Doppia Recensione: Anomia e Living Dead Lights

Sebbene Facebook si stia ormai affermando come il social network di maggior successo, Myspace resta il miglior modo per conoscere gruppi musicali emergenti. E proprio grazie a Myspace, noi di BE! Magazine abbiamo scoperto due band molto promettenti: gli Anomia ed i Living Dead Lights.
Tutto è doppio in questa recensione: due gli album recensiti (Closing Up the Basement per il quartetto mantovano e l’omonimo EP per il quartetto californiano), due i pareri espressi per ogni album, due le lingue in cui la pubblichiamo (italiano ed inglese)… e due anche i debutti sulle nostre pagine. Diamo infatti il benvenuto a Luca
“Little Hyena” e a William J. Dormant, che si sono messi alla prova come recensori. Ma spazio ai nostri giudizi, adesso…

Foreign readers can see the English version of these reviews by clicking here

Il Rock italiano finalmente torna a dare segnali di vita importanti e gli Anomia ne sono l’esempio lampante. Closing up the basement è l’album d’esordio di questa promettente band del mantovano.
A Trivial Thing, prima traccia del disco, è una miscela perfetta di energia, grinta e potenza, tre elementi che ritroveremo anche nelle successive canzoni: Breathing Loneliness, Stop Havin’ Fun, Dude in a Camera, Veins, Nothing Seems to Be the Right Word, tutti brani caratterizzati dal tipico suono Garage-Rock made in USA. White Lie si apre come canzone apparentemente melodica… “apparentemente” è il termine perfetto, perché bastano pochi secondi per ritrovare quell’aggressività e quel pizzico d’ironia che gli Anomia hanno abilmente trasformato in musica. Officially 2.30 PM, Wannabe e Another way to Say Goodbye chiudono il primo lavoro di questa rock band made in Italy. Proprio su Wannabe vorrei soffermarmi brevemente, in quanto ritengo che questo brano sia la “perla” del disco.
“Closing up the basement” è stato pubblicato anche in Inghilterra, Germania, Austria e Svizzera. Che altro dire, se non: “major, dove siete?”
Luca “Little Hyena”

Raccontarvi questo album è come voler esprimere i sentimenti del proprio primo rapporto.
Il mix di base è una musica hard rock, eppure si diversifica per quel lato malinconico presente in alcuni brani, come “A Trivial Thing“. È una musica adatta come colonna sonora dei moderni cartoni made in Japan e al tempo stesso è una musica da surf; tuttavia non può che sorprende nella godibilità d’ascolto in auto o nella propria camera.
Chi trova difficile ascoltare l’hard rock si deve ricredere. Un album degno d’esser messo nella propria collezione, ma a differenza di altri è piacevole riportarlo alla luce per farlo diventare colonna sonora delle proprie giornate. Immagini cinematografiche del passato riemergono come un film vivo e assumono una forma compiuta insieme a questa musica.
Il background musicale proprio viene ridipinto con nuove tonalità, perché in questo album si trovano molti sentimenti e di essi ci si nutre continuando a canticchiare “Wannabe” come se fosse propria, per non scrivere di “Dude in A camera” o di “White lie“. Si possono notare riferimenti ad altri gruppi, ma non si possono assolutamente confondere stili e scelte musicali, poiché uniche, e col loro tocco gli Anomia incidono armonizzando un genere che sembra sempre di nicchia.
Quattro ragazzi si sono uniti per esprimere un rock da garage che disturba i vicini e che odi perché non lo hai suonato tu. Le scelte dei “tempi narrativi” sono un punto di forza e l’uso delle pause della parte vocale viene compensato dal fraseggio degli strumenti, per poi riprendere con una melodia che ti stravolge per quanto è bella.
Devo ringraziare Styl per avermi dato il link al loro myspace. Nella speranza riusciate a godervi la vita insieme alla musica, ecco il suddetto link: www.myspace.com/anomiamuzic… Ascoltare gli Anomia è un’esperienza da vivere e da far provare anche agli amici più cari.
William J. Dormant

Io non do il mio parere perché ce ne sono già due, mi limito a dire che l’album mi è piaciuto molto e sono sicuro che se limeranno una certa ripetitività che c’è nella parte centrale, il prossimo sarà anche migliore… Ma intanto un gioiellino come Officially 2.30 PM meriterebbe una maggior fama.
styl

