La poetica di Bruce Springsteen in 3 passi: “Born To Run”

Il nostro bruce, in omaggio al suo nickname, ha preparato una particolare trilogia su “The Boss” Bruce Springsteen. Analizzerà infatti i suoi tre album più significativi, pubblicati nello spazio di 5 anni, non “recensendoli”, ma piuttosto “spiegandoli”. Si parte subito col primo in ordine cronologico, seguiranno a breve i due successivi…

La produzione musicale di Springsteen è sterminata: le canzoni pubblicate ufficialmente sono più di 500, distribuite su oltre 20 album e numerosi live. Ma quando il ragazzotto di Freehold, New Jersey, ha toccato il vertice espressivo? Qualunque springsteeniano DOC vi risponderà allo stesso modo: tra il 1975 e il 1980, quando pubblicò “Born To Run” (1975), “Darkness On The Edge Of Town” (1978), “The River” (1980). Pochi artisti vantano una tripletta di album dalla così elevata qualità, sia musicale che lirica. Ma la cosa più sorprendente è che questi sono tutti “concept-album“, come dei romanzi all’interno dei quali ogni canzone è un capitolo della stessa storia: la storia di una generazione che è stata educata ad (in)seguire il sogno americano, ma che poi, dopo l’assassinio di Kennedy, dopo la guerra in Vietnam, dopo la crisi petrolifera, si è svegliata di soprassalto ritrovandosi disillusa e sbigottita.

Born To Run (1975)

Nel 1974 Springsteen aveva 25 anni e si trovava a un punto di non ritorno. L’anno precedente aveva pubblicato 2 album, la sua casa discografica (la Columbia) l’aveva lanciato proponendolo come il nuovo Bob Dylan (cosa che gli ha sempre dato un grande fastidio), ma gli apprezzamenti della critica furono freddini e le vendite non entusiasmanti. A tenerlo su erano state le esibizioni live, già all’epoca esaltanti. La Columbia lo mise quindi con le spalle al muro: “o sfondi con il prossimo disco oppure sei fuori”. Il Boss reagì a modo suo: si chiuse nello studio di registrazione per 6 mesi e ne venne fuori con…. una sola canzone. Il pezzo si intitolava “Born To Run”: la canzone è un concentrato di potenza e di energia come pochi brani nella storia della musica rock. I primi versi rappresentarono il manifesto culturale della generazione di cui sopra:

Di giorno ci sfoghiamo sulle strade
di uno effimero sogno americano
….
Dobbiamo fuggire finché siamo giovani
Perchè i vagabondi come noi, tesoro, sono nati per correre

Attorno a Born To Run, Springsteen costruì poi l’album omonimo: il disco racconta la storia di un ragazzo, a volte solo a volte con una compagna, che sente la vita bruciargli nelle vene e vuole andare lontano, per realizzare i suoi sogni. È questo che Springsteen canta alla sua Mary in Thunder Road (altro pezzo ‘storico’ del Boss):

Dai, prendi la mia mano
Stanotte cercheremo di raggiungere la terra promessa

e in chiusura:

… perciò Mary salta dentro
E’ una città piena di perdenti
E io me ne sto andando per vincere

Ma non ci sono solo i sogni e le speranze nei versi di questo album: benché indistinta, si nota già la cruda realtà fare capolino dietro l’uscio della porta di casa. In Backstreets (altro monumento della discografia springsteeniana) Bruce sussurra queste parole a Terry, appena tornata da lui dopo averlo lasciato:

Sdraiata nell’oscurità sei come un angelo sul mio petto
solo un’altra visione che piange lacrime di infedeltà
ricordi tutti i film, Terry, che andavamo a vedere
cercando di imparare a camminare come gli eroi che pensavamo di dover diventare
e dopo tutto questo tempo ci siamo accorti che siamo come tutti gli altri,
prigionieri in un parcheggio e costretti a confessare di nasconderci
in strade secondarie, nasconderci in strade secondarie

L’album si conclude con una canzone che… dirle “canzone” è dirle poco. Jungleland dura 10 minuti e dentro c’è tutto Springsteen: c’è la sua voce roca e profonda, c’è la batteria incalzante di Max Weimberg che si mescola alle note dolci delle tastiere di Danny Federici e del piano di Roy Bittan, ci sono le schitarrate di Springsteen e del suo inseparabile amico Little Steven Van Zandt (alias Silvio Dante ne “I Soprano”) e, ultimo ma non ultimo, l’assolo di sassofono di Clarence “Big-Man” Clemons che per 3 minuti riesce a paralizzarti il cuore e il respiro, lasciandoti intontito a cercar di capire come una semplice sequenza di note possa dare una luminosità diversa alla giornata. Del testo, un autentica poesia, amo in maniera folle gli ultimi versi: fossero stati scritti da Jack Kerouac non avremmo notato la differenza.

Fuori la strada è in fiamme
In un vero carosello di morte
Tra ciò che è reale e ciò che è fantasia
E i poeti quaggiù
Non scrivono niente di tutto questo
Stanno solo alla larga e lasciano che tutto sia
E nel pieno della notte
Giunge il loro momento
E cercano di fare un’onesta figura
Ma si ritrovano feriti
Nemmeno morti
Stanotte nella giungla d’asfalto

Il tour che segui Born To Run consacrò definitivamente Springsteen e il suo storico gruppo di accompagnamento, la “E Street Band“. Grazie a Born To Run, Springsteen si guadagnò nel giro di una settimana le copertine di “Time” e “Newsweek”: nessun altro cantante è mai riuscito ad eguagliare questo record.

Tracklist:

  1. Thunder Road (4:49)
  2. Tenth Avenue Freeze-Out (3:10)
  3. Night (3:00)
  4. Backstreets (6:30)
  5. Born to Run (4:30)
  6. She’s the One (4:30)
  7. Meeting Across the River (3:18)
  8. Jungleland (9:35)

to be continued……..

PS: per le traduzioni si ringrazia www.loose-ends.it

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5 Responses

  1. Guzz. says:

    Ottimo lavoro ! Grazie.

    Personalmente considero anche Nebraska un capolavoro, disco totalmente diverso dalla ‘trilogia’ (acustico e senza la E Street Band) ma dai testi molto più poetici.

  1. 2009/01/10

    […] su Bruce Springsteen. Dopo aver esaminato “Born to Run” (recensione che potete leggere cliccando qui), bruce si sofferma sull’album del 1978. Seguirà a breve “The […]

  2. 2009/01/15

    […] ed ultima parte del nostro special su Bruce Springsteen curato da bruce. Dopo “Born To Run” e “Darkness on the Edge of Town” (cliccate sui titoli per andare agli articoli), è il […]

  3. 2010/03/04

    […] ed ultima parte del nostro special su Bruce Springsteen curato da bruce. Dopo “Born To Run” e “Darkness on the Edge of Town” (cliccate sui titoli per andare agli articoli), è il […]

  4. 2010/03/04

    […] su Bruce Springsteen. Dopo aver esaminato “Born to Run” (recensione che potete leggere cliccando qui), bruce si sofferma sull’album del 1978. Seguirà a breve “The […]

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