Recensione album: “Cardinology” di Ryan Adams
Se amate il rock-folk americano e se non riuscite a tener ferme le gambe e i piedi quando alla radio beccate un pezzo di musica country, non potete non ascoltare Ryan Adams.
A soli 34 anni, Ryan Adams (mi raccomando però, non confondetelo con Bryan Adams, la differenza tra i due non sta soltanto nella “B”…) ha pubblicato più canzoni di quanto non riescano molti artisti in tutta una carriera…
Cardinology, infatti, è il decimo album solista di Ryan Adams. Ma alla lista del talentuoso cantautore di Jacksonville (North Carolina) vanno aggiunti numerosi altri lavori:
- un paio di album pubblicati con il gruppo del quale è stato il leader fino al 1999 (gli Whiskeytown),
- 4 “EP”
- numerosi “bootleg” di quanto suonava con gli Whiskeytown e i “The Patty Duke Sindrome” (il suo primo gruppo).
- 11 (e sottolineo: undici!!!!) album realizzati con vari pseudonimi e messi in vendita nel suo sito, tutti nel 2006.
Va da sé che tutti questi dischi e tutte queste canzoni non siano solo ‘tanti’ , siano anche ‘troppi’.
Con Cardinology, tuttavia, sembra (e si spera) che Ryan Adams stia cominciando a mettere la testa a posto: l’album è uscito a distanza di 15 mesi dal precedente (una eternità, se consideriamo che era stato capace di pubblicarne 3 solo nel 2005…) ed è composto da 12 brani (pochi per uno abituato a sfornare album doppi o ricchi di “ghost track” o “bonus track”).
Ma non sono solo i numeri e le statistiche a fare di Cardinology un buon disco. Canzoni compatte e armoniose, melodie morbide e toccanti, liriche semplici e incisive, schitarrate (poche, a dire il vero) sempre dolci e mai aggressive. Inoltre, l’affiatamento con i Cardinals (il suo gruppo di supporto da qualche anno) è ormai ottimo e la musicalità del disco ne trae grande giovamento.
Certo, non siamo ai livelli di “Gold” (2001), il suo album capolavoro (e pluri-premiato) che gli permise di affermarsi come uno dei più grandi talenti emergenti del rock “country e alternative” del panorama statunitense, ma Cardinology è sicuramente uno dei suoi dischi migliori.
Concludendo: Cardinology è uno dei dischi più buoni che ho potuto ascoltare quest’anno.
Ottimo da ascoltare in macchina durante un lungo viaggio, se ne consiglia anche la fruizione domestica stravaccati in poltrona e sorseggiando una birra ghiacciata….
Track List:
- Born into a light
- Go easy
- Fix it
- Magick
- Cobwebs
- Let us down easy
- Crossed out name
- Natural ghost
- Sink ships
- Evergreen
- Like yesterday
- Stop




Questo e’ veramente un grande album ! Da ascoltare
E’ un bel disco, a mio parere uno dei migliori del 2008 ma soprattutto i Cardinals suonano veramente bene bene non a caso alle chitarre troviamo Neal Casal e Jon Graboff (pedal-steel).
Mi fa molto piacere leggere articoli su gruppi come questo che a dire la verità in Italia non se li fila nessuno se non gli appassionati del genere. Aspetto le prossime recensioni ….
ciao