La poetica di Bruce Springsteen in 3 passi: “The River”

Terza ed ultima parte del nostro special su Bruce Springsteen curato da bruce. Dopo “Born To Run” e “Darkness on the Edge of Town” (cliccate sui titoli per andare agli articoli), è il momento di analizzare “The River”. A bruce la parola…

The River (1980)
Dopo il tour di “Darkness”, nel 1980 Springsteen pubblicò The River, album doppio (20 canzoni) che lo consacrò a livello internazionale. L’America aveva trovato il suo nuovo alfiere della musica rock, un alfiere in grado di mescolare sapientemente la fisicità e le vocalità di Elvis con la riflessività e la poetica di Dylan.

Con The River, Springsteen decise di muoversi in maniera più libera. Tra i 20 brani del disco furono inseriti molti pezzi che servivano ad infiammare i suoi show (Hungry Heart, Two Hearts, Crush On You, Cadillac Ranch, Out In The Street, etc): tirate rock di 3 minuti dalla melodia coinvolgente e dal ritmo incalzante. Tuttavia non ci troviamo di fronte ad un disco “commerciale”, tanto meno “pop”: The River è un disco molto riflessivo (sotto certi aspetti il più riflessivo di quegli anni).

Di fatti, la storia raccontata in questo disco è quella di un uomo (ormai anche Springsteen è cresciuto ed ha 30 anni) che ha già visto infrangere i suoi sogni, crollare le sue certezze e che ora si trova addirittura con il peso della responsabilità da portare sulle spalle. Infatti la famiglia (in tutte le sue sfaccettature) è il nucleo centrale di questo album.

Con “I Wanna marry you” Bruce affronta per la prima volta la tematica del matrimonio e dei figli, argomenti resi ancora più forti poiché la ragazza che corteggia è una ragazza madre.

Con “Independence Day” torna di nuovo sul rapporto padre/figlio, narrando l’addio che si consuma il 4 luglio, il Giorno dell’Indipendenza appunto:

Io non so cosa accadeva sempre fra noi,
noi sceglievamo le parole e tracciavamo le righe,
proprio non c’era modo che questa casa ci tenesse entrambi,
penso che eravamo solo troppo simili.
Be’ di’ addio, e’ il giorno dell’Indipendenza,
e’ il giorno dell’Indipendenza, tutti i ragazzi devono correre via,
tutti gli uomini devono fare la loro strada, viene il giorno dell’Indipendenza

Ancora una volta troviamo una forte metafora biblica: in “The Price You Pay” Springsteen sottolinea come per ogni nostra azione, per ogni nostro traguardo, c’è sempre un prezzo da pagare. E lo fa citando la storia di Mosè, colui che Dio prescelse per guidare il popolo ebreo fuori dall’Egitto ma che, nonostante tutto ciò, non ebbe il permesso di varcare il fiume Giordano e raggiungere la Terra Promessa: il suo prezzo da pagare.

Ma è con “The River“, la title track del disco, che Springsteen tocca forse il vertice di tutta la sua produzione musicale. Ci sono echi di musica country in questo brano (Springsteen dichiarò in seguito che in quegli anni ascoltava ossessivamente Hank Williams), sembra quasi che qualcuno ci stia raccontando questa storia seduto ad un bar di provincia, con in sottofondo le note di un juke-box e i rumori delle stecche su un tavolo da biliardo. La storia narra di un amore appassionato, culminato in un matrimonio riparatore per una gravidanza inattesa:

Poi ho messo incinta Mary…
e per il mio diciannovesimo compleanno
ho avuto un libretto di lavoro e un abito da cerimonia

Tutto sembra andare bene, ma poi arriva la crisi economica, il protagonista perde il lavoro e tutti i sogni di una giovane coppia si infrangono, ancora una volta, contro la dura e cruda realtà:

Adesso tutte le cose che sembravano così importanti
bhe, amico, sono scomparse nel nulla
Adesso io mi comporto come se non le ricordassi,
Mary come se non le importasse più nulla

Un sogno che non si avvera è una bugia?…
o è qualcosa di peggio…

e ai due coniugi disillusi non resta altro che andare al fiume, proprio come facevano quando erano fidanzati e innamorati, e nel fiume lavare i loro peccati. E quel fiume che avevano guadato per diventare adulti ora restituisce solo malinconia.

Conclusione
Questi 3 album (Born To Run, Darkness, The River), insieme, riescono a rappresentare in maniera precisa ed emozionante 3 tappe fondamentali nella vita di ogni uomo:

  • la gioventù, con i suoi sogni, le sue speranze (e le sue illusioni)
  • la maturità, quando cioé i sogni devono fare i conti la nuda, cruda e spesso cinica realtà
  • l’età adulta e il bisogno di una casa, di una famiglia, con tutte le conseguenze (positive e negative) che ciò comporta

E Springsteen ci rappresenta questi momenti di vita parlando sempre di sé stesso, in maniera onesta e sincera, raccontandoci i suoi turbamenti e le sue difficoltà, affrescandoci un’America che, dietro le luci folgoranti delle insegne e dietro le lunghe strade, nasconde il fetido odore dell’inganno di un “sogno americano” che tutti inseguono ma in cui nessuno crede più veramente. Tuttavia, il Boss ci invita sempre a non perdere la speranza, il vero motore che ci spinge avanti, giorno dopo giorno. E, come canta in una ballata incisa poco dopo la pubblicazione di The River, ci incita a non mollare mai:

stay hard, stay hungry, stay alive if you can
And meet me in a dream of this hard land

Termina qui la mia (esagerata…) presentazione della “Trilogia Springsteeniana”. Ho voluto principalmente focalizzarmi sull’aspetto poetico perché ritengo Springsteen, in prima battuta, uno straordinario scrittore che con pochi versi riesce sempre a trasmetterci le emozioni giuste e a farci immedesimare nei protagonisti.

Non resta, se vi va, che ascoltare i dischi, assorbendoli (come con tutta la buona musica bisognerebbe fare) direttamente dalla pelle. Ora vi lascio, ho messo sul piatto “Born To Run” e vado ad ascoltarlo per la milionesima volta… sssssssssssshhhhhhhhh

Tracklist:

  1. The Ties that Bind
  2. Sherry Darling
  3. Jackson Cage
  4. Two Hearts
  5. Independence Day
  6. Hungry Heart
  7. Out in the Street
  8. Crush on You
  9. You Can Look (But You Better Not Touch)
  10. I Wanna Marry You
  11. The River
  12. Point Blank
  13. Cadillac Ranch
  14. I’m a Rocker
  15. Fade Away
  16. Stolen Car
  17. Ramrod
  18. The Price You Pay
  19. Drive All Night
  20. Wreck on the Highway

PS: per le traduzioni si ringrazia www.loose-ends.it

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