Recensione album: “La Masquerade Infernale”, Arcturus
C’è una new entry sulle pagine di BE! Magazine! L’amico nirari debutta proponendoci la recensione di un album del 1997, uno dei suoi preferiti del genere black metal: “La Masquerade Infernale” degli Arcturus. Spazio al suo primo lavoro, dunque!
Unici. Se c’è un gruppo che davvero merita questo appellativo, sono gli Arcturus. Specialmente in un album capolavoro come La Masquerade Infernale.
Ma prima un po’ di storia del gruppo. Nati prima come Mortem nei primi anni ’90, divenuti Arcturus solo qualche anno dopo, il super gruppo del black metal norvegese (e quindi anche mondiale) era composto ai tempi de La Masquerade Infernale da:
- Kristoffer “Garm” Rygg (Borknagar, Head Control System, Æthenor e la mente dietro gli Ulver) alla voce
- Steinar Sverd Johnsen (Covenant e come guest musician con i Fleurety e per il leggendario Bergtatt) alle tastiere e come compositore
- Jan Axel Blomberg “Hellhammer” (che non ha bisogno di presentazioni, “il” batterista black metal per eccellenza) alla batteria e co-compositore
- Knut Magne Valle “Aismal” alla chitarra
- Hugh Steven James Mingay “Skoll” al basso
Questo per quanto riguarda la sola formazione base; ospiti d’eccezione Simen “ICS Vortex” Hestnæs (Borknagar, Dimmu Borgir) come seconda voce e Carl August Tidemann (Winds) come seconda chitarra.

Da questa unione di alcuni tra i migliori artisti della scena metal norvegese non poteva che scaturire un album notevole e La Masquerade Infernale lo è sotto ogni punto di vista. Staccatisi dagli inizi black metal del precedente Aspera Hiems Symfonia, eliminato lo screaming e in parte la cupezza, La Masquerade Infernale è una specie di colonna sonora dark di una poesia di Edgar A. Poe o di Baudelaire (entrambi presenti nei testi), quasi una carnevalata metal-romantica con voci diverse che si rincorrono, intertempi quasi industrial, suoni di sottofondo che sembrano provenire da lontano nel tempo e nello spazio, riff più propriamente metal, lunghi percorsi onirici strumentali (come nei primi 5:00 della splendida Ad Astra), largo uso (e che uso!) di tastiere e sintetizzatori e su tutto la versatilissima voce di Garm, che è componente inscindibile degli Arcturus.
Il suono è sempre ancorato ai canoni metal, quindi nessuna sorpresa per chi ne ascolta abitualmente, ma è molto di più: teatrale e cupo in Master of Disguise, spaziale e romantico in Ad Astra, triste e “malsano” in The Chaos Path, estraniato nella breve title-track, e più canonicamente metal nelle ultime quattro canzoni. Variegato insomma, ben diverso da come ci si aspetterebbe da una band black metal. Se ci si aggiunge l’utilizzo di viole, violoncelli, corni e flauti si arriva a comprendere l’attitudine quasi operistica che permea tutto l’album e che lo portò all’epoca (1997) ad essere una mini rivoluzione nell’ambito del metal estremo, rientrata poi con il successivo e molto diverso The Sham Mirrors.
Uniche pecche sono una certa mancanza di originalità nella seconda parte dell’album, sempre relativamente ad un gruppo fuori dagli schemi come gli Arcturus, e una produzione non eccelsa (ma nel 2003 la Candlelight Records ne ha pubblicato un’edizione rimasterizzata all’uopo).
Se siete appassionati del black metal o del metal estremo in generale, La Masquerade Infernale è un album imperdibile; siate però consapevoli che non è simile a nulla che è stato pubblicato prima e forse anche dopo (magari esclusi i soli Dodheimsgard) e che è chiaramente difficile catalogarlo in un genere specifico; vi sono album simili, per tematiche e per atmosfere, ma nessuno ha esattamente gli stessi “ingredienti” e nelle stesse proporzioni di La Masquerade Infernale.
Se invece di black metal e simili non ne sapete quasi niente, ma vi interesserebbe sentire qualcosa, La Masquerade Infernale è un buon album con cui iniziare, molto più accessibile e meno estremo di uno dei Mayhem, per fare un esempio. Come detto però, non è un perfetto rappresentante del black metal in sé, anzi se ne distacca parecchio, e necessariamente
potrà essere quindi solo una dolce introduzione al genere.
nirari
Track List
0. “Hidden Track” 1:27 (non presente nell’edizione rimasterizzata)
1. “Master of Disguise” 6:43
2. “Ad Astra” 7:36
3. “The Chaos Path” 5:34
4. “La Masquerade Infernale” 2:00
5. “Alone” 4:42
6. “The Throne of Tragedy” 6:34
7. “Painting My Horror” 5:59
8. “Of Nail and Sinners” 6:03
Se volete fare i complimenti a nirari o se siete fan del black metal e volete esprimere il vostro giudizio su quest’album, lasciate un commento! Se invece pensate di essere capaci anche voi di scrivere un bell’articolo, inviatelo alla nostra email e potremmo pubblicarlo…



