti è il maggior pregio e al tempo stesso il peggior difetto di Soviet Kitsch, insieme alla brevità dell’album, neppure 40 minuti. Essendo quasi un’opera prima, son difetti che si possono perdonare (e verranno corretti nel seguente Begin To Hope).

Ma la capacità di Regina di creare un motivetto semplice e accattivante solo con un ticchettare di bacchette, un leggero accompagnamento di piano e la sua voce è straordinaria.
E se si volesse sentire qualcosina di più elaborato o inconsueto, non mancano le sorprese, come la punk Your Honor o il ritornello di Sailor Song (“Mary Anne is a …”, vi lascio indovinare cosa) o la dolce-amara Chemo Limo o ancora il finale di The Flowers (molto “sovietico”).

Inoltre, non ci si trova di fronte alla classica cantautrice americana che scrive ballate al piano come mille altre, né che parla d’amore una canzone sì e l’altra pure per ingraziarsi il pubblico. Regina è ferocemente ironica nei suoi testi contro la società di oggi, si diverte a giocare con la sua voce e spazia in mille, fanciulleschi se si vuole, toni vocali. È tutto talmente piacevole e breve che potrebbe facilmente piacere anche a chi non è un appassionato dell’anti-folk e delle cantautrici (come il sottoscritto).

Da ascoltare, potrebbe sorprendervi.
nirari

Tracklist
1. Ode To Divorce 3:43
2. Poor Little Rich Boy 2:28
3. Carbon Monoxide 5:00
4. The Flowers 3:55
5. Us 4:53
6. Sailor Song 3:15
7. Whisper 0:45
8. Your Honor 2:10
9. Ghost of Corporate Future 3:22
10. Chemo Limo 6:05
11. Somedays 3:22

Come di consueto, vi invito a lasciare il vostro parere su questo album o a contattarci se avete voglia di scrivere qualcosa anche voi…

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