Recensione: Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo

Un nuovo contributo per la sezione “Cinema” del nostro magazine, la recensione di uno dei film più attesi della stagione, fresco di uscita nelle sale… Un must see per i nostalgici e per gli amanti del cinema d’azione. Ebbene sì, torna Indiana Jones e a raccontarci quest’ultimo capitolo è ancora Lukebel. A lui la parola!

Ricordate come tutto iniziò?

Il celebre monte del cartello Paramount (quello incorniciato dalle stelle) veniva sostituito grazie ad una dissolvenza con una vera formazione montuosa; accadeva quasi trent’anni or sono all’inizio de “I predatori dell’Arca perduta”. Oggi, dal cartello vintage della Paramount (quello originale, senza le stelle digitali, per capirci), si passa ad una montagnola di sabbia, da cui all’improvviso esce tranquillissimo… un roditore. A mio parere la chiave di lettura di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è già tutta qui: autocitazione, senso di nostalgia per un cinema d’altri tempi che ormai non esiste più e humor da cartoon. Il celebre archeologo questa volta, minacciato da spie e militari sovietici (ma anche da esperimenti atomici americani), insegue un antico teschio di cristallo e il suo segreto, tra i deserti americani e le giungle di mezzo mondo. Avventurona politicamente correttissima, praticamente senza sangue, in cui l’insulto più forte che ho sentito (letteralmente) è stato “figlio di buona donna” e dove non si uccidono animali (le formiche giganti appaiono, volutamente, finte). Le novità più significative stanno sicuramente nell’ambientazione anni ’50, in cui fa la sua comparsa il maccartismo, e nel personaggio del giovane Mutt (che tradotto significa bastardino).
Lo interpreta Shia LaBeouf (Disturbia, Transformers), che entra in scena come Marlon Brando nel Selvaggio e per questo si fa subito amare dal pubblico.

Il film si snoda tra incredibili inseguimenti e lunghe scazzottate come quelle di una volta, in cui nessuno pare farsi male davvero (per intenderci, siamo molto vicini ai nostri Bud Spencer e Terence Hill).
La storia, tra quelle che l’hanno preceduta, è più vicina al Tempio Maledetto, a causa di un mistero che risulta essere, per ragioni culturali, meno affascinante dell’Arca dell’Alleanza e del Santo Graal.

Il divertimento è comunque assicurato da un cast di lusso.
La spalla comica Ray Winstone, finalmente col suo vero volto e fisico (e non trasformato dal digitale come in Beowulf), è molto efficace.
Karen Allen, che torna nel ruolo di Marion, fisicamente non è più come allora, ma grazie all’ironia se la cava bene (anche se a ben vedere forse è l’elemento più debole del cast).
Cate Blanchett nel ruolo caricaturale della cattiva e sexy russa è da applauso. Sono poche le attrici capaci di passare con tale facilità dal ruolo di Bob Dylan a quello di una cattivissima, passando per Elisabetta I e risultare sempre credibile. Lotta, salta e picchia come un uomo, ma lei è donna e per giunta incinta di 7 mesi. Applausi per Cate.
Shia LaBeouf, come detto, si fa amare dopo due secondi dal suo ingresso in scena, e dimostra di saper tenere testa a lui.

Già, perché il film alla fine è tutto suo.
Di quel personaggio che non vediamo subito… Vogliamo vederlo e inconsciamente sappiamo che c’è, ma non capiamo dove!
Poi il portabagli di una macchina si apre, viene inquadrato il suolo e alle fine compare lei…. l’ombra.
L’unica ombra della storia del cinema oltre a quelle di Charlot e Alfred Hitchcock a non aver bisogno di presentazioni.
Signori, standing ovation: Harrison Ford – Indiana Jones è in scena!
Può piacere o meno, ma quando indossa cappello e frusta d’ordinanza non ce n’è per nessuno!
È invecchiato (e il film lo sottolinea spesso, forse anche troppo) e un po’ ingrassato, ma è sempre lui.
Solita faccia da schiaffi, battuta sempre pronta e tanta tanta autoironia, come in questo memorabile scambio…
Winstone: “Dai Jones, l’altra volta erano molti di meno!”
Ford: “…Ma noi eravamo molto più giovani!”
…Indy è tornato!

Oltre al cast, il punto forte sono le scenografie complesse, ma realizzate totalmente a mano.
Nell’era di 300, Beowulf e Speed Racer, è meraviglioso rivedere la mano dell’uomo all’opera.
Poco importa se manca un po’ di pathos e i vari enigmi sono risolti a volte troppo in fretta.
Si assiste all’ultima avventura di Indiana Jones con un sorriso tra il meravigliato e il nostalgico sulle labbra.

A questo punto dovrei dare il mio giudizio complessivo…
Premetto che, a conti fatti, “I Predatori dell’Arca Perduta” aveva una freschezza e un’originalità che questo quarto capitolo non possiede.
Ma sentivamo la mancanza di Indiana Jones e quindi il voto è un buon 8/10.
In attesa del quinto episodio…

Lukebel

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1 Response

  1. 2011/02/26

    […] dei ladri”, assegna il compito al Trio Drombo di recuperare le parti della pietra teschio (“Indiana Jones e Il Regno del Teschio di Cristallo” vi dice niente?) che una volta riunite possono far avverare i desideri. I “cattivi” sono la […]

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