Recensione album: “Death Magnetic” dei Metallica

nirari ci ha preso gusto e bissa la sua recensione con un nuovo lavoro; stavolta però si parla di un album ben più famoso… Ecco a voi la sua recensione di Death Magnetic, ultima fatica musicale della storica band dei Metallica. Buona lettura!

Un passo e mezzo indietro per farne due avanti. Questa potrebbe essere la sintesi di Death Magnetic, nuovo studio album dei Metallica. Cinque anni dopo St. Anger (a cui assomiglia solo per la stessa, brutta, copertina), Death Magnetic si propone come un ritorno agli anni ’90, quelli di Load e Reload, ma con un accento posto al tempo stesso anche sui primi album, quasi un richiamo, come di chi non li ha del tutto dimenticati. Per questo dicevo un passo e mezzo indietro, passo indietro temporale e non
qualitativo.

E i due in avanti?

Corrispondono all’aver del tutto abbandonato la ruvidezza e aggressività senza compromessi di St. Anger e nel non essere caduti nell’eccessiva facilità di ascolto che ha contraddistinto i Metallica dal Black Album in poi, fino al bistrattato St.Anger appunto.

Si sarà già capito che quest’album mi piace, è innegabile. Se siete fan dei Metallica, sia recenti sia i primi, è difficile che non vi piaccia almeno un po’.
Certo non manca di pecche, la voce di Hetfield è compromessa, la produzione è mediocre e non degna di una band con milioni a disposizione come i Metallica, vi sono cadute di stile (più che di qualità) come il terzo capitolo di The Unforgiven, certe linee vocali paiono forzate, pur se non propriamente cattive… ma il tutto suona come un …And Justice For All riveduto in chiave moderna e questo non può che essere un complimento.

Le prime due canzoni potrebbero tranquillamente aver fatto parte di uno qualunque dei gloriosi primi 4 album senza stonare; Broken, Beat & Scarred è fin troppo facile da ascoltare, ma l’assolo di Kirk in stile Master of Puppets vale mezza canzone; The Day That Never Comes è noiosetta per 3 minuti, ma poi scatena di tutto nei restanti 5 e passa; All Nightmare Long è la hit assoluta di tutto l’album; Cyanide l’unica in cui si senta decentemente il basso; The Judas Kiss non eccelle, ma non stona neppure; Suicide & Redemption è l’unica strumentale e contiene tanti di quei richiami al passato che un fan non può non apprezzarla; My Apocalypse buona conclusione di un album aggressivo senza scadere nell’inascoltabile.

Ho lasciato fuori The Unforgiven III perché merita un discorso a parte: pur non essendo malvagia, affatto, è poco ispirata e sembra dover andare da qualche parte senza mai arrivarci. È anche vero che le ballads dei Metallica non sono mai riuscite pienamente (esclusa Fade To Black); sicuro è che un’altra Unforgiven era evitabile, se non nei contenuti, quantomeno nel titolo.

In conclusione, Death Magnetic è un album che cerca di accontentare un po’ tutti: i vecchi fan nostalgici dei tempi con Burton, che ritroveranno gli assoli di chitarra e un approccio più metal, quelli più recenti, che non mancheranno di apprezzare la facilità di ascolto del periodo Load e Reload, e tutti coloro che fan non lo sono, che potranno apprezzare un comunque più che buon album metal.

Il tutto suona come un compromesso, e lo è, ma un buon compromesso, una volta tanto.

nirari

Tracklist
1. That Was Just Your Life – 7:08
2. The End of the Line – 7:52
3. Broken, Beat & Scarred – 6:25
4. The Day That Never Comes – 7:56
5. All Nightmare Long – 7:57
6. Cyanide – 6:39
7. The Unforgiven III – 7:46
8. The Judas Kiss – 8:00
9. Suicide & Redemption – 9:57
10. My Apocalypse – 5:01

Come al solito, vi invitiamo a lasciare il vostro commento all’album recensito, o a scriverci, se vi credete capaci di realizzare dei buoni articoli!

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1 Response

  1. Digirock says:

    Recensione niente male e descrive in modo esplicativo l’lbum.

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