Finalmente il rock è maturo e un gruppo è riuscito a dirlo suonando un rock intenso: sto parlando dei Living Dead Lights.
Al primo ascolto sembra di sentire gli Iron Maiden degli esordi e non manca anche un pizzico di Dream Theater. Cosa c’è di nuovo? L’esser riusciti ad unire senza copiare ed esser arrivati ad un suono che fluisce senza esondare, dato che manca quel “guitar solo” caratteristico degli ultimi anni di rock e questo rende l’ascolto fluido e incisivo.
Unica è l’impronta data alle canzoni, poiché unica come in un testo letterario ne è la lettura organizzata in capitoli. Il ritmo è la caratteristica dei diversi pezzi; si lascia inseguire e questo porta a godere dell’ascolto e del riascolto, adirandosi per la fine di un brano, ma subito esaltando i propri sensi per l’arrivo del successivo.
È per questo che non riesco a dire quale dei loro brani sia il più bello ed è difficile staccare l’alimentazione una volta che parte “What do you do?” o “To All The Youth…“, ad esempio. Le percussioni sono un punto di forza, poiché presenti ma non invadenti; le chitarre si inseriscono come una seconda voce, esaltando il vocalist e invitandoti a prendere la Ibanez chiusa e impolverata. Il vocalist riesce a rimanerti in testa con una voce chiave di volta per i brani, senza sorprendere con estensioni vocali improponibili per i comuni mortali, incoraggiandoti a cantare con lui. Unico il basso che sembra nascondersi, inserendosi però in una tela pregiata dove, alle volte, lo sfondo assume il primo piano. I testi sono poesie ricercate con un significato da svelare, poiché è di rock che stiamo parlando e bisogna trovare il tutto senza sezionare le singole parti, come ho tentato maldestramente di fare.
Manca un brano melodico, caratteristica di molte band, e questo piace, perché è l’album che nella sua interezza, come ho cercato di dire, rende i singoli brani unici. In attesa del loro prossimo lavoro non mi resta che ripremere play e invitarvi ad ascoltarli su www.myspace.com/livingdeadlights, sapendo già che ripremerete anche voi il play. Buon rock a tutti voi!
William J. Dormant

All’apparenza sembrano i dARI, ma per fortuna l’apparenza inganna e basta un rapido ascolto per capire che i Living Dead Lights suonano molto meglio. Difficile dire a chi somiglino in realtà, di certo la prima volta che ho sentito Axl Rose urlare nel ritornello di Better (il miglior pezzo del tanto atteso Chinese Democracy) ho avuto l’impressione di essere ripiombato nell’EP dei Living Dead Lights
L’album si apre con l’urlo di “Live & Die“, che diventa il manifesto di tutto ciò che seguirà, coniugando alla perfezione l’energia delle linee musicali a quel pre-chorus semplice ed efficace (Going down as you go down ’cause you don’t care), capace di restarti in testa, proprio come quelli delle altre quattro canzoni. “What Do You Do” è il pezzo che me li ha fatti scoprire e non può che essere il mio preferito, canticchiabile e curato in ogni dettaglio (dietro quest’album c’è una produzione di grande livello). “To All the Youth” è il brano meno convincente da un punto di vista musicale (bello in alcuni passaggi -soprattutto l’outro-, ma privo della giusta amalgama), in compenso ha il testo più significativo dell’EP, parlando dell’importanza di rimanere sé stessi e sbagliare con la propria testa. “Monday’s Devil, Tuesday’s Devine” arriva al momento giusto a rallentare solo leggermente il passo, permettendo di apprezzare meglio la furia delle altre quattro tracce, e presenta anch’essa un ritornello molto ruffiano, da cantare con gli amici un po’ brilli. In chiusura c’è “Mother Mary“, che torna a pigiare con forza sull’acceleratore, dà modo al batterista di divertirsi e termina con un urlo simile a quello in apertura dell’album, quasi a chiudere un cerchio perfetto.
Taka Tamada (frontman), Alan Damien (chitarrista e autore di tutti i testi), Martin Kelly (bassista) e Nick Battani (batterista) hanno certamente un futuro davanti, aspettiamo di vederli alla prova sulla lunga distanza, perché questo EP è troppo breve. E personalmente sono anche curioso di sentire Tamada dal vivo (quando verrete in Italia, ragazzi?), per capire se la pulizia della sua voce è reale o creata al computer… Ma intanto mi godo questo album, aspettando il prossimo.
styl

“Closing up the basement” è in vendita in diversi negozi online, ma può anche essere scaricato gratuitamente dal myspace ufficiale degli Anomia, www.myspace.com/anomiamuzic. L’EP dei Living Dead Lights può invece essere acquistato direttamente sul loro myspace, www.myspace.com/livingdeadlights, a circa 9 dollari (cioè addirittura meno di 6,50 euro al cambio attuale), spese di spedizione verso l’Italia incluse.

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