La poetica di Bruce Springsteen in 3 passi: “Darkness On The Edge Of Town”

Ed eccoci al secondo capitolo della trilogia su Bruce Springsteen. Dopo aver esaminato “Born to Run” (recensione che potete leggere cliccando qui), bruce si sofferma sull’album del 1978. Seguirà a breve “The River“…

Darkness On The Edge Of Town (1978)
Springsteen, dopo il travolgente successo di critica e pubblico ottenuto con “Born To Run”, impiegò ben 3 anni prima di pubblicare un nuovo disco. Era il 1978 e nei negozi faceva la sua comparsa un album dalla strana copertina: Springsteen spettinato e con gli occhi stropicciati di chi si è appena svegliato. “Darkness on the edge of town” vedeva la luce. Ogni volta che leggo questo titolo, immancabilmente, mi viene in mente Humphrey Bogart con il cappello, l’impermeabile e la sigaretta in bocca.

La storia narrata in questo disco è infatti molto diversa da quella di Born To Run: il ragazzo è corso via, sta realizzando i suoi sogni, tuttavia è diventato un uomo e deve imparare a fare i conti con i dolori e le delusioni della vita.
La cupezza di questo disco va spiegata in 2 modi: da un lato Springsteen ebbe in quegli anni una causa (poi vinta) con il suo primo manager, che cercò di rubargli i diritti su tutti i suoi primi dischi; dall’altro lato il Boss, ottenuto il successo, iniziò a chiedersi da dove fosse venuto (la provincia poverissima del New Jersey) e di come la sua fosse una storia fortunata. Sentì il bisogno di raccontare quel mondo e farlo suo anche ora che la chitarra l’aveva portato oltre.

Il disco si apre con Badlands (i Bassifondi), pezzo immancabile nelle esibizioni live. L’arrangiamento musicale fa l’occhiolino (neanche troppo velatamente) al nascente genere punk (proprio in quegli anni i Clash pubblicavano i loro primi lavori), ma la durezza dei versi lascia quasi di sasso:

Il povero vuole diventare ricco, il ricco vuole diventare Re
E il re non è soddisfatto finchè non ha il potere su ogni cosa

Il mondo presentato in questo disco è famelico e logorante: divora gli uomini da dentro e li sputa un pezzetto dopo l’altro. In “Something in the night”, Springsteen canta:

Sei nato senza nulla ed è meglio così,
perchè appena riesci ad avere qualcosa ti mandano
qualcuno per cercare di portartela via

e più avanti, in “Factory“:

Attraverso i luoghi di paura, attraverso luoghi di dolore,
Vedo mio padre superare i cancelli della fabbrica mentre piove,
La fabbrica si prende il suo udito, la fabbrica gli da la vita,
Il lavoro, il lavoro, nient’altro che vita di lavoro

In questo disco Springsteen affronta per la prima volta anche la tematica del difficile rapporto padre/figlio (tematica che attraverserà trasversalmente tutta la sua opera). “Adam Raised A Cain” (Adamo ha allevato un Caino), il titolo è tutto un programma:

Sei nato in questa vita
Pagando per i peccati che altri hanno commesso in passato
Papà ha lavorato per la sua intera vita ricavando niente altro che dolore
Ora cammina per queste stanze vuote cercando qualcosa da incolpare
Tu erediti i peccati, ed erediti le fiamme
Adamo ha allevato un Caino
Perso ma non dimenticato dal cuore oscuro di un sogno
Adamo ha allevato un Caino

Tuttavia la speranza e la voglia di lottare non abbandonano mai il ragazzo (divenuto uomo) di Freehold. In “The Promised Land“, ancora una volta il Boss ricorre alla metafora biblica, come in “Adam Raised A Cain”:

Ho fatto le mie valigie e cammino a testa alta nella tempesta
Vorrei essere un ciclone per abbattere tutto quello
Che non ha la fede di stare aggrappato alla sua terra
Soffiar via i sogni che ti devastano
Soffiar via i sogni che ti spezzano il cuore
Soffiar via le bugie che ti lasciano solo perduta e con il cuore spezzato
Credo nella terra promessa
io non sono un ragazzo, no, io sono un uomo
E credo nella terra promessa

Ma è con “Racing In The Street” che Springsteen tocca il culmine di questo disco. Questo brano (che Bob Dylan ha definito una delle migliori ballate della musica rock) racconta la storia di un ragazzo che vive una vita vuota e senza emozioni, ma che trova l’unico momento di realizzazione quando partecipa alle gare automobilistiche clandestine. Il parallelo tra le corse in macchine e la sua vita da musicista è fin troppo facile. Quando Springsteen canta:

Alcuni uomini rinunciano semplicemente a vivere
E iniziano a morire lentamente, un poco alla volta
Altri rientrano a casa dal lavoro e si danno una lavata
E poi vanno a gareggiare in strada

parla di sé stesso, di come la musica e la chitarra lo abbiano redento e gli abbiano dato una ragione per andare avanti, giorno dopo giorno.

Personalmente considero “Darkness On The Edge Of Town” il miglior disco in assoluto di Springsteen: c’è la disperazione, ma mai la rassegnazione; c’è la speranza, ma mai l’illusione; c’è la fede, ma mai la cecità; c’è l’amore, ma sempre con un prezzo da pagare. Ogni nota, ogni verso trasuda vita come nessun altro disco che abbia ascoltato.

Nei 2 anni successivi il Boss fu in tour con la sua band. I concerti divennero memorabili: 3 (talvolta anche 4) ore di musica senza un attimo di respiro, sempre col cuore in gola. Eppure, Springsteen trovò il tempo per comporre ed incidere decine e decine di canzoni. Proprio in quegli anni divenne infatti proverbiale la sua prolificità compositiva: furono scartati brani straordinari (conoscete “Because The Night“? Quella di Patty Smith? Bene, Bruce la scrisse per Darkness ma la scartò…) solo perché non rientravano nella cornice concettuale che Bruce voleva per il disco. Se ascoltate “Tracks“, cofanetto del 1998 nel quale il Boss raccoglie molti degli scarti della sua carriera (la maggior parte proprio di quegli anni), dovrete concludere che è pazzo o che è un genio….

Tracklist:

  1. Badlands
  2. Adam Raised a Cain
  3. Something in the Night
  4. Candy’s Room
  5. Racing in the Street
  6. The Promised Land
  7. Factory
  8. Streets of Fire
  9. Prove it All Night
  10. Darkness on the Edge Of Town

to be continued…

PS: per le traduzioni si ringrazia www.loose-ends.it

You may also like...

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *